Nel secolo dei lumi fu una corsa tra gli aristocratici al lusso : scale scenografiche piante esotiche, fontane magiche e tessuti preziosi. Ci sono le dimore nobiliari edificate dentro la città di Palermo, per raccontare del prestigio, dei fasti, del potere; e ci sono poi quelle, altrettanto emblematiche nel narrare strutture sociali e culturali, che venivano costruite fuori dalle mura cittadine: nate, inizialmente, per dar modo ai loro ricchi proprietari di sfuggire alla calura estiva, erano poi diventate altrettanto importanti e simbolicamente rilevanti. Alle ville nobiliari sono dedicati i due corposi volumi raccolti con il titolo "Repertorio delle Dimore Nobili e Notabili nella Sicilia del XVIII secolo", che verranno presentati oggi pomeriggio alle 17,30 nella sala Gialla di Palazzo Reale, alla presenza degli autori, lantropologa Rita Cedrini e Giovanni Tortorici Montaperto di Raffadali, presidente dellassociazione Dimore storiche siciliane. Saranno inoltre presenti larchitetto Maurizio Di Stefano, presidente Icomos Italia, il professore Aurelio Rigoli, il presidente dellArs Francesco Cascio, lassessore ai Beni culturali Antonello Antinoro, Rosselli Del Turco per lassociazione Dimore storiche italiane, i professori Ennio Cardone, vicario dellUniversità, e il preside della facoltà di Architettura, Angelo Milone. Tra affreschi e sontuose architetture, ardite soluzioni formali e preziose decorazioni, ecco delinearsi delle vere e proprie oasi con giardini che profumano di piante esotiche, saloni dalle scale scenografiche, broccati intessuti di motivi floreali alle pareti, tappeti di mattonelle dipinte e lucenti. Certo è che, attraverso queste «visioni» architettoniche, è possibile leggere una quotidianità - spesso dorata, è bene sottolineare - che faceva sì che la casa fosse al massimo grado lo specchio della persona che la abitava. Una lettura che segue una lettura doppia, da una parte antropologica, dallaltra architettonica, trovando spesso delle motivazioni convergenti. Il primo dei volumi è dedicato alle costruzioni realizzate dentro la città, il secondo è incentrato alle edificazioni «extra moenia», entrambi relativi al fermento edificatorio che caratterizzò la Sicilia nel Settecento, e con motivazioni differenti. Nella parte orientale laccelerazione relativa agli edifici era dovuta al devastante terremoto della fine del Seicento, mentre in quella occidentale per i doveri di rappresentanza, dato che di vicereame si trattava. A queste composite motivazioni si aggiunse il peso delle mode che giungeva dOltralpe, specie sulla scorta delle iniziative volte alla spettacolarizzazione volute da Re Sole e presto approdate in tutte le corti dEuropa, generando una gara sociale dai complessi risvolti. Arrivano così anche nellIsola le «smanie per la villeggiatura», che influenzano i nobili siciliani. Sedi deputate per organizzare sontuosi ricevimenti e spettacolari parate, ospitare macchine sceniche e costruzioni di architetture effimere, le «ville» della nobiltà - concentrate in particolar modo su Palermo - si sviluppano seguendo tre direttrici: la «Piana dei Colli», lo «Stradone» di Mezzomonreale e la campagna di Bagheria. Molte le curiosità, le ville e le architetture poco note o con caratteristiche particolari, dalle maioliche dipinte per dare lillusione di essere ricoperte da petali di rose, alle cafè-house concepite come dépendance per accogliere gli amici in visita, dai parametri assolutamente innovativi. A questa tipologia appartiene senza dubbio Villa Spinelli, oggi Trabia alle Terre Rosse, in via Salinas: caratterizzata da parterres geometrici con piantagioni di robinie e oleandri, alla fine del Settecento vede la casena rustica trasformata in grande villa suburbana con grande giardino; appartenuta poi a Giuseppe Lanza Branciforte, acquistata dal Comune nel 1980, è oggi uno dei polmoni verdi della città. Ben differente è oggi la situazione in un cui si trova Villa Pietratagliata: appartenuta ai Marassi, nobile famiglia di origine tedesca che nel 1685 con Giovan Battista ordina la costruzione delledificio, poi passata agli Alliata, nei primi decenni del Novecento smembrata in abitazioni popolari, che ancora lasciano spazio al bianco e ocra delle lesene. Sul lungomare di Romagnolo si trova Villa delle Favare, oggi Saporito, edificata da don Pietro Ugo marchese delle Favare; espropriata nel 1886 per la realizzazione della linea ferrata, poi abitata dai principi di Granatelli. A Santa Flavia cè villa San Marco, realizzata nel 1669 dal conte di San Marco; da un elenco del 1770, sappiamo che al suo interno si trovavano tre arazzi e trecentosessanta quadri. Si realizza un frantoio per macinare le olive degli uliveti di famiglia, oggi la villa è di proprietà degli eredi, i Camerata di Casalgismondo. A Santa Maria di Gesù particolarissima è la villa Trabia di Campofiorito, edificata dai Reggio: ancora oggi attraversando lagrumeto si scopre il «Ninfeo di Venere», settecentesca realizzazione di Paolo Amato, decorato con conchiglie e corredato da affreschi. A Bagheria, Villa Rammacca, oggi sulla statale 113, è un sontuoso edificio con balaustre di tufo dorato e maioliche, dagli interni dipinti con scorci di vedute. Nellultima parte del secondo volume si analizza con una propensione al dettaglio, tutto ciò che ruota attorno ai grandi edifici: ecco così le architetture dellacqua, ovvero le fontane, i «provvedimenti speciali» cioè gli ospedali e la ruota degli esposti, i mezzi di trasporto come portantine e carrozze, i fasti delleffimero barocco, fino alle tavola imbandite: a queste è dedicato il capitolo «Le architetture della tavola», con una interessante storia del cibo correlata al periodo storico e alle abitudini dei signori del tempo, tra tavole imbandite con argenti e festoni, conchiglie e preziose decorazioni. I volumi sono corredati da un ricchissimo apparato iconografico, tra riproduzioni di antichi dipinti, fotografi di interni, esterni e particolari degli edifici, riproduzioni di opere pittoriche e grafiche legate ai luoghi di cui si tratta, disegni architettonici che raccontano gli edifici senza trascurare alcun particolare.