Nell'anno 872, durante il pontificato di Giovanni VIII, l'antico tempio romano dedicato al dio fluviale Portunus (a lungo designato come Tempio della Fortuna Virile) fu consacrato a Maria Vergine e trasformato in chiesa. Nota in un primo tempo come S. Maria in Secundicerio, fu successivamente intitolata a S. Maria Egiziaca. Nel 1566 venne concessa da Pio V agli armeni residenti a Roma; infatti la loro chiesa di S. Lorenzo, che sorgeva nei pressi di ponte Quattro Capi (ponte Fabricio), aveva dovuto essere demolita per consentire l'ampliamento del ghetto in cui da pochi anni erano stati rinchiusi gli ebrei. Divennero così oggetto di particolare devozione al suo interno le reliquie di S. Gregorio l'Illuminatore che all'inizio del IV secolo, scampato al martirio, era riuscito a convertire alla fede cristiana il re Tiridate III e l'intero popolo armeno. Accanto alla chiesa sorgeva un ospizio (l' edificio è stato distrutto negli anni Trenta del Novecento per l'apertura della via del Mare) dove i pellegrini armeni avevano la possibilità di essere alloggiati e nutriti, nonché curati se cadevano malati. Nel secondo decennio del '700, nell'ambito dei lavori per la sistemazione dell'adiacente piazza S. Maria in Cosmedin, chiesa e ospizio furono restaurati. Le cronache ricordano come nel 1726 il custode di S. Maria Egiziaca avesse venduto «ad un tal Abramo armeno di Costantinopoli un grosso libro manoscritto in lingua armena intitolato Giarranter ovvero libro di narrazioni per il prezzo di tre scudi moneta»; e come poi il volume fosse stato recuperato dal cardinale Sacripante e consegnato in quanto «manoscritto rarissimo e di gran pregio» alla Biblioteca Apostolica Vaticana. È rimasta chiesa «nazionale » degli armeni fino agli anni Trenta dell'Ottocento, quando fu sostituita da S. Biagio della Pagnotta a via Giulia. L'edificio oggi è in fase di restauro per conto della soprintendenza archeologica. L'ingresso dell'antico tempio dedicato alla Fortuna Virile Angela Groppi