La protesta In sindacalese si direbbe che "la concertazione non esiste più". In pratica è scontro aperto tra governo e lavoratori dello spettacolo e la ragione sono i tagli al Fondo unico dello Spettacolo (Fus), il contributo che lo Stato versa ogni anno per lattività di cinema, teatro, fondazioni liriche, musica ecc... che questanno si è assottigliato a 378 milioni (quasi 100 milioni in meno rispetto allanno scorso). Bene: ieri, la consulta che raccoglie i rappresentanti dei lavoratori (Agis, Anica, Regioni...) ha bocciato allunanimità lo "spacchettamento" deciso dal ministero, cioè le quote ripartite dal governo a ciascun settore, ritenute cifre assolutamente insufficienti per mandare avanti le attività. Per intenderci: 179 milioni e mezzo alla lirica quando erano oltre 213; 61 milioni e mezzo al teatro al posto di oltre 74 milioni. «È un taglio iniquo- accusa Alberto Francesconi presidente dellAgis che ieri ha inviato un duro documento al ministro Bondi- Noi siamo i primi a ritenere necessaria una riforma complessiva del sistema per evitare gli sprechi attuali, ma per farla va ripristinato il Fus del 2008, come è stato fatto per Coni e ippica. In caso contrario non se ne parla, perché il sistema collassa». E Fiorenzo Grassi, presidente dellAgis Lombardia: «Questo Fus mette in ginocchio le attività. Per lautunno si rischia la paralisi». (a.b.)