Si torna a discutere della proposta di transazione che la Sud Fondi, del gruppo Matarrese, presentò al Comune il 25 marzo 2005. Se si fosse aperta e conclusa una trattativa, si dice adesso, si poteva evitare la sentenza della Corte europea. «Quella proposta - spiega il sindaco Michele Emiliano - non poteva essere accettata perché i Matarrese pretendevano la restituzione dei terreni, di cui il Comune era diventato proprietario». Con il senno poi, tutti dicono che la sentenza della Corte europea dei diritti dell' uomo si poteva evitare. Il provvedimento che ha sancito l' ingiusta confisca delle aree di Punta Perotti e il diritto dei costruttori di essere risarciti ha fatto ritornare improvvisamente attuale una proposta di transazione che la Sud Fondi, società del gruppo Matarrese, presentò al Comune il 25 marzo 2005. In pratica, dodici mesi prima che i palazzi fossero abbattuti. Partendo dalla restituzione delle aree, gli ex proprietari si dicevano disponibili a rinunciare alle azioni legali e realizzare edifici da cedere in parte al Comune. Non se ne fece nulla. «Quella proposta - spiega il sindaco Michele Emiliano - non poteva essere accettata perché i Matarrese pretendevano la restituzione dei terreni, di cui, per effetto della sentenza della Corte di Cassazione, il Comune era diventato proprietario». Fra le forze politiche, soprattutto di opposizione, si fa sempre più strada l' opinione che fu un' occasione perduta. Quella della Sud Fondi - viene fatto notare - era una proposta che, letta alla luce della sentenza della Corte di Strasburgo, sembrava equa e sensata. In cambio della restituzione delle aree, i proprietari chiedevano al Comune di approvare «un piano attuativo pubblico elaborato sulla scorta di uno studio preliminare concertato» e si dicevano disposti a demolire in tutto o in parte i palazzi a proprie spese. Il gruppo Matarrese si impegnava inoltre a rinunciare a tutte le controversie pendenti e a farsi carico anche del contenzioso avviato contro il Comune da coloro che avevano già comprato casa a Punta Perotti. La stessa impresa si sarebbe fatta carico di realizzare e cedere al Comune opere pubbliche, oltre che tutte le urbanizzazioni. Anche l' amministrazione comunale, attraverso la ripartizione Avvocatura, aveva messo a punto una proposta di transazione: più che restituite, le aree sarebbero state date in permuta alle imprese, che avrebbero demolito i palazzi e realizzato cubature da cedere al Comune. Adesso c' è chi dice che la demolizione fu una scelta politica. Il sindaco Michele Emiliano allarga le braccia. «Rivangare il passato non serve - dice - Non avevamo scelta. La sentenza della Corte europea stabilisce che le imprese hanno diritto ad un risarcimento. Per questo si può lavorare ad un accordo che sia utile al ridisegno della città». Di restituire le aree di Punta Perotti, che sono entrate nel patrimonio del Comune, non se parla. «Lo escludo categoricamente - sottolinea Emiliano - Anche se lo Stato dovesse pensare ad un' ipotesi del genere il Comune si opporrebbe perché sono un simbolo. Non credo che ci sarà un risarcimento in denaro. Solitamente in questi casi lo Stato trasferisce beni del proprio patrimonio. Per Punta Perotti potrebbe essere una caserma. In questa operazione potrebbe inserirsi il Comune. Siamo alla vigilia della redazione del nuovo Piano regolatore: l' accordo fra pubblico e privato può aiutare a individuare nuovi indirizzi di sviluppo armonico, ordinato e sostenibile, spostando interessi su aree cedute dallo Stato».