«Spaccaforno» non vanta solo la zona archeologica, ma anche monumenti di grande pregio architettonico Ispica non è solo archeologica, non è solo bellezze paesaggistiche, ha tanto da mostrare sotto l'aspetto artistico-architettonico-monumentale a cominciare dalle antiche chiesette di S. Maria di Gesù e del Santuario Madonna del Carmelo, dal barocco dei numerosi palazzi patrizi, dalla facciata del cinema Aurelio che richiama il «ventennio», dalla chiesa Madre San Bartolomeo, dalla torre sulla torre del «Casino» della famiglia Bruno di Belmonte, da Palazzo Bruno di Belmonte, uno dei più fulgidi esempi del Liberty in Sicilia, opera dell'architetto palermitano Ernesto Basile. In prima linea comunque gli stucchi del Gianforma ella basilica della SS. Annunziata, e gli affreschi di Olivio Sozzi nella basilica di Santa Maria Maggiore, monumento nazionale, senza contare il loggiato del Sinatra al cospetto della facciata della chiesa che rende unico in Italia il complesso architettonico in questione. Gi affreschi vennero eseguiti dal pittore catanese Olivio Sozzi, il «pittore che dorme fra gli angioli» nella sagrestia della basilica con la cera votiva utilizzata in occasione del Giovedì santo, tra il 1963 ed il 1765. Ha scritto in merito lo storico d'arte Paolo Nifosì: «Utilizza in gran parte il linguaggio scenografico, illusionistico ed allegorico del barocco romano e napoletano e mediante colori che vanno dall'azzurro chiaro al giallo, al rosa, al bianco esprime una serena visione teologica in cui si saldano la contemplazione del mistero della fede e la celebrazione della chiesa». Con i suoi affreschi il Sozzi illustra la storia della Bibbia e della chiesa nei suoi personaggi preminenti. All'interno della basilica vengono ospitati anche affreschi di Vito D'Anna, genero del Sozzi, con l'opera «Madonna con il bambino e santi» e Giuseppe Crestadoro, formatosi nella bottega di Vito D'Anna, con l'affresco «Mosè riceve le tavole della Legge». I disegni del loggiato antistante la basilica vengono firmati da Vincenzo Sinatra, imparentato con l'architetto Rosario Gagliardi. Nella sua opera sviluppa temi architettonici concavo-convessi in una prospettiva urbanistica Il loggiato di Ispica, composto da 23 aperture che formano un «elegante e delicato diaframma tra il prospetto e l'antistante illimitato orizzonte», nei secoli scorsi ebbe modo di ospitare anche le fiere artigianali. In tema di pittura c'è da dire che la Chiesa madre San Bartolomeo ospita un dipinto del secolo XVIII «San Francesco di Paola», e soprattutto un crocifisso dipinto su una crocea di legno. Si tratta di una iconografia tardobizzantina. Il Cristo ha la testa reclinata in avanti mentre nelle parte estreme sono rappresentate Giovanni a destra e Maria a sinistra. La marchesa Pilegra vedova Statella nella lettera che accompagnava la donazione dell'opera alla chiesa scrive: «Credo essere opera di Trapani». La Bsilica dell'Annunziata fa bella mostra delle opere di quello che viene considerato uno dei più bravi stuccatori della Sicilia, Giuseppe Gianforma, formatosi alla scuola di Giacomo Serpotta. Recentemente gli stucchi sono stati restaurati e puliti e restituiti alla comunità ispicese in tutto il suo splendore. Gli stucchi raffigurano storie bibliche, nella navata centrale fino ad arrivare nell'Altare maggiore vengono rappresentati avvenimenti prima della nascita di Cristo, fino ad arrivare al prezioso dipinto dell'Annunciazione attribuito a Vito D'Anna. Gli episodi rappresentati nel transetto si riferiscono alla nascita di Cristo e cioè alla sua morte e resurrezione. Ecco come nella stessa basilica si riesce a presentare una sintesi dell'intero ciclo dell'Annunciazione, nascita, morte e resurrezione di Gesù Cristo. La critica d'arte, «nunziatara» per eccellenza, Maria Monaca, ha effettuato uno studio sugli stucchi di Gianforma. «L'arte deve stupire e, in questo modo, convincere. La comunicazione della Chiesa cattolica verso il popolo - scrive Maria Monaca - è quindi finalizzata all'educazione religiosa, educazione che necessariamente si può esprimere solo attraverso le immagini, in quanto è diffuso ovunque l'analfabetismo. Ecco che l'artista barocco deve essere anche teologo, per potere realizzare poi, nelle proprie opere, la giusta sintesi, attraverso l immagini. E' in questo contesto che si colloca la personalità artistica di Giuseppe Gianforma, il quale, oltre ad effettuare una perfetta sintesi dal punto di vista teologico, realizza in questa chiesa figure che colpiscono per la loro imponenza ed espressività; oltre ad essere per5fette nelle parti anatomiche, sono anche forti e dinamiche nella costante tensione del movimento. Le composizioni sono libere, sciolte, vivaci. I panneggi ampi e gonfiati sottolineano il dinamismo dei corpi reso anche dal forte contrasto che si forma luce e ombra. E' un tipo di scultura che tende al pittoricismo, coiè ad effetti chiaroscurali e luministici, quasi di colore. Il primo dei tredici episodi rappresentati nell'Annunziata dagli stucchi del Gianforma rappresenta Giuditta che uccide Oloferne, vengono poi Gedeone col vitello, Giaele che pianta il chiodo nella testa del tiranno Sisara, Abramo che adora il Signore in figura di tre uomini, Abramo che sacrifica Isacco, Davide che taglia la testa a Golia, la cupola con gli evangelisti Matteo, Luca, Marco e Giovanni.