In 10 anni ha chiuso il 57 delle aziende. In arrivo fondi dal Pirellone Le speranze di sopravvivere per l'agricoltura del Varesotto sono legate a doppio filo con la pianificazione urbanistica che in Lombardia «cementifica» 20 ettari di verde ogni giorno. Questo l'appello che si è levato la scorsa settimana in città dal seminario ospitato dal Pirellino di viale Belforte sulla «Politica per il territorio rurale della collina e del pianalto». Cioè delle nostre Prealpi. In sala amministratori pubblici e rappresentanti di categoria di livello regionale e locale, oltre ad associazioni e a singoli imprenditori interessati a risolvere una volta per tutte un problema che diventa di anno in anno più complesso da affrontare: «Molto interessante ma ora basta convegni, bisogna passare alla pratica ? ha commentato alla fine Pasquale Gervasini, presidente provinciale di Confagricoltura ? di rilanciare la produzione rurale se ne parla da 12 anni ormai, ma il declino continua e a spese del benessere complessivo dato che l'agricoltura è innanzitutto tutela del territorio in cui viviamo». SITUAZIONE LIMITE Per avere il polso della situazione basta guardare la cartina regionale dei prodotti tipici distribuita durante il convegno: frutta, ortaggi e i loro derivati sono praticamente già scomparsi dall'area della Provincia di Varese. A conferma della situazione estremamente critica è lo studio condotto da due ricercatori universitari di Milano, Guido Sali e Roberto Comolli, illustrato proprio in occasione del convegno: «Qui il processo di sottrazione di suolo agricolo e di urbanizzazione è tale che, se lasciato a se stesso, porterà alla rapida scomparsa dell'agricoltura», hanno concluso dopo aver illustrato alcuni dati relativi a tutta la zona collinare lombarda, dal Ticino al Garda, includendo pure l'Oltre Po pavese. Si tratta del 15 per cento del territorio regionale ma ospita il 36 per cento della popolazione lombarda, segno dell'alto grado di urbanizzazione «che fa scempio di campi coltivati, frammenta le superfici e costringe all'abbandono dell'attività». Qui la superficie agricola utilizzata occupa il 41 per cento del territorio (contro il 62 per cento della montagna e l'80 per cento della pianura) ma con sostanziali differenze: se nell'area dell'Oltre Po e in quella orientale del bresciano e del mantovano, la struttura produttiva agricola è solida, caratteri di estrema fragilità si notano invece nel Varesotto, fanalino di coda dopo le province di Bergamo e Como. A Varese tra il 1990 e il 2000 il 57 delle aziende agricole ha chiuso, e il trend negativo continua ancora oggi tanto che l'urbano occupa il 37 del nostro territorio. Negli ultimi 8 anni prati e pascoli sono diminuiti del 29 e del 25 i seminativi per cui la Coldiretti chiede la possibilità di irrigazione. E LE SOLUZIONI? In questo contesto assai complicato l'assessore regionale Luca Ferrazzi ha presentato il Programma di sviluppo rurale che per i prossimi 3 anni prevede un fondo di 900 milioni di euro cui le aziende potranno accedere partecipando a diversi bandi. «Si tratta di un sostegno non assistenziale ma orientato alla competitività», ha spiegato l'assessore di Alleanza Nazionale che invita gli enti locali d assumersi le proprie responsabilità: «La Regione può dare indicazioni, ma sono i comuni a decidere del loro territorio, è il federalismo». E se è vero che l'urbanizzazione piace perché porta subito soldi in cassa, Ferrazzi avverte: «Sarà però stato inutile costruire in territori abbandonati, e non può essere diversamente se per edificare si compromette la produttività del territorio».