MONSIGNOR ALBERTO PIAZZI Chissà se la non giovane età così orgogliosamente ben portata deriva dalle sue inconfessate passioni sportive giovanili o se invece è la meritoria passione per codici e manoscritti a renderlo immune da ogni insidia anagrafica. Monsignor Alberto Piazzi siede dal 1983 nel modesto ma accogliente studio di prefetto della Biblioteca Capitolare, definita da Vittorio Messori «splendida trincea». Un'istituzione che risale al IV secolo, quando nacque come «scriptorium», ed è considerata la più antica d'Europa. Monsignore, perché scelsero proprio lei? Ero arciprete di Lonato da vent'anni. Prima ero stato curato e parroco a Vigasio. A Lonato la bellezza del duomo e la ricca storia della cittadina mi avevano fatto appassionare ai libri e alle ricerche religiose, storiche e eartistiche. Era interessante spiegare perché Lonato con altre 25 parrocchie bresciane appartenesse alla diocesi di Verona fin dal quinto secolo. Ero anche entrato nel prestigioso Ateneo di Brescia. Studiavo di notte, ma non mi riconoscevo alcuna competenza specifica. Mi chiedo ancora perché il vescovo Giuseppe Amari scelse proprio me. Fui nominato nel capitolo dei canonici che mi elessero prefetto della Biblioteca a scrutinio segreto. Il vescovo mi fece anche presidente della commissione diocesana per l'arte sacra. Avevo rapporti con Soprintendenze e altri enti e dovetti mettermi a studiare sul serio. Successe a monsignor Mario Peruzzi. Quali altri prefetti della Capitolare ricorda? Tutti hanno dato molto. Ricordo volentieri monsignor Giuseppe Turrini che tra l'altro, con monsignor Giuseppe Manzini aveva contribuito a far nascere in me la vocazione di prete. Monsignor Turrini recuperò e ripulì dai residui di fango undicimila pergamene dell'archivio storico della Capitolare (che risale al 700 ed è il più antico d'Italia) che erano state sommerse dalla piena dell'Adige del 1882. È stato eroico l'impegno dei miei predecessori, come umile e meritoria è l'opera della decina di volontari che abbiamo qui, oltre al vice direttore don Giuseppe Zivelonghi e a tutti i collaboratori. Parlo in particolare di Francesco e Renata Graziani, che con altissima competenza e smisurata dedizione si occupano da cinquant'anni del laboratorio di restauro e rilegatura di codici e documenti. Qual è il patrimonio della Biblioteca? Abbiamo circa 90 mila volumi in deposito del periodo medievalista, più altri di acqusizione più recente, poi 1.200 manoscritti, 245 incunaboli, 2.500 cinquecentine, 2.800 seicentine. La catalogazione è sempre in corso. Su quali finanziamenti contate? Siamo perennemente in difficoltà. Da quando non c'è più la legge regionale che ci assegnava un contributo cospicuo, dipendiamo da piccoli contributi di enti e istituzioni. Eppure la Capitolare cresce in spazio, patrimonio, servizi, iniziative. Se si guardano le foto di come era ridotta la Biblioteca dopo il bombardamento del gennaio 1945, si capisce il lavoro di ricostruzione fatto da monsignor Turrrini. Poi abbiamo eseguito interventi di ampliamento. Oggi ci sono 33 sale e lo spazio è raddoppiato. Recentemente abbiamo anche realizzato il museo canonicale. Garantire l'attività della Capitolare significa non solo conservare, proteggere, recuperare codici e pergamene; significa anche metterli a disposizione per la consultazione di studiosi che arrivano da tutto il mondo, significa tenere i rapporti istituzionali, incrementare i nostro patrimonio con nuove acquisizioni. Lei ha iniziato anche un'azione di apertura, di divulgazione. È stata un'indicazione del vescovo. È giusto essere aperti alla città. Oltre a studiosi, accademici, professori e studenti che vengono per la tesi di laurea, ci sono molte scolaresche e comitive in visita guidata. Apriamo alla gente, senza offendere la sacralità del luogo e senza ledere il prestigio della nostra istituzione. Lo scriptorium fu voluto da San Zeno e quindi è patrimonio di Verona. E attraverso la storia della Capitolare si capisce la storia della nostra città e anche quella d'Italia e d'Europa. Qual è il codice più prezioso che conservate? Ce ne sono molti preziosi, e famosi. Come il codice VI Evangeliarium purpureum del V secolo che secondo il Maffei «non è secondo a nessuno per antichità e bellezza». Poi c'è il Sulpicius Severus, Vita Beati Martini ed alia, redatto nell'agosto 517 dall'amanuense Ursicino, il primo documento che attesta l'esistenza dello scriptorium. E ovviamente il Breviarum Mozarabicum che contiene sul margine un'annotazione anonima, il cosiddetto «indovinello veronese», considerata la prima espressione in lingua volgare in Italia. Oltre al Maffei sono stati molti i frequentatori e visitatori illustri della Capitolare. Volle visitarla anche Papa Giovanni Paolo Secondo nella sua venuta a Verona nel 1988. La consultò assiduamente Petrarca, che difatti dimorò a Verona per lunghi periodi. La visitò quasi certamente anche Dante, visto che in quel tempo la Biblioteca era vicina alla chiesa di Sant'Elena, dove il Poeta pronunciò la celebre «Questio de aqua et terra». Quanto al Maffei, che dopo il ritorno da Roma quasi consumò la sua vita studiando i codici della Capitolare, stiamo ora allestendo una mostra per ricordarne la figura e l'opera. Oltre alle insidie del tempo, delle guerre e delle alluvioni e incendi, la Capitolare ha subito depredazioni e ruberie. Come è testimoniato, fu risparmiata dai Barbari, ma non dalla brama di Napoleone. Oltre a spogliare la città di numerose grandi opere di valore storico e artistico, il generale Augereau si portò via 36 codici tra i più preziosi. Solo nel 1816, grazie all'interessamento dell'Imperatore d'Austria, i codici tornarono indietro, col timbro «Bibliothèque Nationale», tranne uno che per sbaglio finì a Monza. Ci sono tanti modi di svolgere il sacerdozio: si sente un privilegiato? Mi ritengo fortunato e sono consapevole dei miei limiti culturali. Sono ignorante ma animato dalla curiosità e stimolato da molti interessi verso la conoscenza.
VERONA - L'umile custode dei preziosi codici della Capitolare
Monsignor Alberto Piazzi è stato prefetto della Biblioteca Capitolare di Verona dal 1983. La biblioteca, fondata nel IV secolo, è considerata la più antica d'Europa. Piazzì ha iniziato la sua carriera come arciprete di Lonato e successivamente è stato nominato prefetto della Biblioteca Capitolare. Ha lavorato per recuperare e restaurare i codici e manoscritti della biblioteca, che contengono opere storiche e artistiche. La biblioteca ha subito diverse difficoltà, tra cui la perdita di codici durante le guerre e le alluvioni. Piazzì ha lavorato per aprire la biblioteca alla città e ha promosso la divulgazione della sua collezione. La biblioteca conserva circa 90 mila volumi e 1.
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