E Rachele Furfaro annuncia: "Una sfida che è stata vinta. Teatro Festival partirà da qui con gli spettacoli più importanti" Luciano Schifone nella veste del melomane prima che di consigliere comunale di An Sorride sulla soglia della rinnovata sala, limpressione è che in pochi altri luoghi si senta a suo agio come qui. Per Gioacchino Lanza Tomasi, ultimo soprintendente del San Carlo, «i lavori erano indispensabili, questo teatro andava dritto verso la chiusura per decadenza. Si stava inesorabilmente logorando: ma è il destino delle grandi "fabbriche" quello di essere di tanto in tanto rinnovate». A pochi passi un altro ex soprintendente, Francesco Canessa: «Questa sala mi ha sempre dato una grande emozione. Ogni volta che ho avuto problemi, che ho attraversato momenti difficili, mi è bastato entrarci perché tutto fosse superato. Lo stesso auguro ai miei successori». Il presidente della Regione, Antonio Bassolino, sale le scale in compagnia della moglie, la senatrice Annamaria Carloni: «Stasera ritrovo un teatro di una bellezza unica: la Regione ha speso cinquanta milioni per questi lavori e i risultati sono sotto gli occhi di tutti», sottolinea il governatore. E aggiunge: «Si parte nel migliore dei modi, si rilancia la città». Per Rachele Furfaro, presidente della Fondazione Campania dei Festival, «vanno soprattutto lodati i tempi di realizzazione: ho visitato il cantiere nel giorno dellEpifania e ora sembra incredibile che il teatro sia già pronto. È molto importante aver raccolto questa sfida e averla anche vinta. Il San Carlo - ricorda la Furfaro - sarà anche il cuore del Napoli Teatro Festival Italia. Da qui partiremo e qui si terranno gli spettacoli più importanti». Loccasione merita un entusiasmo bipartisan. Luciano Schifone, che almeno stasera preferisce definirsi prima un melomane e poi un consigliere comunale di Alleanza nazionale, ricorda che il San Carlo «venne costruito in otto mesi nel 1737 e oggi in un periodo ancor più breve è stato restaurato. È come se il Massimo recuperasse il suo spirito originario, come se questo restauro fosse una citazione. Non dimentichiamo che è il teatro lirico più antico e più grande del mondo: la città deve tornare a sentirsene orgogliosa». Ma ecco arriva anche laffondo politico: «Cè voluto un commissario per fare ciò che con la normale amministrazione non si riusciva a fare: finalmente da Napoli parte un segnale positivo, se ne sentiva un disperato bisogno». Ma in una serata come questa non si può non parlare anche di look e di eleganza. Carlo Guardascione, direttore della comunicazione dellIdis ma anche ex collaboratore di Yves Saint Laurent, se ne sta ritto sulle scale, linvito tra le mani, in attesa che lo spettacolo cominci. Abito di velluto blu notte con gilet, occhiali da vista infilati nel taschino, sciarpa di seta e camicia candida vistosamente aperta sul petto. Accanto a lui, linseparabile collega Barbara Magistrelli. «Vedo pochi smoking stasera, e questo mi fa piacere», dice Guardascione. «Il "Peter Grimes"? Non mi spaventa la durata, è unopera bellissima». Manca pochissimo allapertura del sipario. Davide Azzolini, direttore del Napoli Film Festival, entra in teatro spaccando il minuto. «Deve farci riflettere il fatto che in sei mesi si sia risolto un problema lungo trentanni», dice. «E che per farlo siano state impiegate ingenti risorse locali. Segno che quando si vogliono fare le cose, si fanno. Speriamo bene anche per gli altri problemi della città, nel campo della cultura come in altri campi».