Parla l'avvocato Giardina BARI «L'Italia ha avuto una lezione di procedura penale. Ora basta con le liti. Questa vicenda è stata un disastro per i miei clienti dal punto di vista economico. Ma sia chiaro che la trattativa parte dalla richiesta di 350 milioni che i miei clienti hanno depositato. Naturalmente si può immaginare la compensazione dell'indennizzo con la cessione di suoli edificabili». Andrea Giardina, professore ordinario di Diritto internazionale a Roma, esce vittorioso dalla battaglia condotta a Strasburgo. L'ultima possibile per i costruttori di Punta Perotti, dopo la confisca confermata fino all'ultimo grado, la Cassazione, in Italia. Ed è soddisfatto e «fiducioso» sulla trattativa che ora si apre. «La Corte ha condannato l'Italia per due motivi: la violazione dell'articolo 1 del protocollo che tutela la proprietà perché l'esproprio non aveva base legale perché gli imputati per lottizzazione abusiva non erano stati condannati, e la violazione dell'articolo 7 della convenzione per i diritti dell'uomo che dispone non possa esserci una pena senza una colpa». La questione centrale è che l'Italia, come gli altri 46 Paesi che hanno aderito alla convenzione, si sottopone al giudizio della Corte. Quindi, nonostante nel nostro Paese la confisca sia una sanzione amministrativa che quindi sfugge alle regole del diritto penale, prevale la pronuncia dei giudici di Strasburgo che giudicano la confisca, per la sua gravità, una misura penale e non amministrativa. «Prova dell'aspetto penale - spiega il professor Giardina - è che la confisca riguarda non solo i palazzi ma tutti i suoli circostanti». Quanto alla demolizione, l'effetto ovvio è di aver reso il danno subìto dai costruttori irreversibile. «Se gli edifici non fossero stati demoliti continua l'avvocato delle imprese si sarebbe potuto annullare la confisca e restituire i suoli. Ma la demolizione ha reso irreversibile il danno». Infine Giardina si sofferma sul ruolo del Comune. «Colpisce che la corte di Strasburgo definisca paradossale che la proprietà sia stata confiscata e data al Comune. Proprio il Comune che ha dato tutti i permessi per costruire, beneficia dei beni che sono stati confiscati. Chi ha istruito gli atti amministrativi della costruzione, viene premiato».
PUNTA PEROTTI. Così ho vinto. Ora si tratta, ma si parte da 350 milioni
L'avvocato Andrea Giardina ha espresso soddisfazione e fiducia sulla trattativa che si apre dopo la vittoria della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo a Strasburgo. La Corte ha condannato l'Italia per due motivi: la violazione dell'articolo 1 del protocollo che tutela la proprietà e la violazione dell'articolo 7 della convenzione per i diritti dell'uomo. La questione centrale è che l'Italia si sottopone al giudizio della Corte e che la confisca è considerata una misura penale. La confisca riguarda non solo i palazzi ma tutti i suoli circostanti, rendendo il danno irreversibile.
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