CERTOSA. Forse le vibrazioni dei mezzi pesanti che solcano ogni giorno la provinciale, circumnavigando il Monastero. O forse l'incuria, la mancanza di una manutenzione costante, il peso dei secoli che ha indebolito i mattoni quattrocenteschi. A far crollare, come un castello di carte, parte dell'antica recinzione della Certosa, potrebbero essere state entrambe le cose. Ieri, poco dopo mezzogiorno, un operaio dell'impresa inviata dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici della Lombardia ha transennato la zona, per evitare pericoli agli automobilisti. E forse anche per impedire libero accesso a chiunque. Gli antichi mattoni potrebbero accendere qualche interesse, come è accaduto per i resti della Torre civica di Pavia. «Mi auguro che anche il resto della recinzione, venga ora controllato e, dove serve, puntellato - si augura l'architetto Letizia Galli che vive a Certosa e insegna restauro architettonico al politecnico di Milano -. Per fortuna non è caduto anche l'ambone, molto più pesante». L'operaio che allinea le transenne lungo il ciglio della strada guarda il profilo di ciò che resta in piedi del muro. Pende vistosamente verso l'interno, verso i campi che appartengono al Monastero. «Se dovesse crollarne un altro pezzo - dice un residente di via Monumento - cadrebbe nel campo, come è accaduto in passato. Qui comunque non siamo preoccupati. Non è pericoloso come sulla provinciale dove lo spazio tra la strada e il muro è ridotto». Indica le auto in sosta. Le separa dal muro un ampio fossato. «Sulla provinciale il traffico è intenso - confermano anche all'albergo-ristorante Milano, sul lato opposto al fossato -, ma lì i pedoni non passano. Rischiano di essere investiti dalle auto. In questa zona invece la recinzione sembra in buono stato. Questa mattina sono venuti per un sopralluogo anche i vigili del fuoco. «Abbiamo allertato i vigili la sera stessa del crollo, ma anche il Demanio, proprietario dell'area, e la Soprintendenza che si occupa della gestione del monumento - spiega il sindaco di Certosa, Bruno Garlaschelli -. Il perimetro attorno alle campagne coltivate per conto dei frati è lungo e ora andrebbe tutto ricontrollato». Quel tratto, inoltre, subisce le continue vibrazioni delle auto e dei mezzi pesanti che transitano quotidianamente. «Ci si metta poi l'invecchiamento fisiologico dei materiali, che se non curati subiscono danni come un organismo vivente, e il rischio aumenta...» conclude l'architetto Galli.