Le innovazioni Con quello che lopera ha significato per Napoli e le innovazioni portate dai suoi musicisti il Massimo non poteva restare chiuso Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa: il governo sbaglia a tagliare le risorse «Unottima notizia». La riapertura del San Carlo Per il direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis, archeologo, tra i massimi storici dellantichità, polemista e paladino dell"ortodossia" nei confronti dei beni culturali, che ha raccontato nei suoi due libri in cui dice con forza che il nostro patrimonio storico-artistico non è una merce ("Italia Spa" e "Battaglie senza eroi") è un motivo di soddisfazione. Doveva andare così, era necessario che il teatro lirico riaprisse dopo un restauro atteso per anni e una lunga crisi che ne ha messo in pericolo più volte la programmazione. «Ma era anche doveroso. Con quello che lopera ha significato a Napoli e per la città, e con tutte le innovazioni che i musicisti che hanno lavorato qui sono riusciti a portare nella storia della musica, il San Carlo non poteva restare inattivo a lungo. Ma credo che bisogna ricordarsi che mantenere in piedi la tradizione del teatro e in particolare dellopera lirica è assolutamente essenziale dappertutto. E lo è in particolare in Italia. Questa tradizione non si può mantenere intatta e conservare nel tempo se le risorse pubbliche diminuiscono in modo così drastico come ha fatto questo governo nei confronti degli enti lirici». Non siamo negli Stati Uniti - dove, peraltro, in questo momento musei e teatri pure non se la passano bene - e il pubblico non ce la fa a reggere da solo i costi. Come si fa, secondo lei, professore? «Lidea che qualcuno ha spiritosamente avanzato che lopera lirica se la pagano i ricchi che la vogliono è semplicemente ridicola. Lopera non è per i ricchi e sarebbe un gigantesco errore lasciarla morire, soprattutto in Italia. Non possiamo permetterci di farla estinguere per mancanza di fondi e intanto sbandierare che dobbiamo cercare le risorse per attrarre i turisti nel nostro paese». Ma il futuro della cultura sono i giovani, e non è facile avvicinarli alla lirica. Il San Carlo, in una città non ricca di luoghi per la cultura dei ragazzi, non è esente da questo handicap. «La cultura è un valore di per sé, e ha enorme importanza coinvolgere nella protezione della cultura le nuove generazioni. Ma queste possono essere coinvolte soltanto se il costo del biglietto è aiutato dal contributo pubblico». Nel momento di massima crisi, a Napoli si è lamentata scarsa coesione tra la città e il suo teatro lirico. «Fa parte di un equivoco di fondo ritenere che la cultura musicale alta debba essere un fatto di élite. Non è così, perché quella musicale italiana e in parte anche lopera lirica hanno fatto parte della grande tradizione popolare, e questo è accaduto in nessun paese come in Italia». Scrivendo della mostra romana (da poco conclusa) di Bill Viola, uno dei pochi artisti contemporanei capace di attirare migliaia di visitatori alle sue mostre, lei ha detto che larte di oggi va letta in continuità con quella dellantichità. Per la musica pare ci siano più difficoltà, non crede? «La musica contemporanea come larte ha carattere sperimentale, ma nessuno sa se un nuovo pezzo di un compositore vivente sarà ancora suonato da qualcuno tra cento anni. Interrompere il corso della storia non interessandosi alle sperimentazioni, però, sarebbe un errore per larte e per la musica. La musica contemporanea è difficile perché include in sé la tradizione precedente. È dovere ancora una volta di istituzioni culturali ed enti pubblici promuoverla. Nel mio piccolo, la Normale che dirigo, quando offre concerti ai giovani, insieme a Brahms e Beethoven, mette in programma anche musiche di contemporanei per creare ai giovani occasioni di confronto». La sua musica, professore, qual è? «Ascolto molto settecento, ma anche altre cose molto più recenti. Quanto alla lirica, forse ho gusti assai banali, ma se dovessi salvarmi sullisola deserta sono sicuro: vorrei con me solo il "Don Giovanni" di Mozart». Sentita anche al San Carlo, una delle tante volte che ha rivisto lopera del libertino. Quindi le capita di passare per Napoli... «Qualche volta sì, ma vorrei capitarci molto più spesso».
NAPOLI - "Bentornato Lirico, la città merita un grande tempio delle musiche"
Il direttore della Normale di Pisa, Salvatore Settis, esprime soddisfazione per la riapertura del San Carlo di Napoli dopo un restauro e una lunga crisi. L'opera lirica è un patrimonio culturale essenziale in Italia, e la sua mancanza di fondi è un errore. Settis sostiene che la cultura musicale alta non deve essere considerata un fatto di élite, ma deve essere coinvolta anche i giovani. L'arte contemporanea, come la musica, ha carattere sperimentale e deve essere promossa dalle istituzioni culturali ed enti pubblici. Settis menziona che la Normale di Pisa offre concerti ai giovani, insieme a musiche di contemporanei, per creare occasioni di confronto.
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