Noto. Il barocco del Sud-Est traccia il suo primo bilancio, nel quale non mancano luci e ombre. Loccasione è il convegno che si svolge oggi, a partire dalle 10,30, nella cornice del teatro comunale di Noto «Vittorio Emanuele» e dedicato al rapporto tra larchitettura, il paesaggio e luomo. Sullo sfondo loro, i «magnifici otto»: Noto, Palazzolo, Modica, Scicli, Ragusa, Catania, Militello di Catania e Caltagirone. Un incontro promosso per celebrare il quinto anniversario dellinserimento nella «World heritage list» dellUnesco del Val di Noto, che sarà concluso da Salvatore Settis, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali. Il convegno, dal titolo «Cera una volta il Sud Est» - promosso nellambito del Festival del paesaggio e ideato da Costanza Messina che presenta assieme a Nino Milazzo - vede la partecipazione del ministro dellAmbiente, Stefania Prestigiacomo, del vicepresidente della Regione siciliana e assessore al Turismo, Titti Bufardeci, del presidente della Provincia di Siracusa, Nicola Bono, già sottosegretario ai Beni culturali, i quali apriranno il dibattito con i protagonisti del riconoscimento Unesco 2003: lallora assessore regionale ai Beni culturali, Fabio Granata, lex sindaco di Catania, Enzo Bianco, il presidente di Confindustria, Ivan Lo Bello, e lex primo cittadino di Modica, Piero Torchi. Saranno loro a illustrare il progetto di rinascita del Sud-Est siciliano a 5 annidi distanza dalla sua nascita. Questo percorso ha vissuto fasi alterne, come evidenzia Giambattista Bufardeci. «Il bilancio non è del tutto positivo - spiega il vicepresidente della Regione - poiché il riconoscimento Unesco è una premessa, non un traguardo. Una tappa di un viaggio molto più lungo, che linserimento nella lista dei siti patrimonio dellumanità agevola ma non conclude. Oggi tutte le attività di promozione devono avere quale fondamento il concetto che tutti i Comuni del Val di Noto non siano luno contro laltro, ma luno a sostegno dellaltro». Questa la logica dellassessorato al Turismo, che lavorerà a una strategia comune in cui pubblico e privato siano assieme sul piano della promozione del patrimonio. E di luci e ombre a cinque anni dalla nascita del Sud-Est parla anche il presidente della commissione Cultura del Pdl, Fabio Granata. Che plaude allintuizione del primo distretto culturale italiano, da lui fortemente voluto per creare le condizioni di una valorizzazione moderna di un patrimonio culturale immenso quale è quello del Val di Noto. «Per la prima volta - dice - abbiamo mostrato il volto della Sicilia costituito da un paesaggio culturale unico, esaltato attraverso innovativi strumenti di comunicazione come la coproduzione seriale intitolata a Montalbano o come il Festival del paesaggio. Oggi si celebrano queste luci ma non solo». Le «ombre», infatti, sono fatte di ritardi e mancata attuazione di sistemi avviati sulla carta. E a tal proposito Granata fa cenno alla sua legge che ha sciolto le Aziende provinciali per il turismo per dar vita ai «Distretti turistico-culturali» per la valorizzazione delle eccellenze non sulla base di differenze geografiche ma tematiche. «Basta con i campanilismi sterili - aggiunge Granata -. Abbiamo in fieri la possibilità di far leva su un concetto di Sud Est che implica anche una nuova visione del mondo, come metafora di qualità e dolcezza del vivere». Uno sguardo al passato per gettare nuove basi per il futuro del sistema turistico è poi quello di Ivan Lo Bello, che accenna alla condizione che diede vita al riconoscimento Unesco per il Val di Noto: lo sforzo collettivo. «La sinergia tra pubblico e privato - afferma - è stato lelemento di novità che ha portato al riconoscimento Unesco il quale, a sua volta, ha fatto da leva per quello di Siracusa e Pantalica. Quella capacità di convergenza tra pubblico e privato si è affievolita nel corso di questi cinque anni ed è quello che rilevo oggi: la difficoltà a trovare una comune condivisione tra i due settori. Tuttavia, i segnali che stanno emergendo fanno ben sperare e lidea di un nuovo sviluppo del territorio che coniughi oltre allaspetto meramente di promozione turistica anche lintegrazione economica è quello a cui si dovrà mirare. Lo dimostra il rinnovato interesse degli imprenditori. Occorre ripartire da qui, dalla pianificazione strategica e dal recupero delle vecchie sinergie». Sui progetti nuovi per rilanciare il territorio si sofferma il padrone di casa di oggi: il sindaco Corrado Valvo. Che un successo post-Unesco lo ha ottenuto: lincremento dei flussi turistici e la nuova immagine di Noto, capitale del Barocco. «La prima fase si è conclusa - dice adesso occorre lavorare ai servizi, puntare sul resto del territorio netino che possiede tesori da valorizzare appieno quali la Villa del Tellaro e larea archeologica di Eloro». Ricominciare, dunque. Nel segno dellUnesco.