Non deve essere unimpresa facile gestire limmenso patrimonio artistico di Firenze: tanti onori, altrettanti (e forse più) oneri. Ma a chi le chiede come faccia a non arrendersi di fronte a tante difficoltà, lei risponde con un sorriso, citando la frase a effetto della spietata direttrice del Runway Miranda Priestley nel film Il diavolo veste Prada: «Non fare la sciocca, tutti vorrebbero essere noi!. Firenze ha troppo per non essere invidiata». Da sempre a contatto con il bello, con il superlativo, Cristina Acidini è soprintendente del Polo museale fiorentino, dallottobre 2006 a capo di un esercito di anno in anno meno numeroso, che comunque vede impegnati (fra uffici e sale), qualcosa come 700 dipendenti interni e almeno 300 rinforzi forniti della concessionaria che gestisce i servizi dei musei statali. Professoressa Acidini, ci sono le condizioni per una Primavera fiorentina? «Certamente sì, e non sono mai venute meno. Abbiamo tutto, un patrimonio in grado di attrarre milioni di visitatori e strutture per gestirlo». Non senza difficoltà... «Certo, si potrebbe fare di più e le critiche piovono copiose. Quando si tratta di Firenze, ancora di più». Possibile? «E così: una città come questa, con le sue potenzialità, non è certo immune da invidie. Perciò mi piace, di tanto in tanto, calarmi dei panni di Miranda Priestley e rispondere come risponderebbe lei». Si riferisce anche alle critiche mosse agli Uffizi dal super manager dei musei, Mario Resca? «Mí riferisco a chi si basa sui numeri e basta, soprattutto quando i soggetti in questione sono edifici storici come gli Uffizi, che non potranno mai contenere lo stesso numero di visitatori di un moderno museo di Washington, ad esempio». Cè anche chi consiglia di costruirne un altro,decentrato, stile Auditorium del Maggio... «Se ne dicono tante. Ho scritto un libro sui musei americani, sono realtà che conosco bene. E uno insieme a Vito Cappellini, su reale e virtuale nei musei. Una bella differenza: nella mia visita cè di sottofondo il rumore della folla, la musica degli artisti di strada, il riflesso di un pavimento. Un intreccio sensoriale irripetibile. Diciamo che esponendo tutte le opere darte custodite in Galleria in un hangar, con tanto di comodo parcheggio, senza code né problemi di numeri, forse la visita non garantirebbe le stesse emozioni». Innegabilmente. 11 visitatore ha poi il gusto di uscire dal museo e trovarsi nel cuore della città, coni suoi pregi e i suoi difetti: che rapporto no con il turismo? «Nel bene e nel male è un universo collegato ai beni culturali che contribuisce ad attirarlo, ma risente anche della sua defezione. Come sta accadendo in questo momento». Aria di crisi? «Inevitabile, direi, di questi tempi: mancano i visitatori americani e giapponesi, quelli che spendono dì più». Possibili soluzioni? «Fare sistema e creare occasioni: Firenze potrebbe diventare lalternativa di quanti non rinunciano al viaggio,ma anziché partire per mete esotiche potrebbero optare per la città darte». Da soprintendente come giudica il grado di accoglienza di Firenze? «Certamente non brilliamo per gentilezza e calore umano: anche noi, lo scorso anno, abbiamo deciso di organizzare corsi, con tanto di incentivi, per migliorare la qualità di accoglienza nei musei». Fattori culturali o caratteriali? «Difficile dirlo, ma non sarebbe male che chi piange per la fuga dei turisti si guardasse dentro. Cè inoltre da dire che Firenze non brilla per essere economica: è una città dove tutto costa, a partire dai taxi fino al caffè nei bar del centro». Oltre a lei, le risulta che altri ne siano consapevoli? «Lo siamo in tanti e, proprio in questi giorni, ho partecipato a un tavolo di Confindustria; altri incontri sono in programma per affrontare anche queste problematiche». Restando in tema economico, il ministero non pare generoso: possibile non passi il criterio che occorre investire su quella che per Firenze è una delle prime fonti di reddito e, per il Paese, di prestigio? «Pare strano ma è così: sul fronte carenza di custodi, stiamo lavorando con Roma per arrivare ad articolazioni diverse dei servizi: non sarà facile». Poche unità: ma quando saranno finiti i lavori per i Grandi Uffizi ce ne vorranno altre 150: come conta di fare? «Ho già anticipato la richiesta al ministero, so che non le avrò». In tempi di ristrettezze, restauri e acquisti diventano difficoltosi... «Sul fronte restauri ce la caviamo, anche grazie allintervento di sponsor solidi come lEnte Cassa di Firenze (che a sua volta ha ridotto i finanziamenti) e meno forti come gli Amici degli Uffizi, i Friends of Florence o gli Amici del Bargello, realtà che portano soldi e accettano progetti. Lintervento su tutto il gruppo di Laocoonte, ad esempio, sta andando avanti grazie dellAssociazione Amici degli Uffizi e alla Friends óf Uffizi Gallery. I donatori non mancano: Marlene e Paolo Fresco, già presidente della Fiat, hanno donato alla Galleria una splendida predella di Sano di Pietro. Speriamo questo gesto possa essere desempio a tanti che da Firenze molto prendono, ma danno poco». Si riferisce a stilisti e griffe famosi? «Non voglio fare polemica, vorrei solo proporre uno slogan da applicare allidea che si ha di questa città: Non chiederti cosa Firenze può far per te, ma cosa potresti fare tu per Firenze. Basterebbe fermarsiun attimo a riflettere sullindotto che il nostro patrimonio artistico crea, e tutto funzionerebbe molto meglio». A proposito di funzionalità, cosa pensa di traffico, aeroporto, tramvia? «Lascio le questioni nelle mani dei tecnici, anche se il passaggio di mezzi ingombranti in piazza del Duomo mi lascia perplessa». Come vede il centro storico, il salotto buono, in questo momento? «Vivo nella mia città, non sono cieca e sono consapevole dei problemi: sporco, abusivi, traffico. furti. Ma farsi pubblicità negativa non giova. Ambisco ai bello, la bellezza è un mosaico: se tu hai tessere splendide ma altre ingiallite e mal tenute, sarà difficile avere unimmagine di bellezza». A chi spetta migliorare i tasselli? «A chi amministra la città, a chi ci vive e a chi ne gode. Firenze è PatrimoniodellUmanità. Dovremmo ricordarcelo ogni mattina».