Reperti di archeologia e giocattoli camminano di pari passo nell'infanzia di Sebastiano Tusa, soprintendente del Mare per la regione Sicilia. Il padre Vincenzo, famoso archeologo, nel 1955 è impegnato in una campagna di scavi a Mozia con la missione inglese dell'Università di Leeds. Il ragazzino ha soltanto quattro anni, osserva gli operai al lavoro nel bacino del Kothon, dà una sbirciatina ai "tofet" (luoghi del sacrificio dei bambini); già nelle sue vene scorre sangue impregnato di archeologia. A quel tempo nell'isolotto non c'è elettricità e la sera si accendono candele e lampade a petrolio e si crea un'atmosfera suggestiva. "Si passava da una ricerca all'altra - spiega il prof. Tusa -. Dopo Mozia andammo nella città ellenistica di Solunto, dove tutto era sepolto dalla terra e dalla polvere. Poi fu la volta di Selinunte. Ero interessato al lavoro di mio padre ma ancora non c'era la forte passione. Frequentavo il primo liceo classico e la mia idea per il futuro era di occuparmi di scienze naturali; mi piacevano l'ambiente, la natura, gli animali. All'ultimo anno il professore Franco Salvo mi fece appassionare alla storia e a quel punto esplose in me la smania per l'archeologia. Tramite mio padre ebbi l'opportunità di conoscere il meglio degli esperti italiani ed internazionali". E da allora di strada ne ha percorso Sebastiano Tusa. Gli abbiamo chiesto quali siti siciliani oggi possono riservare delle sorprese. Dice: "Senz'altro Siracusa. Abbiamo in corso ricerche con tecnologie innovative nel porto grande e in quello piccolo. Operiamo con sistemi elettroacustici che permettono di indagare sotto il sedimento sabbioso. Abbiamo individuato dei relitti che potrebbero essere le navi treremi ateniesi che i siracusani affondarono nella cruenta e famosa battaglia. Nel porto piccolo, invece, stanno venendo fuori interessanti testimonianze strutturali: muri, lastricati, basolati, già in parte conosciuti attraverso le ricerche fatte da Bernabò Bea e da Giuseppe Voza. Adesso noi stiamo cercando di inserirli in un quadro organico. Altre sorprendenti novità potrebbero arrivare dal porto di Catania e da Capomulini. Il porto è poco indagato e diventa interessante portare alla luce la sua storia e la sua cultura. Nel passato era importante e penso che possano saltare fuori delle grosse novità. Nella zona del lato ferrovia, negli archi della Pescheria, abbiamo in cantiere delle ricerche propedeutiche alla realizzazione del Molo. Sono convinto che lì avremo delle sorprese. Gli interventi sono sempre legati ai mezzi finanziari, che sono pochissimi. Le risorse che il nostro assessorato ai Beni culturali ci dà sono sempre insufficienti. Speriamo che la nuova programmazione europea 20072013 possa permetterci dei recuperi e degli interventi più sistematici. Ed è una sorta di corsa contro il tempo perché il ritmo di modifica delle coste è estremamente veloce. Nascono metanodotti, oleodotti, nuovi porti e così via. Tutto ciò comporta la scoperta di siti archeologici. Se noi avessimo una maggiore dotazione di risorse finanziarie potremmo accrescere il patrimonio culturale". Il 2 gennaio 2009 è entrata in vigore la convenzione Unesco per la protezione del patrimonio culturale subacqueo. Per la Sicilia cosa cambia? "La convenzione - afferma il professore Tusa - si riferisce al patrimonio sommerso ed è particolarmente utile perché dà dei principi fondamentali, che noi abbiamo seguito e intendiamo seguire ancora. Uno di questi principi è la valorizzazione dei siti cercando di evitare i recuperi. I reperti che non è necessario portare a terra si lasciano sul fondo del mare perché costituiscono una possibilità di visita. Il turismo subacqueo è in forte crescita e non risente di crisi. Questa attività per la nostra regione è una risorsa economica non indifferente. Il sub è rispettoso dell'ambiente e luoghi come Taormina e le piccole isole hanno bisogno di questo genere di turismo. Poi la convenzione ci aiuta soprattutto per le acque extraterritoriali in quanto sancisce che tutto ciò che si trova nel mare è patrimonio dell'umanità. Dunque, va tutelato e gestito in regime di cooperazione tra noi, la Grecia e Malta. C'è parecchio da valorizzare perché bisogna tutelare anche imbarcazioni dell'ultimo conflitto mondiale. E lo Stretto di Messina può offrire molto. C'è un relitto interessante di fronte a Capo Peloro. La nave portava camion, motociclette e venne colpita da un sommergibile inglese". Intanto sono state completate le operazioni di recupero dell'imbarcazione individuata sui fondali argillosi nei pressi di Gela. Sono state recuperate preziose e raffinate ceramiche dipinte da Piszkos con figure in rosso e nero. Nei giorni scorsi Sebastiano Tusa ha vinto il premio "Progetto da Pantelleria" per avere realizzato un sito archeologico sottomarino dotato di telecamere che lo rendono visitabile da tutte le parti del mondo. Dall'antica Cossyra, all'incrocio di antiche rotte, tra Africa e Sicilia, tra oriente e occidente, il professore Tusa ha avuto molte soddisfazioni. Sull'acropoli di Santa Teresa, in una cisterna punica, sono state ritrovate tre teste di epoca imperiale (Giulio Cesare, Agrippina e Tito), una placchetta in oro con volto umano, monete, frammenti di una statua femminile. Nel sito di Scauri sono tornate alla luce le pentole e il carico della nave affondata nel 400 d.C. davanti al porto; monete di Costantino del IV secolo, una gemma in corniola con incisa Diana cacciatrice. Spiega il soprintendente: "Nella nostra professione c'è sempre la passione e l'entusiasmo. Pantelleria ha una sua identità basata su caratteri presi dalla Sicilia, dalla Spagna, dal Nord Africa, dall'Oriente mediterraneo. Questo per un archeologo è stimolante in quanto il contesto storico oggetto di studio non è monotono ma articolato. Così, investire consistenti risorse a Pantelleria è stata una scommessa che abbiamo voluto assecondare e stimolare nella convinzione che il grande patrimonio archeologico siciliano non è soltanto costituito dalle grandi mete turistiche ma anche da una fitta trama di altri siti, erroneamente ritenuti minori, di grande pregio ed efficacia. In quest'ottica le isole minori, e Pantelleria in particolare, giocano un ruolo fondamentale come cerniera essenziale per comprendere il ruolo mediterraneo delle antiche culture che si avvicendarono".