Il critico guiderà anche la Biennale del Whitney Per la prima volta un italiano è stato chiamato alla guida della Biennale del Whitney Museum di New York. E uno dei più importanti musei americani che nella sede di Madison Avenue organizza una Biennale interamente dedicata allarte e agli artisti contemporanei americani. A guidarla arriva - a sorpresa - un italiano: Francesco Bonami, ex direttore di una contestata edizione della Biennale di Venezia, amato e odiato per taglienti giudizi sui movimenti del nostro paese contenuti in un volumetto dal titolo Lo potevo fare anchio. Ovviamente è stato subito detto che è «americano». Lui replica dicendo che si sente molto italiano, anche se da ventitré anni vive negli Stati Uniti. Come e quanto è «americano» lo vedremo nel 2010, lanno dellappuntamento con la Biennale del Whitney, importante anche perché cadrà il settantacinquesimo anniversario della manifestazione. Al contempo Francesco Bonami dovrà far nascere il nuovo museo veneziano di arte contemporanea di Punta della Dogana. François Pinault pochi giorni fa gli ha affidato il compito di preparare e allestire con Alison Gingeras la prima esposizione che si terrà, nel mese di giugno, a Punta della Dogana, in un edificio che sta restaurando larchitetto giapponese Tadao Ando. Lesposizione coinvolgerà simultaneamente Palazzo Grassi, a testimoniare limpegno della François Pinault Foundation nei confronti della città e della cultura contemporanea. La scelta di Bonami è arrivata proprio mentre si raccontano meraviglie degli spazi ottocenteschi che Tadao Ando sta rinnovando, quasi in gran segreto, rendendoli idonei ad accogliere una selezione di opere della collezione Pinault. Dopo anni di polemiche è arrivato il momento del recupero di questa celebre punta triangolare prospiciente il Bacino di San Marco, ora destinata a diventare un cuore della contemporaneità. Ha spiegato Ando: «Questo palazzo galleggia sullacqua fin dal quindicesimo secolo. La mia intenzione è farlo galleggiare sullacqua verso il futuro. E un palazzo molto antico ed è stato molto difficile studiarne la storia in modo da conservarne la struttura originale ed innovarla verso il futuro. Utilizzerò un materiale del XX secolo come il cemento armato che inserirò in questa cornice di strutture che risalgono al XV secolo». Appuntamento a giugno dunque, tra la restaurata Punta della Dogana e Palazzo Grassi, con un unico percorso artistico: unindagine più intima, privata, da una parte, e uno sguardo rivolto al mondo esterno dallaltra. Di fronte a queste promesse, a questo che si annuncia come un grande evento della contemporaneità quasi in concorrenza con la Biennale di arti visive, in un certo ambiente artistico italiano si respira però scetticismo. Il dubbio è seminato dallultimo mostra di Palazzo Grassi, "Italics" curata proprio da Francesco Bonami: non ha avuto grandi riscontri di critica o di pubblico. Ma davanti a qualsiasi contestazione, soprattutto sui visitatori, Bonami è pronto a replicare: «Con "Italics" possono esserci stati dei problemi. Ma questa esposizione non è come "Roma e i Barbari". Anche se durante le feste abbiamo avuto mille visitatori al giorno non ha lo stesso richiamo. Ed è stata in cartellone nel periodo invernale, con lacqua alta in città. A me il pubblico interessa molto ma quello che bisogna guardare è la qualità. Secondo me "Italics", al di là di critiche e polemiche con gli artisti, con i quali cè stata, riconosco, una polemica sterile, anche da parte mia, che ha creato una situazione beckettiana, era una mostra di qualità. Pinault ha visto un lavoro serio e quindi si è fidato nellaffidarmi il lavoro legato a Punta della Dogana». Non vuol essere, almeno sulla carta, in concorrenza con la Biennale di arti visive che si terrà negli stessi giorni ed è curata da Daniel Birnbaum. Sostiene Bonami che la collezione Pinault è «storica» ed ha una «missione» completamente diversa da quella della Biennale: «E di arte contemporanea ma è più museale, verranno presentate anche più opere degli stessi artisti. E una cosa completamente diversa. Ma dalla coabitazione nascerà una grande forza». Su questo non vi sono dubbi. Tra meno di sei mesi Venezia tra i Giardini e Castello e le Corderie, sedi della Biennale, Punta della Dogana e Palazzo Grassi, ma anche Palazzo Venier dei Leoni, che ospita la Guggenheim e altre mostre allestite in laguna, diventerà davvero la capitale mondiale della contemporaneità, come poche volte è accaduto. Della collezione Pinault Francesco Bonami e la Gingeras stanno selezionando artisti storici (Penone, Cattelan, Hirst...) e molti giovani. E al contempo Bonami lavora alla selezione della Biennale del Whitney: una sessantina di artisti, anche qui con una parte «storicizzata». E una battuta finale: «Mi sento come Trapattoni che allena lIrlanda. E una sfida». Chissà se Bonami riuscirà a passare il turno tra Venezia e New York.