A Viareggio fu un mix di armonia e lusso, più che un'adesione allo stile artistico e architettonico Le curiosità del centenario: la storia di un Edificio "scomparso" Il 2009 è l'anno delle celebrazioni del centenario del Liberty e per l'occasione è nato, su proposta della Provincia di Lucca, un Comitato Nazionale che ha organizzato un programma che prevede anche Viareggio come sede di un convegno. L'appuntamento, in calendario nel mese di ottobre, sarà l'occasione per definire la dimensione della stagione del Liberty a Viareggio, momento storico che la città ha vissuto nei riflessi di un particolare modo di vivere, caratterizzato da un mix di armonia e di lusso più che nell'adesione allo stile artistico ed architettonico, essenzialmente testimoniata da un'architettura, che vede molto spesso riuniti eclettismo ed elementi di derivazione orientale, con un risultato d'insieme sostanzialmente diverso dal Liberty storico, ormai tramontato nel panorama europeo quando, invece, viene ad interessare il tessuto urbano. Il Liberty in città. Il Liberty viareggino è caratterizzato dalle decorazioni, presenti in modo massiccio nell'architettura cittadina, mentre meno frequenti sono le costruzioni interamente concepite in linea col gusto Liberty, ed ha avuto in Galileo Chini e Alfredo Belluomini i suoi più importanti interpreti. Se negli ultimi anni Galileo Chini è stato oggetto d'interesse a livello nazionale, con importanti iniziative e qualificati studi e approfondite ricerche, ricordiamo, fra tutti, i contributi critici di Fabio Benzi e Piero Pacini, nella ricorrenza del centenario l'appuntamento viareggino può essere l'occasione per valorizzare l'opera dell'ingegnere Alfredo Belluomini, che progettando quasi cento edifici, molti dei quali di grande volumetria, come il Palazzo del Ginnasio e delle Scuole Medie, l'ampliamento del Royal, l'albergo Excelsior, la sede dell'Arciconfraternità della Misericordia, negli anni Venti fu l'indiscusso artefice dell'innovazione dell'immagine di Viareggio. In relazione al Liberty viareggino, citiamo due realtà che per versi opposti sono in qualche modo esempi rappresentativi. La Villa Martinelli. Il primo esempio è il risultato di quella cultura della demolizione delle testimonianze storiche ed artistiche che ha impoverito l'immagine di Viareggio, cancellando dal tessuto architettonico molti "segni del tempo", come nel caso della misteriosa "scomparsa" della villa Liberty, che si trovava in via Buonarroti all'angolo con la via Carrara. L'abbattimento di villa "Martinelli" rappresentò un vero e proprio "caso" cittadino. Nel 1962, una società immobiliare ottenne il permesso di demolire la villa per costruire al suo posto un palazzo di cinque piani. Prima che il piccone si abbattesse sulla villa, alcuni abitanti della zona chiesero l'intervento di Italia Nostra, in considerazione dell'interesse storico ed artistico di quella architettura. Nel 1967, la Soprintendenza di Pisa chiese ed ottenne la tutela della villa, ma un anno dopo, a seguito di ricorso contro il vincolo, fu stabilito che la villa non dovesse essere protetta. A questo punto la società immobiliare, visto l'interesse raccolto dalla battaglia in difesa della villa, decise di non demolirla, ma di smontarla a pezzi, per ricostruirla in un lotto di terreno sempre sulla via Buonarroti, all'angolo di via Zara, dove si trovavano i ruderi di una costruzione denominata "villa delle paure". Comunque, le azioni legali intraprese dall'immobiliare avevano ottenuto che l'edificazione del nuovo palazzo non fosse condizionata al preventivo "rimontaggio" della villa, ma solo che le operazioni di scomposizione e riassemblaggio avvenissero nel "massimo rispetto stilistico ed architettonico". Così, al riparo delle transenne, la villa fu smontata e al suo posto fu innalzato il palazzo di 5 piani, poi non fu ricomposta. Nel 1977, un quotidiano titolò: "Sparita la villa liberty". L'articolo riportava che la villa era stata fatta in pezzi, numerati e trasferiti nel cantiere per essere ricomposti, ma "della vecchia villa non si vide mai spuntare niente, forse, perché fu giudicato che non era poi così bella e importante come si credeva". Nacque così il "mistero" della scomparsa dei pezzi della villa Liberty. Un mistero di facile soluzione: nel 1970, la società immobiliare aveva informato la Sovrintendenza che le operazioni di smontaggio avevano presentato difficoltà tali che molte delle parti più pregevoli della villa erano andate completamente distrutte. La Villa Argentina. Altra storia è quella di Villa Argentina, una sorta di monumento del periodo aureo del "liberty" viareggino, oggi al centro di un complesso intervento di restauro che registra sì gravi ritardi, ma che alla fine riporterà la struttura al suo splendore originario. La villa fu costruita nel 1925 da Francesco Luporini per conto di Raffaello Panelli e comprendeva al piano terreno anche un vano per l'attività di "macelleria". L'anno dopo fu acquistata dalla signora Francesca Racca Oytana, che ampliò la costruzione con l'aggiunta di un ampio corpo di fabbrica su due piani sul lato della via Fratti. La licenza di costruzione, presentata dall'ingegner Alessandro Lippi, riporta per la prima volta la denominazione di "Villa Argentina" e nel disegno del prospetto la presenza di decorazioni, che scandiscono la successione delle aperture architravate. Queste decorazioni ceramiche, opera di Galileo Chini e prodotte dalla Manifattura di Fornaci di Borgo S. Lorenzo, fondata dalla stesso Chini, sono una delle caratteristiche della Villa e presentano motivi geometrici rigorosi, che si alternano a pannelli policromi con composizioni vegetali, putti che sorreggono cesti di frutta e uccelli che beccano grappoli d'uva. Altro pregio della Villa sono gli affreschi parietali presenti negli interni: un intervento artistico di dimensione e di valore notevole che ben si fonde con gli elementi decorativi esterni quasi a costituire, pur nelle differenziazioni di materiali e di stili, un pregevole "unicum". Nel salone a piano terreno, interamente decorato a stucco, troneggia un gran dipinto raffigurante una scena di "matrimonio persiano" realizzato nel 1930 dall'artista sardo Giuseppe De Biasi, figura importante del panorama artistico del Novecento, per conto della baronessa Josephina Arborio Nella di Sant'Elia, allora proprietaria della Villa, che nel 1929 fece eseguire alcuni lavori di ampliamento. Segnalazioni a 2 indirizzi: viareggio.itiltirreno.it e c.vecoliiltirreno.it