Pressoché unanime è stata la reazione del piccolo mondo dei Sovrintendenti e dei Conservatori di fronte alla proposta del nuovo Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi di istituire una nuova Direzione per la Valorizzazione dei Musei. Pubblichiamo il saggio di Cesare De Michelis che appare sul periodico «Arte In», bimestrale di critica e di informazione delle arti visive, in questi giorni in edicola. Pressoché unanime è stata la reazione del piccolo mondo dei Sovrintendenti e dei Conservatori di fronte alla proposta del nuovo Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi di istituire una nuova Direzione per la Valorizzazione dei Musei, chiamando al Ministero un manager proveniente dalla distribuzione di beni di largo consumo. Affidandosi alle parole di Salvatore Settis, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, i più si sono preoccupati di sottrarre a ogni possibile «mercificazione » beni e valori che andrebbero soprattutto «tutelati», riaprendo così un confronto e una contrapposizione che si ripetono identici da più di un quarto di secolo. Da un lato resiste, apparentemente immobile, un'idea della cultura e dell'arte - delle sue opere e delle sue testimonianze - che ha radici nell'antica tradizione idealista e sostiene la priorità del valore di bellezza e di conoscenza che è loro proprio, e di conseguenza la necessità di favorirne la fruizione senza ostacoli di natura sociale o economica; discende da qui la gratuità dei servizi bibliotecari, garantita da specifici interventi legislativi, e la politica di contenimento dei prezzi dei biglietti d'accesso ai musei statali o più generalmente pubblici. Dall'altro lato si fa presente che sempre più urgente è la raccolta di ingenti risorse economiche destinate al settore e di rigorosi criteri di scelta per deciderne l'utilizzazione, ed è sempre più straordinaria la crescita della domanda e quindi dei «consumi» culturali, che, in sintonia con la trasformazione radicale dei sistemi informativi e dei processi formativi, rivela approcci nuovi e diversi al mondo dell'arte, nei quali conoscenza e divertimento si mescolano e si confondono, mentre acquistano importanza la novità e l'originalità delle proposte, la loro stessa promozione, cosicché il prezzo è sempre meno sentito come una barriera, ma piuttosto come misura del valore di ciò che si riceve. Di questo nuovo panorama fanno parte le mostre d'arte che hanno conquistato un pubblico anche di svariate centinaia di migliaia di persone ciascuna, le serie editoriali sull'arte diffuse in edicola a partire dagli antichi «Maestri di colore» negli anni sessanta, i concerti e gli spettacoli di massa, i bookshoop museali e più in generale la crescita del turismo nelle città d'arte con quel che ne segue. Non bastasse, l'idea stessa di «bene culturale» si è enormemente estesa nel corso del secondo Novecento, coinvolgendo le cosiddette arti minori, le tradizioni popolari, gli stessi beni naturali, a partire dagli stessi paesaggi, cosicché la tutela è diventata anch'essa sconfinata. Infine lo sviluppo dell'industria culturale e della comunicazione nell'età della globalizzazione ha restituito, accanto al valore storico ed estetico, nuovo e crescente valore economico ai beni culturali, valore quest'ultimo mai chiaramente riconosciuto e forse ancor oggi più potenziale che reale, sufficiente comunque a suggerire metafore, come quella dei «giacimenti culturali », rapidamente diffusesi. Ci voleva l'alibi dello scontro ideologico tra destra e sinistra per ridare apparente legittimità alla polemica contro la mercificazione del-l'arte e alla retorica moralista che la sostiene, giacché indirizzi non diversi da quelli del ministro Bondi caratterizzano in questi stessi anni scelte e comportamenti ormai generalizzati sia in sede locale che in sede internazionale: all'economia dell'arte dedica un'autorevole rivista un gruppo di studiosi di inequivocabile formazione socialista e militanti a sinistra, nel marketing delle mostre, degli spettacoli e degli eventi sono impegnati tutti gli amministratori delle città d'arte, da Torino a Milano, a Venezia, a Firenze, a Roma, a Napoli, i quali si contendono sponsor e mecenati, offrendo loro ogni occasione di visibilità e persino di diretta pubblicità. La scandalizzata reazione di Salvatore Settis e dei suoi sostenitori è apparsa, dunque, come una presa di posizione politica e partitica senza alcun fondamento reale. Tener lontano il mercato dai beni culturali è obiettivo semplicemente e inequivocabilmente «reazionario », nel senso che contraddice tutto quanto si è fatto nel settore a partire dai primi anni ottanta e persino molte delle tesi sostenute in altra sede dallo stesso Settis nel corso del tempo. La valorizzazione del patrimonio artistico nazionale è questione di grande importanza e di straordinaria urgenza più volte affrontata in sede ministeriale, a partire dai tempi del ministero di Alberto Ronchey, ma sempre fermata da una burocrazia impreparata ai nuovi compiti che le toccherebbero; più efficacemente portata avanti nelle sedi comunali, dove le resistenze conservatrici erano più deboli, anche in questo caso, comunque tra mille incertezze e contraddizioni. Com'era prevedibile lo scontro fuori tempo si è chiuso in fretta e la Direzione generale alla Valorizzazione è poi stata varata con l'assenso persino dei suoi oppositori, che si sono accontentati di qualche precisazione a verbale per salvare la faccia. Ora, però, viene il momento delle iniziative e delle scelte, le quali dovranno essere attentamente seguite e discusse, non perché Mario Resca, che ne sarà il responsabile, non ne sia capace, ma perché troppo povera e fragile è l'esperienza finora accumulata sul campo, e, tanto più in questo caso, le teorie vanno prudentemente verificate alla prova dei fatti. In coda L'industria culturale ha visto crescere negli ultimi anni il suo valore economico
Il consumo della cultura e il ruolo del mercato
Il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha proposto l'istituzione di una nuova Direzione per la Valorizzazione dei Musei. La reazione del piccolo mondo dei Sovrintendenti e dei Conservatori è stata preoccupata per la mercificazione dei beni culturali. Salvatore Settis, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, ha espresso preoccupazioni sulla tutela dei beni culturali e sulla necessità di favorire la fruizione senza ostacoli. Tuttavia, l'idea di bene culturale si è estesa nel corso del secondo Novecento, coinvolgendo le arti minori, le tradizioni popolari e i beni naturali. Lo sviluppo dell'industria culturale e della comunicazione ha restituito valore economico ai beni culturali.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo