Per il vicepresidente del Senato Domenico Fisichella, An, non ci sono le condizioni politiche per fare adesso «riforme istituzionali ponderate e equilibrate». Meglio prendersi una pausa di riflessione. E l'occasione sarà data dal voto europeo del 13 giugno. Se da esso, argomenta, dovessero venire delle modificazioni tra gli schieramenti e all'interno delle coalizioni, allora «emergerà la necessità di accantonare il tema per dedicarsi invece ad altre emergenze quali la politica economica». Senatore Fisichella, come giudica le riforme istituzionali all'esame del Senato? «Il lavoro di approvazione al Senato procede spedito. Naturalmente è una questione di grande rilievo che investe in maniera profonda l'intero assetto istituzionale della nazione. Ritengo però che accelerazioni forzate non giovino a una composizione ragionevole di questa riforma». Ma la data del 25 marzo per il voto finale la ritiene una forzatura? «Come vicepresidente del Senato quando dirigo i lavori d'Aula mi attengo a quanto deciso nella conferenza dei capigruppo. Osservo che se l'Aula avvertisse l'esigenza di un approfondimento su alcune questioni non credo che questo rappresenterebbe un dramma per nessuno». Come potrebbe palesarsi questa esigenza di approfondimento? «Potrebbe essere chiesto dalle opposizioni ma anche da segmenti significativi della maggioranza che hanno manifestato perplessità. Ho criticato la riforma del Titolo V attuata dalla sinistra nella scorsa legislatura, adesso critico questa riforma del centrodestra perché dà luogo a una crescita della conflittualità istituzionale, della quale non abbiamo alcuna necessità». Su quali questioni potrebbe nascere questo conflitto? «Già esiste un contenzioso elevato tra Stato e Regioni davanti alla Corte costituzionale, poi se si rafforza l'esecutivo occorre che ciò sia accompagnato da forme di garanzia sul conflitto d'interesse sul pluralismo dell'informazione, come il capo dello Stato ci ha ricordato più di una volta. Pertanto avere un esecutivo più forte senza che ci sia una normativa incisiva su queste due materie può suscitare un elemento importante di problematicità. Colgo, insomma, una certa contraddizione in questo impianto». Come si può evitare tutto ciò se la riforma è ormai incardinata? «Credo che in questa fase della vita pubblica del nostro Paese non ci siano le condizioni per fare le riforme ponderate ed equilibrate. Quindi è vero che la riforma incardinata al Senato sarà votata, giorno più giorno meno, il 25 marzo. Se, però, gli equilibri politici successivi al 13 giugno subiranno delle modificazioni nei rapporti tra le due coalizioni e all'interno di ciascuna delle coalizioni ciò farà emergere la necessità di accantonare questo tema». Quali sono le condizioni? «Se all'interno della Casa delle Libertà non si confermano gli attuali equilibri, è possibile che si decida di focalizzare l'attenzione sulla politica economica piuttosto che su quella istituzionale che, a mio avviso, incide negativamente sugli interessi collettivi del Paese. E mi spiego: l'Unione europea cerca di darsi faticosamente una nuova base istituzionale e quindi a me pare che una riforma come quella che stiamo portando avanti indebolisca l'Italia nel quadro europeo». La Lega, però, obietta che i patti con gli elettori vanno rispettati. «Le riforme erano formulate in maniera tale da consentire anche all'interno una varietà di formulazioni. Inoltre nessuna classe dirigente può privarsi del diritto di rivisitare criticamente un programma formulato tre anni fa per vedere se è ancora adatto alle esigenze della nazione. Non c'è una volontà di cancellare il passato. C'è, al contrario, il proposito di combinare le aspettative precedenti con una realtà nuova».
Fisichella: federalismo poco equilibrato, meglio rinviare
Il senatore Domenico Fisichella, vicepresidente del Senato, ritiene che non ci siano le condizioni politiche per fare riforme istituzionali ponderate e equilibrate. Secondo lui, la riforma del Titolo V attuata dalla sinistra nella scorsa legislatura e la riforma del centrodestra attuale creano una crescita della conflittualità istituzionale. Fisichella critica la riforma del centrodestra per aver dato luogo a una maggiore conflittualità istituzionale, che non è necessaria. Egli sostiene che la riforma del Titolo V attuata dalla sinistra nella scorsa legislatura era più equilibrata.
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