Non c'è pace per la necropoli di Chiavari. Dopo l'esilio in val Fontanabuona, le tombe preromane rischiano di essere trasferite a Genova o, addirittura, nel sito archeologico spezzino di Luni. A lanciare l'allarme è la sezione "Tigullia" dell'Istituto internazionale di studi liguri, che ricorda quel che accadde cinque anni fa con l'archivio notarile: spostato dal palazzo di via Ravaschieri a un deposito genovese dove la consultazione «è poco agevole», come rilevano Renato Lagomarsino e Fabrizio Benente, rispettivamente segretario e vicepresidente della sezione "Tigullia". L'auspicio è che «il pericolo» sia scongiurato dal Comune con l'individuazione di un magazzino adatto a ospitare i reperti. «Abbiamo sempre manifestato il nostro interesse per la necropoli - assicura il vicesindaco e assessore alla Cultura di Chiavari, Roberto Rombolini -II nostro progetto è di trasformare Palazzo Rocca in un polo museale che possa accoglierla. Nel frattempo, con il servizio Patrimonio, verificheremo la disponibilità di eventuali locali che possano ospitare le tombe». Gli intoppi alla vendita della Colonia Farà (una quota del ricavato doveva essere investita nella ristrutturazione di Palazzo Rocca) ritardano l'allestimento di un sito idoneo e fruibile dal pubblico. Il mancato rinnovo del contratto di locazione del magazzino del Comune di Cicagna in cui giacciono i reperti protostorici, invece, accelera la necessità di trovare una sistemazione alternativa al monumento funebre dei liguri preromani. «La Soprintendenza potrebbe attuare un intervento d'urgenza per salvare il patrimonio - spiega Roberto Maggi, responsabile del museo archeologico chiavarese - La necropoli potrebbe essere smontata e trasferita in un deposito genovese della Soprintendenza o a Luni». Fabio Morchio, assessore ligure alla Cultura, rinnova l'impegno della Regione per tutelare e valorizzare la necropoli. «Mi sono offerto di trovare una soluzione provvisoria, ma punto a un intervento definitivo che consenta ai reperti di rimanere a Chiavari dove sono stati scoperti nel 1959 - dice - II Comune di Chiavari deve essere protagonista di questo progetto, ma non lo lasceremo da solo». Afar temere per un allontanamento della necropoli dalla "sua" città è la mancata firma del contratto di locazione. «Lo scorso 31 dicembre -scrive Renato Lagomarsino a Regione, Soprintendenza, Comuni di Chiavari e Cicagna, Comunità montana Fontanabuona - il contratto di locazione, limitato al 2009, per i locali del Chiapparino di Cicagna che ospitano la ricostruzione parziale della necropoli preromana di Chiavari e il relativo deposito di lastre non è stato firmato». Lagomarsino spiega che la decisione è stata presa a seguito della «inaccettabile richiesta avanzata dai privati pro-prietari del magazzino» di far pagare alla "Tigullia" «una penale di 20 euro al giorno, a decorrere dal 1 gennaio 2010 qualora, entro quella data, i locali non siano lasciati liberi da materiali e cose». Per Lagomarsino «una richiesta del tutto fuori luogo in quanto i materiali sono dello Stato e la Soprintendenza archeologica, non la "Tigullia", ne è responsabile». Sul canone annuo di locazione le parti si erano già accordate per seimila euro, da versare in un'unica soluzione il 15 maggio 2009 in contanti o con due assegni circolari da tremila euro l'uno. «Qualora vi dovesse essere un ripensamento e una più attenta valutazione dell'intervento della "Tigullia" che è rivolto a far superare il 2009, da considerarsi anno di transizione - precisa Lagomarsino - se ne potrà riparlare a febbraio, dopo la ricostituzione del consiglio direttivo triennale della "Tigullia" scaduto lo scorso 31 dicembre».
LIGURIA, CHIAVARI - Allarme per la necropoli: i reperti rischiano lo sfratto
La necropoli preromana di Chiavari è in pericolo di essere trasferita a Genova o a Luni. La sezione "Tigullia" dell'Istituto internazionale di studi liguri ha lanciato allarme per la mancata firma del contratto di locazione per i locali del Chiapparino di Cicagna che ospitano la necropoli e il relativo deposito di lastre. La decisione è stata presa a seguito di una richiesta avanzata dai privati pro-prietari del magazzino di far pagare una penale di 20 euro al giorno. La Soprintendenza archeologica potrebbe attuare un intervento d'urgenza per salvare il patrimonio.
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