Ora è il momento di intervenire. Non si può lasciar morire un settore che avrebbe dovuto valorizzare i beni culturali pugliesi creando occupazione». L'appello di Nicola Rossi, deputato Ds, arriva dopo il grido d'allarme lanciato dai 40 dipendenti della società Novamusa, una delle due aziende che gestiscono le biglietterie e i bookshop nei musei. L'arrivo dei privati doveva servire ad attirare più turisti e a migliorare la fruizione del patrimonio artistico. Novamusa, come le altre società, è invece sul punto di fare dietrofront. Per questo Rossi sta preparando un'interpellanza per sollevare il caso in Parlamento. «Bisogna capire le modalità con cui il ministero ha fornito i servizi a queste società. Temo che fossero condizioni inaccettabili per chiunque, se è vero chel'86 per cento del ricavato dei biglietti rimane al ministero». Rossi attacca anche la Regione: «Aprire la gestione dei beni culturali ai privati è utile ma bisogna sostenere il mercato facendo crescere la domanda. Invece questo è mancato: si è investito solo nel mattone, nella realizzazione di nuovi insediamenti, pensando poco ai servizi, a far arrivare i turisti nei luoghi da valorizzare». La preoccupazione numero uno dei dipendenti di Novamusa riguardala perdita del proprio posto di lavoro dal febbraio a partire dal febbraio del 2005, da quando scadrà la convenzione con la società messinese, i cui dirigenti hanno già annunciato di non voler più investire in Puglia. «Nei contratto che abbiamo firmato, sottoscritto dalla Cisal ma non dagli altri sindacati - spiega Grazia Maremonti, del museo archeologico di Taranto, 29mila presenze turistiche all'anno non è previsto il passaggio automatico nella nuova ditta che dovrà gestire il servizio in futuro. Rimarremo senza lavoro». Luigi Di Gioia, dell'Antiquarium di Canne della Battaglia (14mila visitatori) spiega che «ogni cinque giorni dobbiamo versare al ministero l'86 per cento dei proventi al ministero. Come possono sopravvivere piccoli musei come il nostro?». Di Gioia è uno dei tanti ragazzi, per lo più laureati, assunti con un compito preciso: rendere il patrimonio artistico pugliese un'industria in attivo, capace di produrre utili. «Dovevamo migliorare la gestione. Ma nella promozione dei siti non abbiamo avuto autonomia». Ad Altamura i visitatori si sono dimezzati: da 18mila a 9mila. «Il calo - spiega Celestina Ventola - dipende dalla chiusura della Cava dei Dinosauri e dalla scarsa pubblicità fatta al museo». Ieri, neanche un visitatore. Non va meglio al museo nazionale di Manfredonia dove le presenze nel 2003 sono state 14079, contro i 15855 del 2002. In calo anche i visitatori al parco archeologico di Siponto da 1324 a 1275 - dove gli stranieri registrati nel 2003 sono stati appena 3, contro i 50 dell'anno precedente. A Manfredonia, spiega Libera Castigliego, delegata Cgiì, la segnaletica per arrivare al museo è quasi inesistente. Eppure il castello federiciano, «attira i visitatori tedeschi, soprattutto d'estate». Ma nessuno fa promozione in Germania: si lavora quasi solo con le scolaresche. È in crescita il numero del visitatori a Egnazia: da 19.994 a 21.518. «Oggi - spiega Annamaria Tanzarella - sono arrivati i primi turisti stranieri dell'anno. D periodo triste è tra dicembre e febbraio». A Gioia del colle, invece, i visitatori sono ottomila. Al Castello c'è una libreria e un bar.«Ma non c'è l'insegna - dice Annamaria Amatulli ed è quasi sempre vuoto. Il Comune ci ha sempre dato una grossa mano. Ma la promozione avviene solo tra le scolaresche della provincia: tutto rimane confinato nel locale».
Beni culturali, governo sotto accusa
Il deputato Nicola Rossi sta preparando un'interpellanza per sollevare il caso di Novamusa, una società che gestisce le biglietterie e i bookshop nei musei. La società è sul punto di fare dietrofront dopo aver ricevuto condizioni inaccettabili dal ministero. Rossi attacca anche la Regione, che ha investito solo nel mattone e nella realizzazione di nuovi insediamenti, senza sostenere il mercato e far arrivare i turisti nei luoghi da valorizzare. I dipendenti di Novamusa sono preoccupati per la perdita del proprio posto di lavoro, poiché il contratto che hanno firmato non prevede il passaggio automatico nella nuova ditta che dovrà gestire il servizio in futuro.
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