Stessa montagna, nuovo incidente, antica paura. Un solo costone, due emergenze a distanza di tre giorni e di due chilometri. Lunedì un lieve smottamento, giovedì il crollo di un pino su un vagone Circum nei pressi della stazione di Castellammare. Due feriti gravi. Il servizio di trasporto è ripreso alle 19,30 di ieri ma, sfiorata la strage, resta inquietante lo scenario che emerge in seguito all'incidente e che, anche in questa parte della provincia di Napoli, si chiama dissesto idrogeologico, aggravato dalle frane che in queste ore continuano a susseguirsi nei pressi del tunnel di Seiano. L'ultima, ieri mattina. E gli esperti avvertono: attenzione, c'è pericolo di altri crolli. Castellammare-Sorrento: nel dossier della Regione un'ampia parte della costa e dei suoi monti rientra nella «fascia 16 per cento»: rischio altissimo, in cui è prevista anche la perdita di vite umane. Caratteristiche naturali, abusivismo, disboscamenti, incendi, irreggimentazione delle acque, bonifiche annunciate, in qualche caso anche finanziate e mai avviate. Le ragioni del dissesto sembrano chiare; il leit motiv sugli interventi a tutt'oggi è invece un vago «bisogna capire». L'unità di crisi c'è: Comuni, Regione, Provincia, Autorità di bacino, Genio civile, Terme Stabiane, Circum. «Il compito della montagna è franare - dice Giulio Cannata, presidente dell'Autorità di bacino - Le soluzioni per difendersi sono due: non vivere nelle zone a rischio; fare interventi che però dal punto di vista paesaggistico spesso sono orrendi». Rischio ambiente e insediamenti abitativi. Inevitabile il richiamo al sovraffollamento del Vesuvio: «Ma in quanti Comuni dove esistono le cosiddette zone rosse sono stati fatti abbattimenti? Nell'area tra Castellammare e la costiera sorrentina, neanche uno - aggiunge Cannata - E non è da sottovalutare il fatto che la moltiplicazione degli abusi è più rapida di quegli interventi di risanamento che pure talvolta vengono messi in campo. È una questione che va affrontata sul piano dell'ordine pubblico, come per la criminalità organizzata». Politica e società civile hanno dunque perso su tutti i fronti? «È stato fatto molto: soltanto pochi anni fa, in seguito a fenomeni piovosi così insistenti, a Napoli e in provincia interi quartieri avrebbero avuto guai seri. Nel caso dell'incidente dell'altro giorno poi, quel pino era storto: andava tagliato, oppure legato». Montagne friabili, fiumi a rischio esondazioni, vulcani e sovraffollamento: «In tutti i Paesi del mondo, quando non è possibile proteggere il territorio dai pericoli endemici viene attivata l'allerta rapida, ma questo vuol dire che i presìdi della Protezione civile sono capillari e funzionanti - dice Walter Ganapini, assessore regionale alla Protezione civile - E infatti, presto rivedremo funzionalità e allestimenti delle sale operative in tutti i Comuni. E da lunedì in consiglio regionale della Campania comincia l'iter sulla gestione delle acque». Ieri mattina, alla Regione, si è discusso sui temi legati ai consorzi di bonifica. Della questione è già stata informata il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Ma è Italo Giulivo, direttore del settore regionale Difesa del Suolo, a chiarire che con il ministro deve essere subito aperto anche il capitolo fondi. «Secondo i piani di assetto idrogeologico delle Autorità di bacino, tra aree a rischio alluvionale e quelle dove c'è il pericolo di colate di fango, sono 220 i Comuni dove gli interventi sono urgenti. Occorrono due miliardi e 700 milioni di euro. Nel 2007 sono stati stanziati sette milioni». Una cifra che ormai consente soltanto di procedere con interventi di «somma urgenza», affidando i lavori a ditte nominate al momento dell'emergenza. E ieri il sindaco di Castellammare, Salvatore Vozza, ha affidato ad alcuni operai il taglio di altri quattro pini nella zona coinvolta dal crollo dell'albero, che nel Catasto compare tra le particelle del Demanio. Oggi, intanto, proseguono i sopralluoghi. La task force è al lavoro.
CAMPANIA - dissesto idrogeologico
In Campania, un incidente ha causato due feriti gravi e ha messo in allarme la comunità. La montagna si è franata, causando un crollo di un pino su un vagone Circum. La Regione ha annunciato un'ampia parte della costa e dei suoi monti come zona a rischio, con un rischio altissimo di perdita di vite umane. Gli esperti avvertono di attenzione per altri crolli. La causa del dissesto è attribuita all'abusivismo, disboscamenti, incendi e irreggimentazione delle acque. La Regione ha già iniziato l'iter sulla gestione delle acque e si discuterà anche del capitolo fondi. Gli interventi urgenti richiedono 2,7 miliardi di euro.
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