Alla presentazione del suo libro sul mestiere di curatore anticipa: "Terremo insieme proposte davanguardia ed eventi per lampio pubblico" Dal prossimo anno toccherà a lei organizzare esposizioni e programmi del grande spazio per il contemporaneo nellarea ex Pirelli Chiara Bertola racconta i suoi progetti per Milano Lannuncio ufficiale non cè ancora stato, ma la nuova direttrice artistica dellHangar Bicocca sarà lei: Chiara Bertola. Torinese, classe '61, vive dal '90 a Venezia, dove è responsabile per larte contemporanea alla Fondazione Querini Stampalia. In curriculum anche unaltra carica che conserverà, quella di curatrice della Fondazione Furla. Si può incontrarla già stasera alle 18.30, al DOCVA, Fabbrica del Vapore, dove presenta il suo ultimo volume, Curare lArte (Electa, 2008), insieme a Francesca Pasini e Marco Tagliafierro. Per questo libro ha intervistato decine di colleghi. Ci spiega chi è un curatore, che mestiere fa? «Sono partita dallo stesso interrogativo. È una figura che ne racchiude tante: manager, intellettuale, storico dellarte, direttore museale. Che opera scelte critiche, ma che ogni volta ricomincia da capo e si rimette in gioco, deve «prendersi cura» senza mai mollare, un po come un genitore». Sempre più spesso, deve anche trovare i soldi. «Certo, oltre alla parte teorica, cè quella pratica, lavoro necessario per far accadere un progetto, come cercare fondi, spazi, mediazioni politiche». Della situazione di Milano, che cosa pensa? «Professionalmente mi sono affermata altrove, ma la frequento da tanto tempo. Adesso che ho questo incarico per lHangar, verrò a vivere qui. Credo che a Milano ci sia un gran desiderio di riconquistare una centralità, ma anche di trovare un modo diverso di lavorare. Cè una crisi mondiale, bisogna abbandonare i solipsismi e fare sistema, altrimenti troppi progetti restano solo sulla carta». Alla Bicocca avrà budget importanti? «Hangar Bicocca adesso è una fondazione, si sta staccando da Pirelli Re e sta imparando a reggersi sulle proprie gambe. Deve trovare un suo "vestito" programmatico e una sua vocazione. Più che un budget faraonico o un lancio spettacolare, conta che ci sia un budget garantito, che dia una continuità che permette di costruire, un mattone dopo laltro». Quando inizia il suo incarico? «Nel 2010, quindi per fortuna avrò un anno intero per prendere le misure di uno spazio che è complesso quanto interessante. E per tessere rapporti con le persone che ci lavorano, con gli addetti ai lavori, gli artisti, la città». Che programmi ha? «Spero che lHanger Bicocca possa diventare un punto di aggiornamento per tutti i linguaggi della contemporaneità, una piazza in cui succedono tante cose. Penso sia importante renderlo accogliente, addolcirlo un po e dialogare con il contesto che lo circonda, che ha un passato operaio carico di storia. Poi ci sono luniversità e quello che una volta si chiamava lhinterland». Quindi non solo mostre «Lo immagino come una cittadella, dove vai a una mostra, un concerto, uno spettacolo di danza, ad acquistare musica contemporanea di qualità. Ma dove cè anche unattività teorica alta: in questi anni, per me è stata fondamentale la lezione del ciclo dincontri "Invito al contemporaneo" alla Fondazione Querini, in cui abbiamo coinvolto non solo artisti, ma poeti, letterati, curatori». A Venezia, ha lavorato sia con artisti internazionali di grido, che italiani, giovani e non. Sarà così anche qui? «Secondo me, è sempre necessaria una doppia marcia. Ci vogliono proposte raffinate per i palati davanguardia, ma si deve tenere in considerazione anche un pubblico allargato, più giovane e popolare».