Il Coordinamento di comuni e province è la nuova cordata anti-base «Sul Dal Molin non siete soli. Noi oggi costituiamo una rete internazionale delle città amiche di Vicenza e ci batteremo perché la questione venga riconsiderata». Nuova cordata anti-base a sorpresa, a pochi giorni dall'inizio ufficiale dei lavori al Dal Molin. Dopo la lega delle parlamentari contro la Ederle 2 (di cui si è persa ogni traccia) e dopo fior fiore di gruppi politici e civili nati ad hoc per fermare il progetto militare a stelle e strisce, a demolizioni iniziate, ora si fanno avanti le istituzioni. E per la precisione il Coordinamento nazionale enti locali per la pace e i diritti umani che ieri ha scelto proprio Vicenza per la prima riunione della nuova presidenza. Fondato nel 1986, il Coordinamento raccoglie 705 enti tra comuni, province e regioni italiane, che rappresentano 40 milioni di italiani: presieduti dal presidente della Provincia di Perugia Giulio Cozzari e coordinati dal direttore dell'Elp Flavio Lotti, i rappresentanti dei quarantacinque enti che costituiscono la presidenza del coordinamento hanno accolto così il nuovo membro, Achille Variati, donandogli uno a uno il gagliardetto del proprio ente, come segno tangibile di solidarietà e vicinanza. «Sono davvero colpito dal calore con il quale l'Elp ha preso a cuore il caso di Vicenza spiega il sindaco a margine dell'incontro - ; noi vicentini ci siamo quasi abituati a proseguire in questo confronto in grande solitudine e con tanti silenzi della politica nazionale. Sentire tante città italiane dirsi oggi onorate di essere amiche di Vicenza rinforza me e tutti i cittadini che vorrebbero uscire da questa vicenda a testa alta. Mentre sembrano esaurirsi le vie istituzionali del confronto e dell'approfondimento, anche ambientale, il sentire oggi la loro presenza dà anche fisicamente il senso di una solidarietà che si è formata attorno ad un progetto». E ancora: «Oggi Vicenza sta diventando un simbolo prosegue il primo cittadino - : molti valori e molte speranze s'intrecciano sulla vicenda della base militare. Forse idealmente essere amici di Vicenza in questo momento vuol dire essere amici di un nuovo diritto delle città che qui è stato o pare sia stato violato. La vertenza avrà tempi lunghi, ma ricordiamoci che anche a Comiso i lavori erano addirittura iniziati, poi le cose sono cambiate». Insomma, l'ufficializzazione che la battaglia non è né persa né tanto meno terminata. In previsione, poi, oltre alla rete internazionale, anche un grande evento cittadino, per ora top-secret. «Come per Guantanamo aggiunge Lotti - e come per Comiso, in questo particolare clima internazionale sottolineato anche da Obama, anche la decisione su Vicenza potrebbe essere rivista». Sull'iniziativa, però, fioccano già le critiche dell'opposizione: «Da oltre 50 anni gli americani sono a Vicenza a dimostrazione di una solida e duratura amicizia e nessuno ha mai protestato per questo tuona Maurizio Franzina (Pdl) - . Oggi, invece, il nostro sindaco gira l'Italia per far credere che siamo invasi da marines che ci assediano e che vogliono militarizzare la città del Palladio. E qualcuno, pure, ci casca. Non farebbe meglio la nostra amministrazione, ad occuparsi di come incrementare il turismo piuttosto di come accrescere la venuta a Vicenza di contestatori da tutta Europa?». Sempre in tema Dal Molin, però, c'è un'altra questione che tiene banco in questi giorni: il «tradimento» che Franco Giordano, ex segretario di Rifondazione comunista, racconta a proposito dell'ex ministro della Difesa Arturo Parisi. Secondo l'ex leader Prc «nei mesi precedenti» al via libera alla base, l'allora responsabile della Difesa e altri ministri a lui vicini «avevano sollecitato la mobilitazione popolare a Vicenza, al fine di rendere impossibile l'ampliamento della base, salvo poi decidere diversamente». Accuse destinate a far discutere. S.M.D. A Palazzo Trissino Il Coordinamento ieri a Vicenza