CAORLE. La Regione deve promulgare una legge per la tutela e la valorizzazione dei casoni di Caorle, con la partecipazione attiva dei residenti». Il presidente del Veneto, Giancarlo Galan, condivide l'intervento dell'assessore ai lavori pubblici di Caorle Antonio Zanon, e rilancia: «La Regione ha il dovere di tutelare un patrimonio storico che appartiene alla tradizione locale - dice Galan - in un ambito paesaggistico unico, un ecosistema di enorme bellezza». Il governatore del Veneto ha da sempre a cuore il destino di quest'area della laguna che ha sempre frequentato, e dove - ha detto una volta - «ho trascorso alcune delle giornate più belle della mia vita». Ma se una legge di tutela sarà importante, l'obiettivo appare ancora lontano. Come ricordava infatti l'assessore Zanon sulla Nuova di ieri c'è ancora da definire la reale proprietà sui casoni, le capanne da pesca che intanto stanno andando in rovina. Ma la situazione di stallo è dovuta soprattutto al processo penale in corso davanti al tribunale di Portogruaro dove 57 proprietari dei casoni sono indagati per diversi reati, tra i quali quello di abuso edilizio. Non è una novità infatti che l'inchiesta avviata dal pubblico ministero di Venezia Giorgio Gava avesse evidenziato una situazione di forte abusivismo con le capanne da pesca trasformate addirittura in veri e propri ristoranti. A parte qualche caso eclatante, molti pescatori aveva aggiunto ai capanni solo quello che oggi definiscono «comodità». «Avevo costruito un gabinetto e la cavana per la barca - spiega Sandro Gnan, uno dei proprietari dei casoni finiti nell'inchiesta - ora ho dovuto abbattere tutto perchè si trattava di un abuso edilizio, ma erano solo, come è intuibile, un modo per rendere il capanno più comodo, più vicino alle esigenze dei nostri giorni. Non credo - dice Gnan - che dotare la struttura di un gabinetto sia qualcosa di speciale. Noi caorlotti - spiega - non andiamo in spiaggia. Veniamo al casone con gli amici e qui tra un battuta di pesca e l'altra trascorriamo le giornate. Ci facciamo una pastasciutta e la mangiamo con gli amici. Questa per me è rispettare la tradizione». Ma qualcuno negli anni si era fatto prendere la mano e oltre al bagno aveva costruito cucina e sale da pranzo e poi il barbeque e il parcheggio. Così l'intervento della magistratura è stato inevitabile e anche i più riottosi ad abbattere gli abusi compiuti negli anni hanno dovuto farlo dopo che il loro ricorso era stato respinto dalla procura lagunare. Infine anche il Comune di Caorle era intervenuto, nel maggio 2008, intimando gli abbattimenti per poter predisporre un nuovo piano ambientale. In quel frangente era intervenuto anche il sindaco Marco Sarto, che aveva assicurato: «Nessuno vuole abbattere i casoni. In accordo con la Regione vogliamo solo riqualificare la zona da punto di vista ambientale e valorizzarli come patrimonio etnografico. I casoni non saranno toccati, solo le strutture attorno saranno eliminate». Alla fine anche gli ultimi 10 irriducibili alzarono bandiera bianca e avviarono le demolizioni. Da allora la situazione è ferma anche perchè non è ancora chiaro chi sia l'ente titolare dell'area di Falconera dove sorgono i casoni: lo Stato o la Regione? «A inizio febbraio speriamo di avere una risposta definitiva - si augura l'avvocato Luciano Striuli, che difende alcuni proprietari - infatti si riunisce a Caorle per la terza volta la conferenza dei servizi che dovrebbe risolvere la questione. Se infatti è la Regione l'ente competente, sarà più agevole per tutti arrivare ad una soluzione condivisa».