Il presidente del Galm interviene nel discusso progetto di ristrutturazione di piazza Venturi Stefanoni: «L'intervento architettonico è l'unico utile per chi va in carrozzella o spinge un passeggino» GIUSEPPE STEFANONI A Piazza Silvio Venturi è al centro di un contestato progetto di ristrutturazioneIl presidente dei lesionati midollari si appella alla Soprintendenza di Verona perché in tempi brevi dica la sua sui lavori di sistemazione di piazza Silvio Venturi: «La rampa prevista nel progetto è l'unica soluzione al problema dell'abbattimento delle barriere architettoniche. Più si aspetta a realizzarla, maggiori sono i rischi che corrono le persone disabili, chiunque abbia difficoltà di deambulazione e le mamme con carrozzine e passeggini». Giuseppe Stefanoni è stato alla finestra in questi otto mesi di botta e risposta tra chi vuole dar corso al progetto di sistemazione della piazza del paese redatto dallo studio Arteco e chi invece lo osteggia. Non è entrato nel merito, e tanto meno lo fa oggi, se non per difendere la scelta progettuale di abbattere le barriere architettoniche con la realizzazione di uno scivolo che fiancheggia la gradinata della chiesa parrocchiale. E nel difendere questa soluzione architettonica, «esempio concreto di architettura universale perché tiene conto dei bisogni di tutti, o meglio crea pari condizioni di accesso e utilizzo per tutti», invita la Soprintendenza ai Beni ambientali e architettonici a «condividere e sostenere la proposta di realizzazione della rampa» e, soprattutto, a dire la sua in tempi brevi, «al fine di permettere di accelerare l'iter burocratico di questo progetto». Fino a che non si darà corso ai lavori, infatti, i disabili, le persone in difficoltà o le mamme con bimbi piccoli, se vorranno entrare in Comune dalla piazza dovranno continuare ad avventurarsi lungo la strettoia tra municipio e Palazzo Vescovile per utilizzare la rampa posta dietro il municipio. Peccato che quella strettoia sia trafficatissima, pur se a senso alternato. Il passaggio a raso muro è già pericoloso per un normodotato a piedi, figurarsi con una carrozzina o una sedia a rotelle. «Nell'ultimo periodo mi è capitato di sentire qualcuno contestare la rampa e farlo perché la sua realizzazione, comportando l'avanzamento dei gradini del Palazzo municipale, ne altererebbe l'aspetto. Tecnici dell'ultima ora azzardano ipotesi impraticabili, tipo un servoscala, ma c'è anche chi azzarda vagamente l'idea di un ascensore. Faccio presente», spiega Stefanoni, «che questi strumenti, se posti all'aperto e non custoditi, necessitano di continua manutenzione e sono sempre oggetto di vandalismi tali da renderli inutilizzabili e quindi non risolutivi del problema della mobilità per tutti». Stefanoni non guarda tanto in là per fare un esempio: «Il servoscala collocato alla Granguardia, a Verona, negli anni Ottanta ha funzionato una settimana. Ora, finalmente, con la costruzione di una rampa, tra l'altro molto bella e funzionale, si è risolto definitivamente il problema». Il presidente del Galm approfitta dell'occasione per invitare i professionisti e le amministrazioni pubbliche a un'etica universale in tema di progettazioni: «L'ultimo clamoroso esempio è stato il ponte di Calatrava a Venezia, inaccessibile per chi ha una disabilità e insidioso un po' per tutti. Progettato nel 2004, dovrebbe essere integrato addirittura da un'ovovia da centinaia di migliaia di euro, quanto bastava una rampa». «E nei paesi non va meglio», denuncia Stefanoni, «basta pensare alla norma che impone l'installazione dell'ascensore nei nuovi condomini con più di tre piani. Nel tempo che si perde a discutere sulla continuità o meno di garage e cantine col resto del fabbricato sono stati costruiti condomini senza ascensore, magari rendendo non comunicabili garage e cantine col resto della costruzione. E poi i dislivelli delle rampe, che anziché di 2 centimetri e mezzo diventano di 8 o di 10 centimetri, pendenze oltre il 15 per cento, strade pavimentate con sassi di fiume e corsie in pietra che agevolano solo chi cammina perché sono troppo strette». «Finalmente una progettazione per tutti», conclude Stefanoni, «mi auguro, nell'interesse comune, che possa diventare quanto prima realtà».