Comune Ieri l'approvazione in Consiglio. La giunta: ricorso al Tar contro la cittadella della giustizia Passa la delibera che permette al Comune di vendere lo stadio San Nicola. Ma nello stesso tempo va avanti la strategia dell'amministrazione per sbarrare il passo alla realizzazione, proprio nella zona dell'«astronave», della Cittadella della giustizia: la giunta ha disposto di ricorrere al Tar contro il provvedimento del commissario ad acta nominato dal Consiglio di Stato. Insomma un estremo tentativo del Comune di opporsi alla decisione del giudice (o perlomeno di prender tempo). Nella notte tra lunedì e martedì il voto per la variante urbanistica intorno allo stadio: con il via libera dell'intera maggioranza (26 i voti favorevoli, solo 6 i contrari) è passata la delibera che permette di offrire a un privato lo stadio e i suoli intorno per far nascere un polo di attrazione all'insegna dello sport, del tempo libero e dello shopping. La variante, infatti, riguarda 48 ettari di terreno, 7,5 dei quali diventano edificabili, sia pure in modo «leggero». Abbastanza, secondo l'opposizione, per temere «un'altra colata di cemento, senza un progetto definito». La maggioranza mette l'accento sul fatto che si tratterà di aree a verde attrezzato e che la qualità del progetto sarà garantita nella ricerca di architetti di fama internazionale. La vendita dovrebbe fruttare 51,3 milioni di euro. Ma intanto si riapre il fronte della Cittadella. L'impresa Pizzarotti di Parma che si è aggiudicata la ricerca di mercato bandita dal Comune nel 2003 per la nuova sede degli uffici giudiziari, ha ottenuto dal giudice la nomina di un commissario ad acta che definisse quella procedura dando l'incarico di realizzare il progetto oppure dando valide ragioni per il no. Il commissario a novembre ha valutato le offerte di Pizzarotti inseribili nel quadro economico della richiesta del Comune (l'amministrazione aveva eccepito che appunto una diversa situazione economica impediva di procedere) e ha riconosciuto che erano in linea anche con l'attuale disponibilità economiche. In sostanza, il procedimento poteva ritenersi «concluso positivamente». Ora il Comune impugna questo atto e chiede un incidente probatorio. Ad. Lo.