Costruttori «Chiuso periodo buio. E' il tempo del dialogo» BARI «Ora non chiamatelo più ecomostro: la giustizia è stata ripristinata e la nostra famiglia può continuare a camminare a testa alta. Siamo stati sempre fiduciosi e i risultati ci hanno dato ragione. Il momento più amaro? I giorni successivi alla demolizione. E' stato come perdere una persona cara e, in più, in tanti ci hanno voltato le spalle». Michele Matarrese, presidente della capogruppo Salvatore Matarrese, ha appena avuto la comunicazione attesa: la Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) ha sancito che lo Stato italiano non poteva confiscare suoli e manufatti dell'ex complesso residenziale Punta Perotti di Bari. Matarrese è felice, ma è anche reduce da una nottata molto agitata («Ho dormito con fatica», ripete); ore d'attesa che rappresentano il culmine di quasi quindici anni di lotte nelle aule di giustizia. Ricorsi con condanne e assoluzioni e tante spese. Alle 11.30 la sentenza del Cedu viene pubblicata su internet. Subito scatta la solidarietà tra assolti: Matarrese, Andidero e Quistelli (i partner nella costruzione degli immobili) avviano una intensa comunicazione telefonica. Feste, urla di gioia e tanti commenti. Matarrese, il Cedu ha deciso: Punta Perotti non poteva essere confiscata. E' tempo di gioire? «Ho letto la sentenza con il cuore in gola e alla fine sono stato molto contento. Abbiamo risolto la questione più importante: i giudici di Strasburgo, con questo provvedimento, hanno ripristinato la dignità di un'impresa che è sul mercato da sessant'anni e che ha fatto grandi cose creando ricchezza». Era tranquillo alla vigilia della pronuncia? «Devo dire che ho trascorso una notte tormentata. Ho fatto molti incubi, ma poi ho lasciato il passo alla ragione. La tranquillità è arrivata facendo una semplice considerazione: siamo una famiglia cattolica e perciò crediamo nei valori dell'onestà e del diritto. Non avevamo commesso nessun reato, quindi era giusto ottenere giustizia ». Cosa si augura per il futuro? «A prescindere dalla vicenda del risarcimento, la sentenza del Cedu credo che abbia ricomposto la frattura con la città di Bari. Si è concluso un periodo buio in cui la gente si è divisa in fazioni. Ora è il tempo del dialogo; del confronto per far crescere la comunità ». In questi anni di polemiche qual è stato il momento da cancellare? «L'abbattimento dei fabbricati è stata la cosa più impensabile e l'azione che ci ha messo in ginocchio. Nessuno avrebbe mai scommesso sul crollo forzato. Sono innamorato del mio lavoro e vedere qualcuno che distrugge quello che stai creando fa veramente male. Ad aprile del 2006, mese del crollo, c'è stata gente che ha riso e brindato». Da quel momento cos'è cambiato? «E' stata una decisione inaccettabile che ci ha creato molte difficoltà. Sono tante le persone ci hanno sbattuto la porta in faccia. Abbiamo trascorso momenti difficili, superati grazie all'unità della famiglia e alla voglia di ricominciare. Anche dal punto di vista lavorativo si era creata un'immagine distorta dei Matarrese che si è diffusa per l'Italia. Eravamo identificati come i palazzinari dell'abusivismo. Ma ora tutto è superato, diamo la piena disponibilità al dialogo per superare la questione dell'indennizzo. Ora è il tempo della riappacificazione ». Si è sentito con il sindaco Emiliano? «No, non vedo perché avrebbe dovuto chiamarmi e neanche io l'ho fatto. Ho ricevuto tante telefonate da amici. Quelle persone che nei tempi difficili sono state al nostro fianco». Per l'indennizzo si inizia a individuare una soluzione che combina soldi a volumetrie da costruire. E' una via praticabile? «Sono questioni che saranno affrontate negli incontri tra il governo italiano e i nostri legali. Per ora ci basta valorizzare la vittoria morale, anche perché posso assicurare che per noi sono stati anni davvero difficili». Come festeggerete il successo? «Continueremo a lavorare, ma questa volta con la giusta serenità».