La Pinacoteca di Brera compie 200 anni. E li dimostra tutti. Un palazzo neoclassico incupito che, nonostante ospiti i capolavori dei maggiori maestri italiani, da Tiziano a Raffaello, ha perso parte del suo smalto. Un edificio anonimo, senza "titolo" all'ingresso, senza targa che gli renda onore. Solo uno striscione, che svolazza al vento, a ricordare il bicentenario del primo museo pubblico italiano, inaugurato il 15 agosto 1809 in occasione del compleanno di Napoleone. Visto da fuori, quel maestoso palazzotto un po' ingrigito dal tempo potrebbe essere qualsiasi cosa: un tribunale o perfino una clinica privata. Eppure è la galleria d'arte più importante della Lombardia. Un vero e proprio gioiello. Milano sembra che abbia dimenticato la più grande raccolta dopo gli Uffizi. Così fanno pensare le impalcature, che da mesi avvolgono il porticato del cortile interno, al centro del quale troneggia il monumento di Canova dedicato a Napoleone I, oppure i pavimenti dei saloni che sono da rifare e i cartellini sotto i dipinti da sostituire. Insomma, i 500 capolavori dei 2mila in deposito, che sono esposti nelle 40 sale, non sono valorizzati. Bisogna toglierli dalla nebbia in cui sono avvolti e pensare, in primis, ad un impianto d'illuminazione. Siamo di fronte a opere di Tintoretto e Picasso che, allineate una di seguito all'altra senza allestimento scenografico, si sono "intristite". L'unica creatività concessa è la colorazione di alcuni spazi per segnalare le diverse epoche e le scuole pittoriche presenti: pareti salmonate per il Barocco di Spagnoletto e Rubens, azzurre per il Settecento di Canaletto, blu cobalto per il Romantico Bacio di Hayez. Nessuna magia, nessun fervore culturale aleggia intorno all'edificio, un tempo meta privilegiata degli artisti lombardi. Due le conseguenze: i cittadini non sanno i tesori che custodisce e i turisti lo snobbano. La Pinacoteca, infatti, registra meno visitatori del Cenacolo. Perché? Numerose le pecche che non permettono a Brera di farsi conoscere e di farsi amare come invece meriterebbe: i custodi sono una sorta di inservienti che non hanno pertinenza artistica e parlano un inglese stentato, le aree espositive sono insufficienti e sono pressoché inesistenti i cartelli stradali che indichino come raggiungerla. Un "tempio" d'arte abbandonato a se stesso. Eppure ogni singolo angolino della Pinacoteca è impregnato di storia. Se i muri potessero parlare racconterebbe dei numerosi talenti che sono passati di qui: dal Nobel Dario Fo al pittore Enrico Baj. Ora la speranza per un rilancio giunge dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. La promessa è di un restyling in piena regola. Il progetto prende forma proprio in concomitanza con il bicentenario. Dopo due secoli di vita servono investimenti: sono da reperire oltre 60 milioni di euro. C'è l'impegno del ministero e del Comune, che ha già provveduto a tinteggiare i muri. E non mancherà qualche privato che vorrà fare da Mecenate. «La grande Brera è una mia priorità e la Pinacoteca diverrà un modello internazionale», ha detto Bondi all'inaugurazione della mostra "Caravaggio incontra Caravaggio", la prima di un calendario ricchissimo di festeggiamenti che proseguiranno tutto l'anno. Nel 2009 è anche previsto il trasferimento dell'Accademia di belle arti nella caserma di via Mascheroni. Il trasloco permetterà al museo di allargarsi, esponendo le preziose tele ora in deposito. Non solo. Ci sarà spazio per una caffetteria, un punto accoglienza e alcuni servizi dedicati ai visitatori. «Il rilancio parte da Caravaggio», ha assicurato Bondi con entusiasmo.
MILANO - BRERA tesori dimenticati. La Pinacoteca compie 200 anni. Ma li dimostra tutti: il rilancio costerà 66 milioni
La Pinacoteca di Brera compie 200 anni. L'edificio neoclassico è stato trasformato in un museo pubblico italiano nel 1809. Nonostante ospiti capolavori di artisti italiani e stranieri, ha perso parte del suo splendore. La galleria d'arte è la più importante della Lombardia, ma sembra aver dimenticato la sua importanza. I 500 capolavori sono esposti nelle 40 sale, ma non sono valorizzati. Il ministero dei Beni Culturali e il Comune hanno promesso di investire 60 milioni di euro per un restyling. Il progetto prevede l'installazione di un impianto d'illuminazione e la creazione di aree espositive più ampie.
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