Siamo una delle città al mondo che conosce meglio il suo sottosuolo. Addirittura fino ad una profondità di 140 metri. Grazie ai rilievi, agli studi, ai dati raccolti negli anni dai satelliti e dai radar e che hanno fatto nascere, 40 anni dopo la porecedente, la nuova carta geologica del territorio di Firenze, con annessa la carta «litotecnica». Tante notizie, tante informazioni presentate ieri mattina nel salone dei Cinquecento, in occasione del convegno su «La conoscenza del sottosuolo fiorentino, per la protezione dai rischi geologici», organizzato dal Comune e dall'Università. E fra le notizie da prima fila ci sono quelle che riguardano la collina di San Miniato e i suoi movimenti franosi. Niente paura, dicono i geologi, ma occhi aperti, anzi apertissimi, perché il fenomeno delle crepe, dei dissesti, anche se minimi, va seguito e monitorato senza stancarsi. «Non è il caso di preoccuparsi - spiega il pro-fessor Nicola Casagli, direttore del Dipartimento di Scienze della Terra dell'università -ma ritengo che sia necessario mantenere la situazione sotto controllo». E i dati? Nel 2002, nella zona dove sorge il campeggio (a fianco e sotto il piazzale Michelangelo) gli spostamenti sono stati di 7 millimetri. La Chiesa di San Miniato è rimasta ferma, ma l'altra chiesa, «La Villanella» come la chiamava Michelangelo, e cioè la chiesa di San Salvatore (detta anche di San Francesco) si è mossa, sempre nel 2002, di 3,4 millimetri. Tutti dati precisi davvero al millimetro, spiega Casagli, visto che si tratta di tecniche di misurazione basate sull'interferometria radar (la riflessione delle micro onde sulle superfici), per esempio. Ma anche sull'installazione di «Tdr», una specie di radar a circuito chiuso, sistemato nel terreno; oppure di letture satellitari . «Non ci sono pericoli di crollo per gli edifici - continua Casagli - le uniche lesioni possibili possono riguardare le opere d'arte». A San Salvatore, per esempio, ci sono alcuni archi deformati negli anni. Ben diversa la situazione odierna di San Miniato e della collina da quanto succedeva qualche secolo fa: nel 1499, per gli smottamenti, crollò il campanile di san Miniato e anche quello di San Salvatore; nel 1547 ci furono frane in via dei Bardi, con case distrutte e vittime; ancora prima, nel 1294, il Villani, nelle sue cronache, descriveva la distruzione di una cinquantina di case con altre vittime ancora. La prevenzione? Drenare bene il terreno, spiega Casagli; avere un sistema di fogne funzionanti, che scarichino le acque pluviali, senza farle infiltrare. Il convegno ha permesso di fare il punto anche sulla falda freatica. Ne ha parlato il professor Giovanni Pranzini. Ebbene, rispetto alle misurazioni precedenti, relative al 1971, la falda si è innalzata mediamente di un metro e mezzo. Un innalzamento che non è un fenomeno negativo, ma anzi (a patto che non continui a livelli eccessivi come è accaduto a Milano, in alcune zone, allagando i piani cantina; ipotesi per ora, lonta-nissime da noi). E che è caratteristico dei centri urbani dove, sparendo o diminuendo le attività industriali (che «succhiano» acqua), diminuisce anche l'impoverimento delle acque nel sottosuolo.