Va a finire che per salvare i mosaici serve un mosaico. Sarà necessario mettere d'accordo tessera dopo tessera le sovrintendenze e il Comune per concludere gli scavi, restaurare i pavimenti della domus di piazza Sordello e poi decidere quale copertura realizzare, come lasciare in vista questo pezzo unico di Mantova imperiale. L'impresa è complessa e difficile. Basta analizzare con quali diverse intonazioni viene immaginata la soluzione dal ministero dei beni culturali, dalla direzione regionale, dalla sovrintendenza lombarda all'archeologia, dalla sovrintendenza ai beni architettonici e al paesaggio, dalla sovrintendenza ai beni artistici e storici. Per fortuna sembra essere stata avviata alla rottamazione l'ipotesi di chiudere lo scavo, portare i mosaici nel Museo Archeologico di piazza Castello, oppure riseppellirli dove erano stati trovati nel dicembre 2007. I paladini di una simile manovra tombale dovrebbero vedersela con l'opinione pubblica, la comunità culturale, l'amministrazione. Annientato questo epilogo tanto drastico, si profila una elaborazione più bizantina che romana: quanto e come scavare e lasciare in vista i pavimenti della domus senza interferire con l'equilibrio storicizzato di piazza Sordello? Do not disturb. FUORI TUTTO. Ogni sovrintendenza chiamata prima di Natale a Roma per esprimere un'idea sul da farsi pratico, pare abbia optato per soluzioni felpate, atte a non collidere con l'intorno e neanche con le diverse opinioni degli uffici cugini. Il Comune - dopo aver demandato alla sovrintendenza regionale all'archeologia gli sviluppi - ha seguito questa fase ministerial-periferica prima con interesse e poi con apprensione. L'ha detto il vice sindaco e assessore alla cultura Paolo Gianolio (parlando anche per il primo cittadino, Fiorenza Brioni): il municipio non s'accontenta dello scavo praticato fino ad oggi, chiede lo studio completo del lato sud della piazza, pretende che le scoperte restino in vista come parte integrante e nuova del patrimonio culturale e turistico della città. Belle parole? Non soltanto, perché appena ne ha avuto occasione Gianolio ha intercettato Mario Turetta, direttore regionale dei beni culturali, che da poco ha sostituito Gino Famiglietti. Incontro al convegno di Italia Nostra, sabato scorso. Turetta è in sintonia con l'amministrazione locale su tutta la linea. E Gianolio, che immaginava di far predisporre un progetto di massima in "competizione" costruttiva con quelli elaborati dalla sovrintendenza ai beni architettonici e del paesaggio e da quella archeologica, si è sentito proporre la costituzione di un gruppo di lavoro misto. Comune e esperti delle sovrintendenze insieme. Un mosaico, che nel nostro beneamato Paese solitamente genera processioni infinite d'idee, carte e anni. Connessioni che si chiamano anche "tavoli". Gianolio: «Beh, se da un confronto o da un disegno può nascere progettualità, ben venga...». Diplomaticamente fiducioso, l'assessore, che però insiste nel bocciare «soluzioni non coraggiose». Lui ha in mente di indagare l'intero fronte meridionale, cavar fuori tutta la domus, cercarne il perimetro e mettere tutto sotto vetro, senza strutture verticali fuori terra. Vetro attraverso il quale si può vedere sotto, e sopra il quale si può camminare. Una lastra lunga quanto il lato corto della piazza, dall'angolo della questura alla prossimità del Voltone di San Pietro. Niente interferenze sui caratteri urbani. Il nostro giornale ha chiesto al disegnatore Guglielmo Calciolari di dare un senso, anzi un segno, a questa proposta che sembra essere la più diffusa e sostenuta, anche nel forum e nel sondaggio promossi sulla Gazzetta di Mantova online. UNA TRINCEA. Calciolari ha realizzato due vedute: una da sud, verso la cattedrale, e quell'altra con lo scavo sotto vetro in primo piano, in direzione del Listone. Naturalmente i due "panorami" sono a volo d'uccello, cioè da un punto di vista appena sopraelevato rispetto alle quote delle costruzioni. Altrimenti la trincea trasparente, a raso, a livello dell'acciottolato, non si vedrebbe. E questa è la sua caratteristica positiva e necessaria. Non interferire con l'assetto della piazza. Pubblicando i bozzetti di Calciolari - del quale va apprezzata fra l'altro la notevole ricostruzione cronologica del Castello di San Giorgio - immaginiamo di alimentare il dibattito, ma anche di accelerarlo. La sovrintendenza ai beni architettonici e del paesaggio (di Brescia) si è concentrata su una sorta di gazebo o mini-piramide che permette di vedere la parte più pregiata dei pavimenti: gli ottagoni e le figure umane colorate. L'alternativa, che sarebbe stata ispirata dalla sovrintendenza regionale all'archeologicia (Milano), mostra l'intera estensione della domus mantenendo però nell'intorno delle barriere verticali trasparenti, come se si trattasse di un ambiente-cantiere.