L'hanno definito la mannaia delsilenzìo-assenso ancora prima che fosse introdotto nel «Codice Urbani». È il termine dei 120 giorni, scaduto il quale, anche un importante edificio storico può essere venduto se la soprintendenza non ha fatto in tempo a esprimere motivato parere contrario. Per regolare l'afflusso nelle soprintendenze delle richieste di verifica, il ministero e l'Agenzia del Demanio hanno concepito un decreto ad hoc. «Non certo un cerotto precisa Roberto Cecchi, Direttore generale per i Beni architettonici e il Paesaggio del ministero semmai è un'opportunità». In che senso architetto Cecchi? «Perché implica una ricognizione molto seria dell'intero patrimonio architettonico nazionale, e consente di mettere in pratica la legge del 1939 in base a cui gli enti locali dovevano presentare l'elenco dei loro beni». Ci voleva l'input della vendita del patrimonio per arrivare a quella catalogazione di cui si parla da decenni? «Il Demanio ha avviato la catalogazione del proprio patrimonio. Parte dei dati contenuti in quel censimento, più altri dati richiesti da noi sono andati a formare la scheda, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, che verrà compitata on line dagli enti che intendono valutare determinati beni, anche nella prospettiva di alienarli». Dopo di che? «Gli elenchi e le schede saranno trasmessi alle soprintendenze, non prima di aver concordato con esse l'effettiva capacità di valutazione. Anche perché alcune cose si riconoscono a occhio, ma nella maggior parte dei casi saranno necessari sopralluoghi e valutazioni attente». Quindi, chi teme l'effetto ingolfamento si sbaglia? «Il regolamento è stato pensato proprio per evitarlo». A quando il primo elenco? «Abbiamo iniziato ieri l'altro il lavoro ed entro fine mese stileremo il primo elenco. Ritengo che comprenderà non più di 20 beni. Seguiranno gli altri elenchi nell'arco di un triennio, il tempo previsto dal Demanio per completare il censimento di circa 15mila beni». Tutti vendibili salvo quelli che abbiano valore culturale, giusto? "Nel Codice si dice che tutto il patirmonio pubblico non è alienabile fino a che non ne sia stato accertato l'interesse culturale: mi pare sia una norma di salvaguardia più forte rispetto a prima. L'alienazione dei beni -di interesse culturale dei quali non sia stata indicata la necessità di mantenere pubblica la proprietà è possibile solo su autorizzazione del Ministero e con specificiche prescrizioni su destinazione d'uso e fruibilità. Che non siamo in fase di svendita lo dimostra il fatto che nel 2003 abbiamo acquisito una decina deibeni, tra cui palazzo Giustiniani a Bassano Romano e una caserma ad Arezzo».