Lannuncio Assegnato il secondo lotto di lavori: 25 metri di sabbia per coprire lamianto finito in mare. La consegna prevista a settembre 2009 I costruttori al Comune nel 2005: abbattiamo i palazzi in cambio dei terreni. Emiliano: cera stata la confisca Torre Quetta, riparte la bonifica della spiaggia Lipotesi fu avanzata dodici mesi prima che gli edifici fossero abbattuti "Rivangare il passato non serve - dice il sindaco - Non avevamo altra scelta" Con il senno poi, tutti dicono che la sentenza della Corte europea dei diritti delluomo si poteva evitare. Il provvedimento che ha sancito lingiusta confisca delle aree di Punta Perotti e il diritto dei costruttori di essere risarciti ha fatto ritornare improvvisamente attuale una proposta di transazione che la Sud Fondi, società del gruppo Matarrese, presentò al Comune il 25 marzo 2005. In pratica, dodici mesi prima che i palazzi fossero abbattuti. Partendo dalla restituzione delle aree, gli ex proprietari si dicevano disponibili a rinunciare alle azioni legali e realizzare edifici da cedere in parte al Comune. Non se ne fece nulla. «Quella proposta - spiega il sindaco Michele Emiliano - non poteva essere accettata perché i Matarrese pretendevano la restituzione dei terreni, di cui, per effetto della sentenza della Corte di Cassazione, il Comune era diventato proprietario». Fra le forze politiche, soprattutto di opposizione, si fa sempre più strada lopinione che fu unoccasione perduta. Quella della Sud Fondi - viene fatto notare - era una proposta che, letta alla luce della sentenza della Corte di Strasburgo, sembrava equa e sensata. In cambio della restituzione delle aree, i proprietari chiedevano al Comune di approvare «un piano attuativo pubblico elaborato sulla scorta di uno studio preliminare concertato» e si dicevano disposti a demolire in tutto o in parte i palazzi a proprie spese. Il gruppo Matarrese si impegnava inoltre a rinunciare a tutte le controversie pendenti e a farsi carico anche del contenzioso avviato contro il Comune da coloro che avevano già comprato casa a Punta Perotti. La stessa impresa si sarebbe fatta carico di realizzare e cedere al Comune opere pubbliche, oltre che tutte le urbanizzazioni. Anche lamministrazione comunale, attraverso la ripartizione Avvocatura, aveva messo a punto una proposta di transazione: più che restituite, le aree sarebbero state date in permuta alle imprese, che avrebbero demolito i palazzi e realizzato cubature da cedere al Comune. Adesso cè chi dice che la demolizione fu una scelta politica. Il sindaco Michele Emiliano allarga le braccia. «Rivangare il passato non serve - dice - Non avevamo scelta. La sentenza della Corte europea stabilisce che le imprese hanno diritto ad un risarcimento. Per questo si può lavorare ad un accordo che sia utile al ridisegno della città». Di restituire le aree di Punta Perotti, che sono entrate nel patrimonio del Comune, non se parla. «Lo escludo categoricamente - sottolinea Emiliano - Anche se lo Stato dovesse pensare ad unipotesi del genere il Comune si opporrebbe perché sono un simbolo. Non credo che ci sarà un risarcimento in denaro. Solitamente in questi casi lo Stato trasferisce beni del proprio patrimonio. Per Punta Perotti potrebbe essere una caserma. In questa operazione potrebbe inserirsi il Comune. Siamo alla vigilia della redazione del nuovo Piano regolatore: laccordo fra pubblico e privato può aiutare a individuare nuovi indirizzi di sviluppo armonico, ordinato e sostenibile, spostando interessi su aree cedute dallo Stato».
BARI - Punta Perotti e la soluzione sfumata "Il patto Matarrese era inattuabile"
Il Comune di Torre Quetta ha assegnato il secondo lotto di lavori per la bonifica della spiaggia di Punta Perotti. La consegna prevista è per settembre 2009. La decisione è stata presa dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha stabilito che le imprese abbiano diritto ad un risarcimento per la confisca delle aree. Il sindaco Michele Emiliano ha spiegato che la decisione non era una scelta politica, ma una necessità. La proposta di transazione presentata dalla società Sud Fondi nel 2005, che prevedeva la restituzione delle aree e la realizzazione di opere pubbliche, non è stata accettata.
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