NUORO. Beni culturali: 120 posti di lavoro a rischio in provincia di Nuoro. Mille in tutta l'isola. «Un mondo fatto di lavoratori precari, che da vent'anni a questa parte vanno avanti a suon di proroghe, di dodici mesi in dodici mesi». Lo sottolinea Peppino Paffi, assessore provinciale alla Cultura, al suo rientro da Cagliari, dove, martedì pomeriggio, ha incontrato (assieme ai suoi colleghi delle varie Province, più una sfilza di sindaci) l'assessore regionale Maria Antonietta Mongiu, mentre lungo via Roma risuonava l'esercito dei fischietti imbufaliti. Una protesta organizzata per contestare la riforma che avanza e soprattutto per chiedere un futuro certo e decente. Ossia: la stabilizzazione, una volta per tutte. «La stabilizzazione dei lavoratori delle cooperative che gestiscono i nostri siti archeologici e i musei, come pure quelli delle cooperative bibliotecarie e degli archivi, è un obiettivo che in Provincia - spiega Paffi - ci siamo posti tutti, maggioranza e minoranza assieme. Non a caso il relativo documento votato in Consiglio è stato approvato all'unanimità». Un obiettivo bipartisan, dunque. Il problema, tuttavia, è che la Regione non solo ha tentato di tagliare i fondi destinati ai beni culturali, ma all'orizzonte si prospetta anche un bando europeo per la gestione complessiva dei servizi nell'isola. Questo significa che il futuro degli operatori del settore è ancora più incerto. «Mentre noi e le altre sette province portavamo avanti una nostra proposta - continua l'assessore nuorese - abbiamo avuto la brutta sorpresa, e cioè una ulteriore proroga fino a settembre, con la copertura delle spese a carico della Regione, per il 90, anche se ha tentato di abbassarla al 75, e dei singoli Comuni interessati per il 10». A settembre, poi, scatta il termine di 60 giorni per indire la gara d'appalto europea. «Non voglio sollevare nessuna polemica, ma il sistema culturale Sardegna deve partire dal patrimonio già esistente in Sardegna - insiste Peppino Paffi -. Certo ci vuole un miglioramento, ma alla base di tutto rimane la stabilizzazione dei lavoratori precari». Per i quali le otto Province sarde si sono messe assieme già in tempi non sospetti (vista la campagna elettorale in corso). Le competenze in materia, infatti, erano state dirottate proprio verso gli enti intermedi. Intanto il piano di riordino era già cominciato all'epoca dell'assessore regionale Elisabetta Pilia. «Per aiutare Renato Soru abbiamo iniziato ad incontrarci e abbiamo così deciso di costituire otto Fondazioni pubbliche, una per Provincia. Gli otto presidenti, poi, avrebbero formato un Comitato regionale di gestione, da integrare con un comitato scientifico di esperti. La Provincia di Nuoro - chiude Paffi - ha avuto l'incarico di preparare uno Statuto valido per tutti, ma... ». Ma nel frattempo le cose sono cambiate. La crisi in Regione ha aperto le porte alle elezioni anticipate; questa l'unica certezza. Per tutto il resto, invece, si vedrà.