Il monumento di piazza Sant'Oronzo ancora nel degrado Nell'emiciclo non sono stati raccolti i conci di tufo, i rami di palme secche e le pedane accatastate del presepe Le pietre parlano. Ma non ci vuole molto a contaminarne il linguaggio, a interferire nella connessione che s'instaura tra osservatore e luogo fisico, tutta giocata sul filo intimo e sottile delle emozioni. In questi giorni basta affacciarsi nel salotto buono della città e dare uno sguardo all'anfiteatro romano. Basta per accorgersi che l'arena è ridotta a un campo di lavoro, ad un cantiere aperto e mai chiuso, anzi, a quanto sembra, piombato nel-l'oblio, dove non si vede anima viva. Conci di tufo, rami di palme secchi e buttati alla rinfusa, pedane di legno accatastate, un telone stiracchiato, penzolante sopra ciò che rimane del presepe allestito per Natale nel prezioso scrigno cittadino. Una scena che, cadendo sotto gli occhi del turista, non può che rimandare chiara l'impressione di un insulto incomprensibile consumato ai danni di un monumento così importante. Ma nella frenesia del quotidiano regna l'indifferenza. Gli sguardi fugaci di chi corre appresso ai suoi affari ne sono il segno tangibile. Eppure c'è vita intorno all'anfiteatro, tanta umanità cui lo scempio sembra scivolare addosso, quasi che l'assuefazione a un certo andazzo avesse sepolto l'orgoglio del senso di appartenenza a una città ricca di storia. Natale è lontano, febbraio è alle porte. Parla l'assessore Quanto ci vuole a fare pulizia? «Purtroppo le ditte non lavorano quando piove - si giustifica l'assessore comunale ai Lavori Pubblici, Severo Martini - e sappiamo che l'intero Salento in queste ultime settimane ha subito vere e proprie piogge torrenziali che, evidentemente, hanno rallentato la rimozione dei materiali dall'anfiteatro. Non credo sia una questione così grave - minimizza Martini se si ritarda di qualche giorno ». Gli altri monumenti Ma la cavea di piazza Sant'Oronzo non è l'unico monumento a patire situazioni di degrado. A pochi passi dal-l'anfiteatro c'è il Castello Carlo V, le cui mura, sul versante di viale Marconi, mostrano evidenti i segni del tempo. Sulla loro sommità alcuni cordoli di pietra appaiono pericolanti, mentre folti cespugli penzolano dalle vetuste pareti. In un angolo alligna persino un alberello di pino cresciuto spontaneamente. Il recupero «Siamo al corrente di tutto - rassicura anche in questo caso l'assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Lecce, Severo Martini - e presto ci muoveremo per sanare queste criticità. C'è un accordo con la Soprintendenza - annuncia poi il membro dell'esecutivo comunale guidato dal sindaco Paolo Perrone - per il rifacimento dell'antico fossato e vedremo di reperire i fondi anche per i lavori sulle mura». Poco lontano, piazza Vittorio Emanuele è ancora recintata, ma nel cantiere nulla si muove. Però, sempre secondo l'assessorecomunale ai Lavori Pubblici, Severo Martini, l'amministrazione neppure in questo caso se ne sta con le mani in mano. E cosa fa? «Abbiamo completato la pavimentazione in via Verdi e stiamo procedendo con i lavori nella strada opposta». L'archeologia Le opere, com'è noto, hanno subito ritardi a causa del ritrovamento delle terme romane nel sottosuolo. Poi, dopo un consulto con gli archeologi, si è deciso di coprire tutto e di procedere secondo i piani di ristrutturazione previsti dal Comune.