Recentemente la procura di Terni ha avviato un'inchiesta per indagare su eventuali tangenti per restauri di chiese e monumenti. Titoli incisivi della stampa hanno così commentato l'iniziativa giuridica: Roma, tangenti per restauri di chiese e monumenti (Corriere delle Sera, 6112008); Arte e mazzette l'inchiesta si allarga (Corriere dell'Umbria, 7112008); Sospesi i funzionari arrestati, (Corriere dell'Umbria, 9112008); Arte e Tangenti, linea dura del GIP (Corriere dell'Umbria 11112008). A Fabiano Ferrucci, docente di Restauro all'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo'", restauratore diplomato e specializzato presso l'Istituto Centrale del Restauro ( I.C.R.), laureato in Lettere Moderne con indirizzo Storico Artistico all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", abbiamo posto alcune domande. Attualmente chi può fregiarsi del titolo di restauratore dando concreta garanzia della qualità della sua preparazione in tale ambito? Difficile stabilire una linea di demarcazione ben definita. Ci sono le scuole storiche ministeriali (Istituto Centrale del Restauro a Roma; Opificio delle Pietre Dure a Firenze; Scuola del Mosaico di Ravenna), le cui capacità formative sono indiscusse. Purtroppo anni di assenza normativa hanno fatto sì che possa definirsi restauratore di beni culturali chi ha semplicemente eseguito operazioni meccaniche in qualche cantiere su monumenti, chi ha seguito lunghi iter formativi e chi ha gestito come imprenditore o direttore tecnico una ditta che ha operato negli anni passati sui monumenti, senza mai personalmente aver toccato un'opera d'arte. Il Nuovo Codice dei Beni Culturali del 2004 (integrato nel 2006 dal d.lgs. n. 156) sembra aprire un qualche spiraglio nel caos della formazione, se non mancassero purtroppo ancora i decreti attuativi. Il Codice condiziona il conseguimento della qualifica di restauratore alla frequenza di "scuole di alta formazione e di studio istituite ai sensi dell'art. 9 del d.lgs. 20 ottobre 1998, n. 368, nonché dai centri di cui al comma 11 e dagli altri soggetti pubblici e privati accreditati presso lo Stato". Sostanzialmente le scuole ministeriali storiche, le università ed anche nuovi soggetti pubblici e privati possono formare restauratori, purché i centri formativi siano accreditati presso lo Stato. I criteri di accreditamento (programmi didattici, caratteristiche del corpo docente, rapporto numerico allievidocenti, eccetera) sono però rimandati ai decreti attuativi, che tardano ad essere emanati. Questa fase di attesa dei decreti fa calare un vero e proprio "black out" sulla formazione dei restauratori in Italia. Il sistema di certificazione S.O.A. (Società Organismo d'Attestazione) sembrerebbe non garantire la qualità dei restauri in quanto parte delle imprese abilitate al restauro delle opere d'arte sono in realtà imprese di edilizia? Alla data del 10-10-2008, da dati desumibili dal sito dell'autorità di vigilanza, le imprese con qualifica OS2 (restauro opere d'arte e superfici decorate dei monumenti) valida sono 529 su tutto il territorio nazionale; 124 di queste hanno direttore tecnico con qualifica dichiarata diversa da quella di restauratore di beni culturali (ovvero architetto o ingegnere). Ad una lettera di richiesta di chiarimenti che l'A.R.I. (Associazione Restauratori d'Italia) aveva inviato all'Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici ed al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l'ufficio legislativo del ministero ha risposto con una nota che "sostanzialmente conferma la fondatezza dei timori rappresentati dall'associazione"(Prot. n. 19223 udc del 10-9-2007). Il problema di imprese che operano nel settore senza avere neanche il direttore tecnico restauratore esiste ed il Ministero ne è consapevole. Ma la situazione è ben più grave. Stando a quanto si apprende da un articolo pubblicato già nel 2003 su Edilizia e Territorio, che raccoglie la denuncia del presidente stesso dell'Autorità di Vigilanza sui lavori pubblici e del Procuratore nazionale antimafia: "I controlli a campione, che proseguono incessanti da parte dell'Autorità, continuano a mettere in luce, ciò che già gli operatori del settore avevano compreso: le irregolarità, le truffe, le falsificazioni hanno raggiunto proporzioni preoccupanti. L'ultimo allarme arriva dal procuratore nazionale antimafia ... che segnala la presenza nelle S.O.A. di infiltrazioni mafiose. La mafia starebbe utilizzando le società di attestazione per proteggere le proprie imprese ... Il primo nodo ... è ... questo: alle Soa arrivano certificati contraffatti, gonfiati negli importi o persino inventati di sana pianta ... A distanza di tre anni dall'avvio è ormai chiaro che il nuovo sistema non ha garantito filtri efficaci e dunque non è in grado di assicurare a pieno il corretto equilibrio del mercato" (Allarme Soa, il mercato è inquinato dai certificati falsi, Edilizia e Territorio, 1-6 dicembre 2003). A questo sistema di certificazione abbiamo demandato il ruolo di garantire chi può mettere le mani sul nostro patrimonio artistico! Lei sarebbe favorevole affinché venga promossa l'istituzione di un Albo dei Restauratori? E' da più di venti anni che se ne parla senza nessun risultato. Elemento di debolezza della categoria è stata sempre l'eterogeneità della formazione. In effetti gli elementi divergenti tra i restauratori hanno sempre prevalso su quelli aggreganti e l'albo non è mai stato partorito. Non credo che questa sia oggi la direzione giusta. Il sistema degli albi confligge con l'orientamento generale comunitario e, nella realtà italiana, rischierebbe di diventare un ennesimo strumento per gestire clientele e piccoli poteri ministeriali. E' importante ribadire che il restauro non è un semplice prodotto ma un processo che porta ad un risultato. Se la garanzia migliore di un processo è la selezione di chi lo progetta, di chi lo realizza e di chi lo dirige, allora la migliore garanzia nel restauro è una selezione accurata dei progettisti, delle ditte operanti sul mercato, dei direttori dei lavori e degli operatori, che sono alla base di tutto. E' oggi necessario, più di ieri, aprire un dibattito ad ampio raggio, tra tutti coloro che hanno a cuore il patrimonio culturale, intorno alle competenze necessarie a chi è chiamato nell'ufficio di progettazione e di direzione lavori, sui criteri della selezione d'impresa, sulla formazione degli operatori, per garantire -con leggi migliori- la qualità del restauro, che è il momento più rischioso nella vita dell'opera d'arte.
Restauro e tangenti: Intervista a Fabiano Ferrucci
La procura di Terni ha avviato un'inchiesta per indagare su eventuali tangenti per restauri di chiese e monumenti. Il problema della formazione dei restauratori è stato sollevato da Fabiano Ferrucci, docente di Restauro all'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo'". Ferrucci sostiene che la mancanza di una normativa chiara sulla formazione dei restauratori ha portato a una situazione in cui chiunque possa definirsi restauratore, indipendentemente dalla sua formazione o esperienza. Il Nuovo Codice dei Beni Culturali del 2004 ha aperto un spiraglio nel caos della formazione, ma i decreti attuativi sono ancora in attesa di essere emanati. Il sistema di certificazione S.O.A.
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