Parte il progetto per incominciare a recuperare il monumento. Stanziati 130 mila euro per la fase iniziale Apre il cantiere per studiare i criteri del futuro restauro Il monumento minacciato da traffico e vegetazione Conoscere a fondo il ponte visconteo per poter intervenire con un progetto di restauro efficace e rispettoso dell'importanza del manufatto. È questo lo scopo di un progetto pilota del valore di 130 mila euro (il 45 per cento dei fondi provengono dalla Regione, il resto li metterà il Comune) che vedrà coinvolte la Sovrintendenza, l'Università Iuav di Venezia e quella di Nova Gorica. «È uno degli sbocchi», afferma il sindaco Albino Pezzini, «della collaborazione attivata con facoltà di architettura di prestigio che prevede anche una analisi delle risorse culturali del territorio e la stesura di proposte che portino fondi nazionali ed internazionali. Si procederà restaurando una porzione minima che servirà ad individuare le modalità d'intervento e a proiettare su una scala maggiore i costi preventivabili». Il sindaco è determinato a far partire questo cantiere prima di terminare il suo mandato. Il progetto, che ha già avuto un'approvazione di massima della Sovrintendenza, verrà diretto dall'architetto villafranchese Giorgia Strabbioli che conosce bene il ponte visconteo fin da quando ne fece oggetto di studio per la sua tesi di laurea, approfondita poi con un master sulla tecnica antisismica. «Nel degrado evidente del ponte visconteo (basti pensare al continuo abbassamento delle mura)», dichiara Giorgia Strabbioli, «ci sono tante componenti, dal traffico veicolare all'immersione in acqua ed alla presenza di vegetazione infestante. Una volta realizzato un modello d'intervento, lo si potrà ripropoporre, visto che il ponte è una struttura seriale a moduli. Certo, bisognerà tener presente anche quali potrebbero essere gli effetti di un evento sismico visto che la nuova normativa del 2003 (che ha riclassificato Valeggio, collocandolo in zona 3, a bassa intensità) chiede di mettere in sicurezza le opere strategiche ed il ponte lo è di sicuro». Giorgia Strabbioli si sofferma poi su altre due delicate questioni: la vegetazione infestante e la necessità di raccogliere fondi a largo raggio per un intervento generale che raggiungerebbe costi a tanti zeri. «Per la vegetazione», rileva l'architetto, «servirà un progetto specifico perché questa da una parte concorre al degrado, dall'altra ha preservato alcuni elementi, come si vede ad esempio da un merlo che è stato inglobato e così tutelato. Sicuramente un'architettura militare e di ingegneria idraulica del tardo medioevo come questa, unica a livello europeo, merita un'occhio di riguardo anche nei finanziamenti». Del resto lo stesso World monuments fund (Wmf), istituzione privata americana che ogni due anni produce una lista dei monumenti a rischio per incuria, guerre, sviluppo urbano ed industriale incontrollato, aveva inserito il ponte visconteo nella lista dei 100 monumenti da salvare a livello mondiale perché in grave pericolo. Il fatto che sia esposto ai rischi del traffico è dimostrato dall'incidente avvenuto a settembre scorso, quando un trattore urtò il parapetto del ponte danneggiandolo.