C' è addirittura chi sostiene che la pubblicità sia l'unica forma d'arte dei nostri tempi. Anche senza arrivare a tanto (e senza entrare nel merito della vicenda dei permessi mancanti per cui ieri è arrivato l'alt del Comune), l'idea di finanziare la manutenzione della facciata del corridoio vasariano con la concessione di spazi pubblicitari sui ponteggi sembra accettabile. Basta girare un po' nelle capitali europee per trovare iniziative simili. Molti fiorentini avranno però già storto la bocca, argomentando che stiamo parlando di uno dei luoghi più esclusivi al mondo, forse il più emblematico della città. Il rischio di Firenze è proprio quello di fare come certi aristocratici, che per non venire a compromessi con stili di vita e modi di fare non consoni al loro blasone si nascondono dietro una consunzione fiera ma inefficace. La gestione del patrimonio artistico e culturale è costosissima, ancor di più in una città dove quasi ogni angolo presenta capolavori e chicche del tempo. Specialmente in periodi di recessione, non si può certo pensare che si possano trovare risorse adeguate per tener testa a tutto. Certo spesso, quando si scopre come sono spesi i denari pubblici, non manca lo sgomento per priorità a dir poco bizzarre. Ma piuttosto che stracciarsi le vesti sarebbe meglio interrogarsi su un problema più grosso: la difficoltà del mondo della cultura a reperire finanziamenti privati. Una difficoltà dietro la quale è rintracciabile ancora una volta la convinzione che l'arte non vada mischiata con i denari, con la volgarità del mercato e degli affari e che produce come conseguenza la mancanza di un disegno organico di gestione del patrimonio secondo logiche di marketing. Si stenta a credere che non si siano trovati 185 mila euro di sponsorizzazioni per il corridoio vasariano. Probabilmente non si è organizzati per sapere come e dove chiederli, magari anche fuori Firenze. Il finanziamento della cultura attraverso i privati non vuol dire andare con il cappello in mano da un po' di amici munifici e interessati, bensì dotarsi di management e strutture che sappiano conciliare tutela e valorizzazione del patrimonio culturale in un unico disegno alto, in cui la vendibilità non sia vista come bestemmia, bensì un valore aggiunto declinabile in vari modi, dal merchandising al fundraising. Firenze potrebbe e dovrebbe diventare leader nel mondo nella capacità d'attrarre finanziamenti per l'arte e la cultura. Un buon compitino