Impatto troppo forte del tram in centro. Bondi: rivedere il progetto Dieci anni di carte e progetti distrutti in mezza giornata. Tre quarti delle infrastrutture bolognesi franate o sul punto di franare in una sorta di effetto domino. La mattinata di ieri è passata come un tifone lasciando solo rovine sui sogni di Palazzo dAccursio. Prima il presidente della commissione Trasporti dellUnione europea Paolo Costa che annuncia il no della corte dellAja allaffidamento diretto del Passante autostradale a nord alla Società autostrade sancendo così laffossamento del progetto. Poi il parere negativo dei due comitati nominati dal ministro Sandro Bondi, sul passaggio del tram Civis in Strada Maggiore con linvito a rivedere il progetto. Infine la mancata ammissione del finanziamento statale alla metrotramvia nella seduta del Cipe. Una débacle capace di mettere in ginocchio anche il più incrollabile ottimismo e che fa dire al presidente del Collegio costruttori edili Marco Buriani: «A Bologna cè la peste, bisogna aspettare che passi: siamo in quarantena». Il primo annuncio è quello di Costa e gela il vice presidente della Provincia Giacomo Venturi organizzatore del convegno «Urbania» e da tempo fautore del Passante autostradale a nord, un semi anello di asfalto di 42 chilometri che dovrebbe spostare verso la pianura gran parte del traffico che oggi fiancheggia la tangenziale. Complici i tentennamenti del Governo italiano che in un primo tempo decise di avviare un bando di gara e in seguito optò per laffidamento diretto, la corte ha stabilito che per costruire il Passante ci vorrà un appalto bandito da Anas. Una partita complessa e oggi di fatto irrealizzabile. Un bando equilibrato e non impugnabile, dovrebbe prevedere una robusta partecipazione dello Stato che, su una stima di spesa di 1,7 miliardi di euro, vorrebbe dire centinaia di milioni oggi indisponibili per Anas. Questo perché, diversamente, Società autostrade partirebbe favorita essendo già concessionaria e avendo già accantonato uno stanziamento per lopera. «Purtroppo siamo abbandonati - mormora Venturi - a Bruxelles, malgrado le rassicurazioni, il ministro Altero Matteoli non ha parlato del nodo di Bologna». Roma non è solo lontana, ma anche matrigna. Poco dopo, infatti, arriva la lettera dei comitati tecnici (per i beni architettonici e per i beni archeologici) a cui il ministro Bondi aveva chiesto di pronunciarsi sul passaggio del «Civis» in centro. Anche in questo caso arriva una bocciatura che rimette in discussione lintero progetto. In considerazione della «considerevole perdita delle attuali pavimentazioni», dellimmissione di «elementi incongrui», della mancanza «di inquadramento architettonico nonché della lettura e comprensione degli spazi storici», i comitati hanno ritenuto che «la proposta presentata» sia «da riconsiderare». I due presidenti, rispettivamente Giovanni Carbonara e Giuseppe Sassatelli, «auspicano un maggiore coinvolgimento dellAmministrazione comunale con gli uffici periferici del ministero per una ulteriore riflessione generale sul progetto e per le fasi esecutive interessanti gli altri tratti previsti nel centro storico di Bologna». In altre parole, quello che vale per Strada Maggiore potrà valere anche per le altre vie storiche per le quali non è stato ancora redatto il progetto esecutivo. Infine lultimo colpo, il meno grave e forse recuperabile. Il Cipe non ha discusso nemmeno nella seduta di gennaio lammissione ai finanziamenti per la prima e la seconda tratta della Metrotramvia già approvate in sede tecnica. È lennesimo rinvio che rimanda ulteriormente larrivo dei soldi. Il Cipe avrebbe dovuto già deliberare prima di Natale, ma il via libera è scivolato di seduta in seduta e ancora non si vede una conclusione. Vista la sorte di Civis e Passante a nord, a palazzo dAccursio si teme il peggio. Non a caso proprio lassessore alla Mobilità Maurizio Zamboni, allindomani dellapprovazione tecnica, smorzò gli entusiasmi affermando che avrebbe brindato solo quando il Comune avesse avuto in cassa i soldi promessi. SEGUE A PAGINA V