La Regione vara il nuovo regolamento del commercio che spalanca le porte ai centri commerciali cosiddetti di "medie dimensioni", quelli grandi fino a 2.500 metri quadri. E Palazzo Vecchio s' infuria. Nel testo licenziato dalla giunta regionale il 29 dicembre c' è scritto che i Comuni toscani sono obbligati a concedere le autorizzazioni per aprire medie strutture commerciali - supermarket, librerie o negozi d' abbigliamento grandi da 250 a 2.500 metri quadri come l' Esselunga del Campo di Marte o l' Edison di piazza Repubblica o gli store d' abbigliamento Stefanel - nel caso di «concentrazione di esercizi di vicinato localizzati sul territorio comunale attivi da più di un anno i cui titolari si costituiscano associazione». Un Comune dunque è tenuto a dare l' ok ad un centro commerciale nel momento in cui più negozi di piccole dimensioni (alimentari e non) aperti da più di un anno si mettono insieme e chiedono un permesso. Con un particolare: se si associano un fruttivendolo dell' Isolotto grande 30 mq, una libreria del centro da 50 mq e un negozio d' abbigliamento che lavora a Novoli in un fondo di 100 mq, l' autorizzazione che il Comune è tenuto a dare non è data dalla somma reale dei tre negozi, ma ciascun piccolo negozio deve "misurare", secondo il testo regionale, 250 metri quadri a prescindere dalle dimensioni effettive. Si ottiene il paradosso che tre negozi grandi in tutto 180 mq possono associarsi e ottenere un' autorizzazione per un esercizio commerciale grande 750mq localizzato in un qualsiasi fondo del territorio comunale, anche nel centro storico. Dieci negozi di 20 metri quadri l' uno potrebbero trasformarsi in un unico centro da 2.500. E c' è anche la possibilità di acquisire le licenze: un grosso operatore può ad esempio comprare 5 licenze di negozi da 30 metri quadri l' uno aperti in questo caso da più di tre anni e così chiedere al Comune un permesso per un centro commerciale grosso 1.250 metri quadri, come le Coop e le Standa del centro di Firenze. Una sorta di "moltiplicazione" dei grossi negozi che manda su tutte le furie l' assessore al commercio di Firenze Silvano Gori: «E' una follia, corriamo il rischio di avere la città invasa di centri commerciali, scompare tutta la nostra capacità di pianificazione, sia commerciale che urbanistica visto che per aprire un piccolo negozio non serve l' autorizzazione, basta presentare una Dia», fa notare l' assessore ricordando che a Firenze esiste un vincolo per il centro storico, in cui non si possono aprire negozi più grandi di 400 mq. «Si pone un problema enorme», ragiona Gori, che venerdì ha riunito gli assessori al commercio dei Comuni dell' area fiorentina e ora chiede alla Regione di cambiare il regolamento inserendo almeno una sorta di «salvacondotto» per Firenze. Si arrabbia pure la Confesercenti fiorentina: «Si apre la porta all' anarchia pura», teme Valerio Brogelli. L' assessore regionale al commercio Paolo Cocchi difende la manovra: «Piace alla grande distribuzione, la Confesercenti toscana non mi ha mai posto problemi e nemmeno l' associazione dei Comuni ha sollevato il dubbio, c' è una specificità solo fiorentina», pensa l' assessore che è disponibile ad un dialogo ma chiede «tempi brevi e modifiche non di grossa portata» per non esser costretto a riaprire un nuovo lungo tavolo di concertazione. Lo stesso regolamento regionale prevede anche altre norme che suscitano polemiche: scompare il tetto delle 20 domeniche l' anno di apertura dei negozi. Il testo dice che a Firenze, anche in periferia, si può aprire sempre, e la cosa non piace ai sindacati che sono pronti a dare battaglia. Polemiche anche sulla data obbligata d' inizio dei saldi e sull' obbligo di avere parcheggi anche per le gallerie d' arte. Torna ai risultati della ricerca
TOSCANA - URBANISTICA: Più facile aprire un supermercato
La Regione Toscana ha varato un nuovo regolamento del commercio che consente ai centri commerciali di "medie dimensioni" (250-2.500 metri quadri) di aprire in città, anche in zone storiche. I Comuni devono concedere le autorizzazioni per questi centri commerciali se i negozi di piccole dimensioni (alimentari e non) aperti da più di un anno si associano e chiedono un permesso. Il regolamento prevede che i piccoli negozi debbano "misurare" 250 metri quadri a prescindere dalle dimensioni effettive, il che potrebbe portare a centri commerciali grandi 750mq in zone storiche.
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