Le piogge degli ultimi giorni hanno allagato la «Tomba dei Leoni Ruggenti», nel parco di Vejo. L'acqua, che nel corridoio esterno d'ingresso ha raggiunto circa un metro d'altezza, ha invaso anche l'interno del sepolcro. Ieri, Francesca Boitani, direttore archeologo della zona del Vejo presso la soprintendenza per l'Etruria meridionale e direttore del museo di Villa Giulia ha detto: «Non abbiamo potuto aprire la porta perché per oltre metà è coperta dall'acqua. La tomba è costantemente monitorata. Al momento riteniamo che i disegni presenti, le più antiche testimonianze di pittura etrusca mai rinvenute, non siano a rischio. Certo se la pioggia non dovesse dare tregua la situazione si complicherebbe. A quel punto dovremo intervenire con delle pompe». Risalente al periodo che va tra la fine del VII secolo e gli inizi del VI secolo aC, si tratta della più antica tomba etnisca che sia mai stata scoperta. La tomba, scoperta tre anni fa, deve il suo nome a uno straordinario fregio pittorico situato nella parte di fondo delle stanze, che rappresenta in due linee orizzontali uccelli migratori e animali e bestie feroci. La parte superiore del fregio è decorata da uccelli in volo diretti verso l'uscita. I tecnici della soprintendenza archeologica per l'Etruria meridionale sono al lavoro per costruire una copertura e mettere la tomba al riparo dalla pioggia. «Abbiamo avuto difficoltà burocratiche per avere l'autorizzazione a costruire la copertura - continua Boitani - Dal momento che le norme non prevedono la costruzione di manufatti su strutture antiche, è stato necessario chiedere una deroga al presidente della Regione Marrazzo. Ora contiamo di finire entro aprile in modo da aprire la tomba al pubblico per la settimana dei beni culturali».