Ma non è detto che, in prospettiva, favorisca quel «nuovo inizio» per il Mezzogiorno e in particolare per Napoli di cui Mirella Barracco ha ragionato su questo giornale. Il tema è stringente per tutte le ragioni che sappiamo e la signora Barracco è pienamente legittimata a discuterne perché della sua passione civile e delle elaborazioni della sua Fondazione fu largamente debitore Antonio Bassolino nel periodo migliore della sua permanenza a palazzo San Giacomo, quando molti di noi favoleggiarono di un «rinascimento » della nostra città, sempre divisa come aveva scritto Goethe tra «il bello» e il «terribile». In realtà, prima ancora dei possibili sviluppi della riforma federale, sensibilmente migliorata grazie ai contatti tra la Lega e il partito di Veltroni ma pur sempre discutibile, il problema riguarda l'insufficienza della attuale classe dirigente nelle nostre regioni, della quale più di recente ha auspicato esplicitamente un rinnovamento lo stesso presidente della Repubblica. Salvo la Puglia dove il governatore di centrodestra Fitto ha trovato un efficiente successore in Nicky Vendola, uscito clamorosamente giorni fa da Rifondazione comunista, le altre amministrazioni del Sud sono tutte incappate in imbarazzanti inchieste della magistratura e in accuse intrecciate tra clientelismo, malgoverno e peggio, che in prospettiva offrirebbero un'occasione ideale alle forze di centrodestra se esse potessero contare su un personale e un programma convincenti, al di là del facile gioco sull'incredibile resistenza dei due vertici campani. Un ostacolo ancor più arduo sul cammino della rinascita è rappresentato, naturalmente, dalla devastante crisi nata negli Stati Uniti e ormai dilagante in tutto il globo, anche se per altri cinque anni il Mezzogiorno può continuare a contare sui fondi europei. Ma proprio dal miglior possibile impiego di questi fondi è già partito il dibattito sugli sviluppi della riforma federalistica. La congiuntura consiglierebbe a Tremonti di utilizzarli per tutelare i ceti meno abbienti ma Lega e governatori non gliela faranno passare liscia, non completamente almeno. La discussione tra gli esperti si è intensificata anche a Napoli. L'intervento della Barracco, il progetto di varare in città un Politecnico per architetti e ingegneri. La partecipazione della città all'Expo milanese del 2015, la decisione del ministro Bondi di confermare il Festival del Teatro a Napoli sono tutte indicazioni autorevoli per la valorizzazione della cultura e dell'arte come basi fondamentali per un programma di rilancio economico e psicologico. In un'eventuale giunta regionale di un futuro che speriamo prossimo, non sarebbe male formare una commissione che curi questa parte del programma. E i De Simone, i Servillo, i de Seta, i Rosi, i Rea e tanti altri intellettuali napoletani potrebbero assicurarle un prezioso e appassionato contributo. Naturalmente il turismo, i servizi, le infrastrutture sono altrettanti appuntamenti obbligati di un piano di trasformazioni che andrebbero vagliate nel contesto della riforma federale e magari accompagnate da una riorganizzazione istituzionale, come la creazione di un'amministrazione metropolitana (capace di armonizzare le decisioni dei comuni) e un coordinamento tra tutte le regioni meridionali, come ha suggerito Lo Cicero. Qualcuno è andato oltre, recuperando un argomento che anche il sottoscritto affrontò (invano) qualche anno fa: i rapporti politici, economici e culturali da impostare con i paesi africani e medio-orientali affacciati sul Mediterraneo e magari anche con quel Sud America che con la psicologia napoletana ha tanti punti di contatto. Le idee, insomma, non mancano. Quello che manca, finora, è un personale politico capace di realizzarle ma forse proprio la grave crisi che ci attanaglia potrebbe fare il miracolo di portare alla ribalta nuovi e validi protagonisti.
NAPOLI E L'OCCASIONE DEL FEDERALISMO - Napoli, qualche consiglio sul nuovo inizio Ma anche qualche dubbio
Il testo discute la possibilità di un nuovo inizio per il Mezzogiorno, in particolare per Napoli, grazie alla riforma federale. Tuttavia, il problema è che l'attuale classe dirigente regionale è insufficente e deve essere rinnovata. La Puglia è l'unica regione del Sud che ha trovato un efficiente governatore. Le altre regioni sono state coinvolte in inchieste della magistratura e accuse di clientelismo e malgoverno. La crisi economica globale è un ostacolo per il rinascita del Mezzogiorno, ma i fondi europei possono essere utilizzati per tutelare i ceti meno abbienti.
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