Il ritorno alle radici è un ritorno all'autenticità, agli affetti viscerali e primitivi, alle abitudini che hanno plasmato gli spazi, agli oggetti che in quegli spazi avevano preso vita. La casa è la scatola. Che contiene tutto e tutto racconta. Anche senza parole, con i suoi pieni e i suoi vuoti, le sue luci e le sue ombre. Giorgio Morandi finalmente è tornato a casa. La sua più raffinata opera d'arte, il «giocattolo » dove sperimentare le potenzialità della luce, la fonte della sua ispirazione, la culla, l'atelier, che da oggi al 26 gennaio sarà aperto al pubblico (a gruppi di massimo 4o persone) in occasione di Arte Fiera. E che sarà normalmente visitabile da settembre, quando verrà inaugurato il centro studi dedicato all'artista. Con un inedito che farà gola agli studiosi dell'arte e che probabilmente, come anticipa il presidente del Mambo Gianfranco Maraniello, finirà in una pubblicazione: la parte (inedita e segreta) del carteggio fra Arcangeli e Morandi che racconta l'altra verità, quella di Morandi. Un «tesoro» che, insieme a lettere, quadri, mobili, fotografie, tornerà nel luogo da cui il pittore non si era mai spostato per cinquant'anni, da quel grande appartamento al primo piano di via Fondazza 36 condiviso con le sorelle, che avrà una seconda vita grazie all'allestimento di Iosa Ghini e il sostegno economico di Comune e Unindustria. Per sè il pittore aveva scelto la stanza con la luce migliore, quella rivolta a est e affacciata sul giardino interno, dove dormiva e dipingeva. Che è anche l'unica stanza che per ora è stata ricostruita fedelmente, con l'aiuto delle fotografie di Gianni Berengo Gardin (pubblicate nel volume «Giorgio Morandi's Studio», Charta editore) e delle indicazioni di Carlo Zucchini, amico di famiglia al quale Maria Teresa Morandi, dopo la morte del fratello, donò la maggior parte degli oggetti appartenuti al pittore. «Mi diede tutto quel materiale racconta Zucchini e mi disse di farne buon uso: io dono tutto alla città perché venga risistemato com'era. Molti documenti privati di Morandi non ho mai avuto nemmeno il coraggio di leggerli, lo farà chi ha gli strumenti per capirli e per tradurli con poesia». Perché l'opera di Morandi era poesia. Ed erano poesia quegli oggetti che oggi si possono osservare (sotto vetro) nella loro disposizione originaria: pennelli, tele, i due cappelli e la giacca sporca di pittura appoggiati sulla sedia, un ferro di cavallo e un cornetto appesi alla parete, una caffettiera napoletana, le scatole dei biscotti usate per conservare le tempere, i cavalletti e il rametto di ulivo di chissà quale Pasqua. Il «quadro » è stato ricomposto e presto tornerà tutto il resto: la stanza da letto, il «ripostiglio» con la famosa chitarrina e la trombetta, e poi le tele di Rembrandt, Pissarro, Ingres, Colantonio, Crespi. Le opere nell'opera della sua casa. «Questa non era una casa facilmente accessibile ha raccontato ieri durante l'inaugurazione il presidente del Mambo, Lorenzo Sassoli De' Bianchi : persino il compositore Igor Stravinskij tentò di entrare qui per due volte, ma fu lasciato fuori dallo stesso Morandi, perché troppo impegnato sulle sue tele». Perché Morandi era un artista rigoroso. E visitare la sua casa racconterà molto della sua arte e della sua vita. «Al di là degli steccati politici ha ammesso il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro il Comune, riacquistando casa Morandi, ha lavorato molto bene per difendere la propria identità ». Il che è stato possibile, sottolinea il sindaco Sergio Cofferati, grazie alla collaborazione tra pubblico e privato. «Volevamo lasciare un segno concreto dell'appartanenza degli industriali alla città ha spiegato ieri il presidente di Unindustria Gaetano Maccaferri e il progetto di casa Morandi rispondeva a questo proposito e alla volontà che la cultura rivesta un ruolo sempre più importante anche per le imprese». Da casa Morandi, poi, le autorità ieri pomeriggio si sono spostate all'ex Forno del pane per vedere in anteprima la mostra dedicata al pittore bolognese. E lì, davanti alle tele dell'artista, Sassoli De' Bianchi, Cofferati, il sottosegretario Giro e Maraniello hanno sottolineato come l'esposizione, che ha avuto tanto successo a New York, sancisce la sfida vinta dal Mambo. E vinta da Morandi, il bolognese che Bologna non l'aveva mai lasciata. E che adesso è tornato a casa dall'America. In via Fondazza 36.