«Piango di gioia» confessa l' ingegner Michele Matarrese, amministratore unico della Sudfondi, la società a responsabilità limitata attraverso cui era stato tirato su l' ecomostro di Punta Perotti che tutta l' Italia aveva imparato a disprezzare. Però Matarrese C. erano stati scagionati da ogni accusa anche se i terreni venivano confiscati e, dopo, gli immobili buttati giù con una esplosione spettacolare quanto liberatoria. Ma il patriarca della famiglia non mollava la presa. Raccontava: «Come Andreotti, non vorrei aspettare qualche decennio prima di vedere scritta la parola fine in calce a questa vicenda. Mi auguro di leggere l' ultimo capitolo del "grande guaio" finché sto in posizione verticale...». Era il 28 novembre del 2002. «In questi giorni mi sto rileggendo uno per uno tutti gli articoli a proposito di Punta Perotti pubblicati dal 1996 ad oggi». Un anno prima di quel 1996, il Comune di Bari aveva rilasciato le concessioni edilizie. Due anni più tardi, il gip ordinava il sequestro di suoli ed edifici. Cominciava l' incubo giudiziario. Ma nel 2001 la Cassazione assolve gli imputati, che sarebbero stati spinti ad alzare un piano via l' altro per l' esistenza di una legislazione «oscura e male formulata». E' lo stesso anno, il 2001, in cui un pimpante Berlusconi affacciato alla Muraglia nei panni di presidente del Consiglio tirava le orecchie al sindaco dell' epoca, Simone Di Cagno Abbrescia: «Quelle costruzioni vanno demolite». Matarrese ascoltava e tagliava corto: «Se lo dice lui... E' il premier. Non sono andato contro la magistratura, figuriamoci se vado contro il governo». Adesso salta fuori la decisione della Corte europea che dà torto allo Stato italiano: era stata violata la proprietà privata. «Nel 2006 avevo pianto di dolore quando furono distrutti quei palazzi». L' onore è salvo. «E' stato dato a Cesare quello che è di Cesare». La stessa Corte europea riconosce un indennizzo fra danni morali e spese processuali, pari a 40mila euro da assegnare ad ognuno dei tre protagonisti di questo braccio di ferro. Ma per quelli materiali, che dovrebbero avere un prezzo non proprio economico, cosa succederà? «Mi hanno spiegato che sulla base di questa sentenza, lo Stato nei prossimi sei mesi dovrà fare una transazione con i costruttori». Una transazione. «Vedremo come andrà a finire: credo che sia ancora troppo presto per capire il da farsi». D' accordo, però come potrebbe andare a finire? «Non lo so, ripeto. Verifichiamo come si muoverà lo Stato e poi ritorneremo ad occuparcene». Sembra una partita a scacchi. «Per quanto ci riguarda vogliamo riprendere a lavorare tutti insieme». Insieme con chi, scusi? «Con le amministrazioni pubbliche. Comune compreso. E con chi sennò?». In Italia intanto procede la causa civile intentata nei confronti dell' amministrazione comunale da cui reclamate un risarcimento di 500 milioni di euro. Rinuncerete a percorrere questa strada folgorati, in questo caso, sulla via di Strasburgo? «Non c' è fretta. La Corte europea ha invitato il governo italiano a cercare un accordo con le società e a comunicare l' intesa trovata entro sei mesi, appunto. Attendiamo di conoscere come si metteranno le cose e quindi ci regoleremo di conseguenza». Il sindaco Michele Emiliano qualche giorno fa accennava alla possibilità di concedervi in un' altra zona della città volumetrie pari a quelle confiscate ingiustamente. «Emiliano in questi anni ha detto tante cose... Tuttavia, scusatemi, per ora su questo aspetto della questione, molto delicata, non voglio parlare». Ingegner Matarrese, piuttosto vuole gustare fino in fondo il calice del vincitore? «Non ci sono né vincitori né vinti, in questa storia».
PUNTA PEROTTI: La gioia di Matarrese 'Torneremo a lavorare con questo Comune'
L'ingegner Michele Matarrese, amministratore unico della Sudfondi, parla della vicenda dell'ecomostro di Punta Perotti, un progetto di costruzione che ha causato problemi giudiziari e controversie. Matarrese racconta che la società è stata scagionata da ogni accusa, ma i terreni sono stati confiscati e gli immobili distrutti con un'esplosione. Matarrese non molla la presa e vuole vedere la fine di questo "grande guaio". Nel 2001, la Cassazione ha assolto gli imputati, ma la Corte europea ha riconosciuto la violazione della proprietà privata e ha ordinato un indennizzo.
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