La scoperta Trovata anche una moneta d'oro dell'imperatore Diocleziano Ritardi in vista per la ristrutturazione del palazzo delle ex Poste centrali, in piazza Viviani. Durante i lavori di scavo per la realizzazione di un parcheggio seminterrato da 50 posti (proprio sotto lo storico edificio progettato dal Fagiuoli) sono, infatti, emersi dei resti romani. In realtà i saggi stratigrafici della soprintendenza erano iniziati già nel 2007, quando i privati, proprietari del palazzo, avevano comunicato l'intenzione di costruirci anche dei box auto interrati. Gli scavi condotti dai tecnici e dagli archeologi hanno portato alla luce le rovine di una domus romana e forse di un edificio pubblico, sempre risalente al tempo dei Cesari. Nei sotteranei di Palazzo delle Poste spuntano i resti di una domus romana Lavori rallentati negli scantinati per il parere della Soprintendenza VERONA Ritardi in vista per la ristrutturazione del palazzo delle ex Poste centrali, in piazza Viviani. Durante i lavori di scavo per la realizzazione di un parcheggio seminterrato da 50 posti (proprio sotto lo storico edificio progettato dal Fagiuoli) sono, infatti, emersi dei resti romani. In realtà i saggi stratigrafici della soprintendenza erano iniziati già nel 2007, quando i privati, proprietari del palazzo, avevano comunicato l'intenzione di costruirci anche dei box auto interrati. Gli scavi condotti dai tecnici e dagli archeologi hanno portato alla luce le rovine di una domus romana e forse di un edificio pubblico, sempre risalente al tempo dei Cesari. Tra le macerie è stata rinvenuta anche una moneta d'oro con l'effige dell'imperatore Diocleziano: una rarità visto che a Verona è solo il terzo ritrovamento del genere. A parte questo, in realtà ben poco si è salvato dopo le demolizioni di epoca medioevale e la costruzione, poi, delle fondamenta del palazzo. Vestigia interessanti al massimo dal punto di vista scientifico, non certo da quello conservativo. I lavori nelle fondamentana sono quindi rallentati per aspettare il parere della Soprintendenza, che pare orientata a dare il permesso alla demolizione controllata. Scavando sotto quelle che erano le ex Poste centrali di Verona è stata rinvenuta anche la continuazione delle cantine di quella che una volta era un'ala del palazzo di Cangrande della Scala. Anche in questo caso resta ben poco: appena qualche traccia della vecchia pavimentazione del XIV secolo. Niente a che vedere con le volte, il fondo in cotto e il pozzetto centrale scoperti nella confinante piazza Viviani. Anche questi, resti dei sotterranei del signore scaligero, ma ben più importanti. Tanto da tenere in scacco per più di due anni il cantiere per la realizzazione di una park pertinenziale da 260 posti e riuscendo, alla fine, anche a spuntarla sulle ruspe con la chiusura del cantiere. Nel palazzo delle ex Poste, oltre al garage interrato, al pian terreno e in parte del piano rialzato troveranno posto uffici (dove ritorneranno anche quelli postali), mentre il secondo e terzo ospiteranno una trentina di appartamenti di lusso. Ancora nessun accordo, invece, sul progetto per realizzare una centrale di co-generazione asservita al palazzo. Oltre a fornire energia elettrica allo stabile, l'impianto sarebbe stato dimensionato per poter venderla anche ai fabbricati vicini o per l'illuminazione dei giardini confinanti o anche dei Palazzi Scaligeri. Ma per ora manca ancora l'intesa tra i privati e Agsm. Chi, invece, è preoccupato dalle possibili lungaggini nei lavori è Franco Dusi, consigliere del Pd in Prima circoscrizione. «Era stato promesso che nel giro di un anno si sarebbero fatti gli interventi necessari per far tornare nel palazzo gli uffici delle Poste spiega . Invece sembra che il cantiere sia ancora in alto mare». Per Dusi la conseguenza di eventuali ritardi è che i cittadini della zona dovranno sopportare ancora a lungo disagi. Le funzioni delle ex Poste centrali, infatti, sono state decentrate negli uffici in piazza Isolo e in via San Nazaro: «locali inadeguati alle esigenze e troppo lontani per i residenti anziani» sostiene Dusi.