Sullo schermo del georadar mobile le linee rette diventano curve, quando registrano l'impatto tra le onde magnetiche e le murature di duemila anni fa. I quadratini sul video del tomografo elettronico invece si colorano di rosso allorché variano i materiali intercettati, considerato che cambia il loro potenziale elettrico, ovvero la quantità di energia posseduta dai corpi e la loro resistenza. Misure sofisticate con altrettanto sofisticati strumenti, appunto un georadar e un tomografo, per tracciare la mappa completa della Basilica, ancora coperta da sette, otto metri di fango dell'eruzione del 79 dopo Cristo, negli scavi di Ercolano. Ha lavorato quasi una settimana il team di scienziati inglesi per tarare gli strumenti ed effettuare le prime misure. In sostanza, è come se l'intero spessore di terreno indagato fosse stato letteralmente affettato dall'alto in basso. Lo studio dei dati, che poi sarà sviluppato nei laboratori dell'università di Southampton, in Inghilterra, consentirà di conoscere anche i particolari più nascosti di quanto individuato: dai reperti di marmo, agli oggetti metallici, agli elementi legnosi, ai mosaici. Per adesso, i rilievi, a una prima e sommaria analisi, già fanno ipotizzare uno scenario storico-archeologico straordinario. Le indagini, che sono anche state illustrate agli abitanti della zona attraverso la distribuzione di un volantino che descriveva le operazioni, consentiranno di vedere l'immagine tridimensionale del fabbricato e di mettere a punto uno «studio di fattibilità» per lo scavo del grande edificio pubblico. Il gruppo di lavoro è formato da archeologi, architetti (Paola Pesaresi e Annalisa Gentile) e fisici che, sotto la supervisione della Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei (direttore del sito di Ercolano è Maria Paola Guidobaldi) operano su Ercolano per l'Hcp (Herculaneum Conservation Project), una costola del «progetto Packard» di cui è direttore l'archeologo Andrew Wallace-Hadrill. Partner stranieri sono la British School at Rome e gli esperti della Southampton University, in Inghilterra. L'area indagata si trova al confine con quella scavata da Amedeo Maiuri, tra il 1927 e gli anni '50 del secolo scorso, ed è stata acquisita dal comune di Ercolano, nel 2007, con fondi regionali pari a 400mila euro. In seguito, sono stati abbattuti gli edifici che la occupavano. Un altro obiettivo, oltre quello dello scavo dell'edificio, è il recupero degli antichi cunicoli borbonici. Quattro di questi passaggi, quando nel 1738 venne iniziato lo scavo di Ercolano, giunsero nella Basilica e consentirono il rinvenimento di marmi, mosaici, statue. Là, nella Basilica, situata all'incrocio tra il Decumano massimo e il terzo cardo, proprio di fronte al Collegio degli Augustali, vennero recuperate le statue di Marco Nonio Balbo, il senatore che restaurò numerosi edifici, e dei suoi famigliari. La grande piazza porticata di quello che forse era l'edificio pubblico più importante della città, veniva utilizzata sia per le cerimonie ufficiali sia per il culto degli imperatori. La parete di fondo, difatti, presentava tre nicchie: in quella centrale c'era la statua di Tito con corazza e nelle due laterali, forse, le altre di Vespasiano e Augusto. Un altro cunicolo borbonico conduceva poi al Teatro, distante trecento metri, verso Nord. «Il recupero e la sistemazione di questi camminamenti - sottolineano gli studiosi - consentirà di aprire al pubblico uno straordinario itinerario sotterraneo. Cosa che accanto allo scavo della Basilica renderà ancora più interessante la visita di Ercolano».