Gli appartamenti di Lama Balice, quelli di via Camillo Rosalba, il palazzo di giustizia di via Nazariantz: sono molti i sequestri disposti dalla magistratura per abusi nelle lottizzazioni. Nel caso di Lama Balice tre i sequestri, uno revocato. Chiusa anche la vicenda del palazzo di giustizia di via Nazariantz. Confische e abusi edilizi a Bari Le altre piccole Punta Perotti Dal palazzo di giustizia alle costruzioni realizzate nella Lama La Corte europea ha dato un ammonimento: confiscare i beni senza condannare gli autori dell'abuso non è più possibile BARI Gli appartamenti di Lama Balice, quelli di via Camillo Rosalba, il palazzo di giustizia di via Nazariantz, il palazzo delle finanze. Sono molti i sequestri disposti dalla magistratura per abusi nelle lottizzazioni. Non si tratta di confische, visto che le indagini sono ancora in corso o comunque i processi iniziati non sono conclusi. Tuttavia la Corte europea per i diritti dell'uomo, esprimendosi sulla vicenda di Punta Perotti, ha dato un ammonimento: confiscare i beni senza condannare gli autori dell'abuso non è più possibile. Inevitabile che nei procedimenti avviati o ancora nella fase preliminare d'ora in avanti se ne tenga conto. Ma non solo nelle aule di giustizia: non è escluso che, sulla scorta di questa sentenza, siano proprio i magistrati a rivolgersi alla Corte costituzionale perché sciolga il rebus: come applicare la legge che consente la confisca come sanzione amministrativa in caso di sentenza definitiva, quindi comminabile anche in assenza di condanna, visto che la Corte europea sentenzia che vìola la carta dei diritti dell'uomo? Le indagini per lottizzazione abusiva in realizzazioni autorizzate sono numerose. Quella che ha fatto più rumore, forse è stata la vicenda di Lama Balice. Ben tre i sequestri preventivi disposti in due casi a costruzioni già erette perlomeno in struttura, per violazione dei vincoli ambientali. Solo uno, quello che riguardava il complesso «Vele al vento» ormai quasi completato, è stato revocato dal Riesame. Più avanti l'inchiesta per la lottizzazione di via Camillo Rosalba. Il processo di primo grado si è concluso sia per gli amministratori che concessero le autorizzazioni dopo il condono del 2001, assolti, sia per i costruttori, condannati. In entrambi i casi si va in appello e nel frattempo è stato istruito un altro troncone, quello che riguarda gli amministratori che concessero le prime autorizzazioni nel 96: per oggi è attesa la sentenza di primo grado. Chiusa un'altra vicenda molto complessa, quella del palazzo di giustizia di via Nazariantz: dopo il sequestro preventivo, il processo si è concluso con l'assoluzione dei costruttori e l'ordine al Comune di sanare l'abuso (aule di giustizia costruite in luogo di uffici che erano autorizzati). La confisca è stata revocata e la sentenza è definitiva. Lieto fine anche per via Pappacena, altra lottizzazione bloccata dalla procura per dei vizi nella realizzazione delle case concordate con lo strumento dell'accordo di programma. Anche in questo caso il Comune ha sanato con un nuovo accordo l'abuso e il sequestro è stato revocato. Molto simile alla vicenda di Punta Perotti è invece quella delle villette realizzate in zona Cozzetto a Mola. Qui è probabile che, come per la vicenda che coinvolge i Matarrese, la confisca non possa essere una pena accessoria della condanna per lottizzazione abusiva e quindi che si configuri la stessa circostanza giudicata illegittima dalla Corte di Strasburgo. In questo caso perché i reati rischiano di essere prescritti. I giudici baresi, dopo la notizia che il ricorso dei Matarrese era stato ritenuto ricevibile, sono già corsi ai ripari: la Corte d'appello ha posto un quesito alla Consulta perché accerti la «legittimità costituzionale della norma che impone al giudice penale di disporre la confisca dei terreni e delle opere abusive anche a prescindere dal giudizio di responsabilità e nei confronti di persone estranee ai fatti». Ma la decisione dei giudici di Strasburgo per Punta Perotti rimanda a un'altra clamorosa decisione che ha contestato non l'azione giudiziaria, ma quella legislativa. Anche il teatro Petruzzelli è prima diventato del Comune e poi è tornato nella disponibilità dei proprietari. Non di confisca si trattava, ma, com'è noto, di esproprio peraltro deciso con decreto legge direttamente dal governo allora guidato dal centrosinistra. Ma anche i Messeni Nemagna, proprietari del teatro, tra le varie strade hanno percorso quella che porta a Strasburgo: dal dicembre 2006 pende davanti alla Corte di giustizia europea contro quell'esproprio un ricorso che si appella proprio al diritto alla proprietà privata, tutelata dalla Costituzione italiana e naturalmente dalla Carta europea per i diritti dell'uomo alla quale il tribunale di Strasburgo si rifà. Nel frattempo, però, l'esproprio del Petruzzelli, a maggio 2008, è stato annullato dalla Corte costituzionale che non ha riscontrato il requisito d'urgenza.