François Pinault sogna. Sogna il museo di sé stesso, dedicato alla sua collezione d'arte contemporanea, che sta sorgendo a Venezia, in una Punta della Dogana "blindata" - che solo ora iniziare a scoprire i suoi ponteggi, in vista dell'apertura al pubblico di sabato 6 giugno - mentre l'architetto giapponese Tadao Ando lavora alla trasformazione minimalista del seicentesco complesso del Benoni che si affaccia, come la prua di una nave, sul Bacino di San Marco. Uno degli uomini più "liquidi" del mondo, l'imprenditore francese che con il gruppo Ppr ha creato una multinazionale del lusso, ha smesso gli abiti del finanziere d'assalto e ha passato lo scettro dell'impero al figlio François-Henry. Lui pensa solo a incrementare la sua collezione d'arte contemporanea - già la più grande del mondo legata a un singolo collezionista - con continui nuovi acquisti, e al suo museo veneziano che prende forma in gran segreto e sotto le sue esclusive direttive. «Viene in cantiere circa ogni due settimane - spiega il direttore di Palazzo Grassi Monique Veaute - si informa di tutto e segue ogni dettaglio. E' capace di passare due ore per decidere quale sarà il colore di un tubo. E solo lui sa quali opere della sua collezione ha intenzione di esporre alla punta della Dogana, noi non ne abbiamo ancora la minima idea». Nessuno dubita, però, che ci saranno opere di un grande scultore a lui molto caro come Richard Serra e i grandi "teleri" di Signar Polke, esposti alla Biennale Arti Visive di due anni fa, che Pinault aveva subito acquistato pensando alla Dogana. Palazzo Grassi - dove è ancora in corso la mostra Italics, curata da Francesco Bonami, che con l'americana Alison Gingeras è stato incaricato di curare il "debutto" del nuovo polo espositivo - formerà un unico spazio con la Punta della Dogana tutto dedicato alla collezione Pinault. «"Due spazi, una sola coerenza", ripete sempre», spiega ancora Madame Veaute, che ha il compito, non facile, di gestire un doppio spazio, che, per almeno due anni si "musealizzerà" nel nome di Pinault, presentando sempre le medesime opere che egli ha scelto per celebrarsi e per il piacere di mostrarle agli altri e a sé stesso, visto che alcune - come le installazioni dell'americano Dan Flavin o dello stesso Serra - hanno dimensioni tali da non poter essere esposte normalmente. Addio anche alle mostre archeologiche di tradizione Fiat, care al suo amico Gianni Agnelli, che gli fece conoscere Palazzo Grassi. Roma e i Barbari, curata dal precedente direttore di Palazzo Grassi, l'ex ministro della Cultura francese Jean-Jacques Aillagon, non avrà per ora un seguito, nonostante il "pacchetto" di titoli che egli stesso aveva concepito con il direttore dei Musei Civici di Venezia Giandomenico Romanelli, pensando ai rapporti tra le civiltà. «Dopo aver staccato l'assegno di 5 milioni di euro per pagare quella mostra - spiega Veaute - ha detto che di esposizioni archeologiche non vuole più sentir parlare per qualche anno». E se la Punta della Dogana e Palazzo Grassi si musealizzeranno per circa due anni - quando inizieranno le rotazioni delle opere della collezione, presentando anche nuove acquisizioni - il compito del direttore è quello di lavorare sui rapporti con l'esterno, tessendo i rapporti con una città che Pinault osserva solo dall'alto e da distante. «Con gli incontri con gli artisti della Collezione, che hanno avuto un grande successo - spiega Monique Veaute - abbiamo capito che esiste un pubblico, fatto soprattutto di giovani di università come Iuav e Ca' Foscari e dell'Accademia di Belle Arti che segue con interesse queste occasioni di confronto e bene stanno andando anche quelli legati agli artisti di Italics, condotti con l'Accademia di Belle Arti». I prossimi, nell'Aula Magna dell'istituzione artistica, sono il 28 gennaio con Piero Gilardi (moderato da Riccardo Caldura), l'11 febbraio con Alice Cattaneo (conduce Franco Tagliapietra) e il 25 febbraio con Patrick Tuttofuoco (modera Guido Molinari), sempre alle 17. E ogni mercoledì, in mostra - dalle 17 alle 19 - giovani studenti dell'Accademia che hanno partecipato all'allestimento di Italics, presentano le opere degli artisti che hanno "assistito". «Pensiamo anche di organizzare appuntamenti legati al collezionismo d'arte, visto che Pinault a Venezia ha illustri predecessori - dice ancora il direttore di Palazzo Grassi - e, in futuro, mostre monografiche di artisti della collezione. Vogliamo anche collaborare con altre istituzioni d'arte contemporanea come la Guggenheim e la Biennale, e stiamo anche lanciando una "card" da 20 euro, legata ai giovani che permetterà di venire a Palazzo Grassi a Punta della Dogana tutte le volte che si vuole durante l'anno». Ma se Veaute fa, con impegno, il "ministro degli Esteri" di Pinault in laguna, l'uomo pensa soltanto al suo nuovo museo-mausoleo. - Enrico Tantucci