La sentenza della Corte europea su Punta Perotti non può non essere accolta con profondo sollievo da chi crede nello Stato di diritto, fondamento insostituibile di una libera democrazia. Essa infatti (in significativa sintonia con la pronuncia della Corte Costituzionale che ha restituito il Petruzzelli ai suoi proprietari), finalmente sanzionando l'incredibile schizofrenia di una pronuncia giudiziaria che nel mentre assolveva gli imputati, li puniva con la pena pesantissima di una onerosissima confisca, ha restituito valore a quei diritti di proprietà e di libera impresa che sono aspetti essenziali della libertà nel suo complesso, finalmente risarcendo non soltanto il danno, ma anche il dolore di un'autentica violenza; ha inferto una sonora lezione ai troppi movimenti del «no» a tutto ed al contrario di tutto, professionisti dell'esposto e del sit.in, portatori di un oscurantismo reazionario, fanatico ed ossessivo che si traduce sovente in manifestazioni di autentica cattiveria; ha inflitto una sonora battuta d'arresto ad un andazzo giudiziario che sostituisce il diritto con l'ideologia, utilizzando qualsiasi cavillo per infliggere sequestri e confische, nel segno del più oppressivo ed invasivo dei pan-penalismi. Essa postula quindi una rapida revisione di una legislazione le cui forzature consentono a tali abusi addirittura di passare il vaglio della nostra Suprema Corte, al termine peraltro di un percorso giudiziario tutto a zig-zag in cui ogni passaggio smentisce gli esiti del precedenti, a conferma di quanto sia diventata approssimativa, aleatoria e faziosa, e quindi necessitata di drastiche riforme, la giustizia italiana. Di essa non potrà non giovarsi, con una ritrovata certezza del diritto, la nostra economia, a cominciare da quella barese che una ben nota schiatta di Magistrati ideologicizzati espone ogni giorno a prevaricazioni di ogni tipo, che hanno colpito - per esempio gli stabili di Lama Balice come il cantiere di Piazza Battisti, senza alcun riguardo per i danni incalcolabili così inflitti a famiglie ed imprese ree soltanto di avere investito in assoluta buona fede i frutti del proprio lavoro, ipotecando anche quelli avvenire. Quel che non è accettabile è che a pagare il prezzo di simili violenze sia un popolo innocente ed ignaro, italiano o soltanto barese che sia, e non chi ne porta, con le sue sentenze che De Andrè definirebbe «un po'originali», la responsabilità. Quel che comunque conforta è constatare che esiste - sia pur soltanto a Bruxelles - ancora un giudice che sappia distinguere il diritto dal libretto rosso di Mao o financo dalle scemenze e dall'esibizionismo del primo pseudo- ambientalista di passaggio pronto a passare all'incasso di qualche Assessorato o di qualche consulenza. Quel che sconforta invece è che chi si beava, dinanzi alle macerie della tanto agognata demolizione, degli applausi delle "tricoteuses", invece di chiedere dignitosamente scusa, possa oggi far finta di star passando di lì per caso, facendosi ancora una volta beffa dell'intelligenza e della memoria dei baresi.