La «Virgo lactans» - la dolce Madonna che allatta il suo Bambino dipinta dall'anonima, abilissima mano di un artista della scuola di Paolo Veneziano, a metà del Trecento - è tornata nella chiesa di San Francesco della Vigna. Trafugata da chi ben sapeva che, nell'aprile dell'anno scorso, l'impianto d'allarme della chiesa era stato staccato per una campagna fotografica di catalogazione delle opere della Curia - specializzazione criminale, quella del ladro d'arte con i giusti giri di ricettazione, sempre attiva a Venezia - la tavola è stata recuperata il 13 dicembre dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico e dai colleghi del Ros, nascosta nell'auto di un incensurato cinquantenne del Cavallino, denunciato per ricettazione, che si preparava a cederla. Avvolta in un imballo di naylon, l'opera dipinta 6 secoli fa - leggermente danneggiata per essere stata tolta dalla sua pala lignea - rischiava di essere seriamente lesionata dalla condensa e dal freddo, oltre che da tentativo di «mimetizzarla» con l'aggiunta di un nuovo fregio. Controllata e restaurata dagli esperti del Polo museale veneziano, ieri a palazzo Ducale, è stata riconsegnata dal comandante del nucleo Di Stefano nelle mani di monsignor Meneguolo e di padre Adriano, parroco della chiesa. «Sono enormemente felice per il recupero di un'opera che va attentamente studiata tanto è bella, rubata proprio nel momento dell'infausto distacco dell'antifurto: il che fa pensare», commenta la soprintendente Nepi Scirè, a pochi giorni dalla pensione, «certo, resta il rimpianto per la Madonna del Bellini trafugata anni addietro alla Madonna dell'Orto». Poi l'accorato allarme: «La città è quasi quotidianamente vittima di piccole spoliazioni a favore della terraferma, molte in danno di chiese. Purtroppo i parroci sono sempre meno e spesso anziani e gli impianti d'allarme non sempre installati o funzionanti: il problema della manutenzione e sorveglianza dei grandi edifici religiosi resta molto grave». Eppure, i dati regionali relativi ai furti di beni culturali - forniti dal comandante del Nucleo tutela patrimonio culturale di Venezia - registrano un leggero miglioramento in Veneto nel 2008 (48 furti contro i 50 del 2007), mentre dilaga il mercato dei falsi, che ha segnato un preoccupante 32, come pure quello degli scavi clandestini (15): gran parte delle monete (compresi una ventina di zecchini veneziani d'oro) e dei piccoli reperti archeologici trafugati sono state recuperati dall'Arma monitorando i siti web per collezionisti. «L'attività di contraffazione è in continua espansione, perché molto remunerativa e di fatto poco rischiosa», spiega il comandante Di Stefano, «riguarda ogni forma d'arte, dalla pittura alla grafica, con una netta ovvia predominanza dell'arte contemporanea». Nel 2008 sono state recuperati 322 falsi: se venduti come autentici avrebbero valso ben 25 milioni agli articolati sodalizi criminali che sovrintendono le varie fasi della «bufala». E organizzazioni transnazionali sono anche quelle che si occupano dell'esportazione clandestina di beni vincolati. Il Nucleo di tutela veneziano ha sequestrato beni culturali per 6 milioni di euro (la sola Madonna che allatta ha un valore stimato di mezzo milione), recuperato 48 beni, 3582 reperti archeologici, denunciato 51 persone, 2 arrestate.