UDINE. «Tutelare il paesaggio rurale, riqualificandone le funzioni e la capacità produttiva, e rinnovare il ruolo di governo del territorio extraurbano, è una sfida sociale, ambientale e culturale cui la nostra società non può sottrarsi. Non solo: in prima persona mi farò garante dell'impegno di restituire dignità all'agricoltura, che deve recitare il ruolo che le compete nel panorama politico. In questo momento, sostenere che l'agricoltura è il settore primario più che una definizione è un ossimoro: sembra che l'agricoltura debba inchinarsi al cospetto di ogni altro settore, dal turismo alle attività produttive, ma chi ragiona in questi termini dimentica che il mondo rurale è la base di tutto, e che l'agricoltura non è solo la colonna vertebrale dell'economia del nostro passato, ma si propone anche come ancora di salvezza in questo momento di burrasche finanziarie. Quella della terra è un'economia reale, non esistono fondi spazzatura o speculazioni di stampo finanziario». Sono concetti forti, che delineano il pensiero politico dell'assessore regionale all'agricoltura, Claudio Violino, e che sono emersi nella giornata di apertura della 44 edizione di Agriest, rassegna che oggi a Udine Fiere vive la sua giornata conclusiva. E proprio stamane la Regione propone un convegno sul Programma di sviluppo rurale, fornendo le prime valutazioni e gli indirizzi futuri riguardo a questo importante strumento di pianificazione con validità dal 2007 al 2013. Valutazioni che si intrecciano con le indicazioni emerse appunto nell'incontro inaugurale, pure indetto dall'amministrazione regionale, sul tema "Senza terra! I rischi di una pianificazione territoriale poco ragionata per il futuro dello sviluppo rurale". Un convegno quello di venerdì scorso che ha messo l'accento proprio sui pericoli di una sempre maggiore sottrazione di terreno all'agricoltura a causa di una cementificazione lasciata proliferare senza un'adeguata regolamentazione urbanistica. «Occorre considerare - ha aggiunto Violino - che il fattore terra, inteso come territorio coltivabile, è un patrimonio da non disperdere; non ci possiamo infatti lasciar sfuggire altre aree, se teniamo conto che negli ultimi vent'anni il 25 per cento della superficie rurale è già stata sacrificata sull'altare del progresso». «Purtroppo ancora - secondo Violino - nei Piani regolatori comunali il valore del suolo viene considerato di basso profilo e marginale rispetto alle aree edificate e produttive; lo sviluppo dev'essere invece equilibrato e calibrato con le esigenze dell'ambiente». Anche perchè il paesaggio rurale costituisce la parte preponderante del nostro paesaggio (rappresenta 75 per cento della superficie complessiva del Friuli Venezia Giulia) e assieme al territorio forestale rappresenta un elemento fondamentale di interconnessione tra attività umana e sistema ambientale. E - come hanno già riferito le cronache - prima di Violino avevano parlato dei rischi della cementificazione selvaggia Luca Bulfone, direttore centrale della Direzione risorse agricole, naturali e forestali del Friuli Venezia Giulia; Giulio Colomba, presidente del comitato dei garanti di Slow Food; e Corrado Barberis, presidente dell'Istituto nazionale di sociologia rurale. Difesa, quindi, delle campagne, che significa anche difesa delle produzioni di qualità - e la nostra regione ne vanta parecchie -, delle opportunità per il turismo rurale e della nostra salute. Quindi, con indubbi benefici per tutti. «Proprio per questo occorre una pianificazione territoriale di tipo federalista, che non parta dall'alto ma dalle proposte, capacità e convergenze delle componenti interessate, per creare un piano che, nel rispetto del territorio, risponda anche alle aspettative del mondo rurale», ha detto l'assessore regionale alla Pianificazione territoriale, Federica Seganti. La quale ha poi osservato che il Piano urbanistico regionale risale al 1978 ed è ormai superato, avendo esaurito le sue potenzialità. È quindi necessario pensare a un nuovo strumento di governo del territorio, che consideri anche le esigenze del mondo rurale. Un piano che tenga conto del patrimonio paesaggistico ma che consideri l'esigenza di ridurre i vincoli e le lentezze burocratiche che frenano lo sviluppo dell'agricoltura. Il Codice regionale dell'edilizia, che sarà presentato dall'amministrazione regionale in febbraio, terrà già conto - è infine emerso - delle problematiche dell'edificazione nell'ambito agricolo, per consentire il recupero dei fabbricati rurali, possibilmente con tecniche di bioedilizia, al fine di poter procedere al ripristino dell'ambiente e del paesaggio della tradizione.
UDINE - Salviamo i campi dal cemento
L'assessore regionale all'agricoltura, Claudio Violino, ha sottolineato l'importanza di tutelare il paesaggio rurale e di riqualificare le funzioni e la capacità produttiva dell'agricoltura. Ha anche enfatizzato l'importanza di un piano di sviluppo rurale che tenga conto delle esigenze del mondo rurale e del patrimonio paesaggistico. Violino ha criticato la cementificazione selvaggia e ha sottolineato che il valore del suolo deve essere considerato di alto profilo e non marginale. Ha anche sottolineato l'importanza di una pianificazione territoriale di tipo federalista che consideri le esigenze del mondo rurale e del territorio.
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